Roma, 28 lug – In un’estate dove non si fa altro che parlare di emergenza climatica e in cui si invocano piogge e frescura, nuove straordinarie scoperte archeologiche ci riportano a ere lontanissime. Quando gli esseri viventi vivevano tra i ghiacci dell’era glaciale. Tra questi, stando alle ultime scoperte, vi sarebbero stati anche alcuni nostri remoti antenati.

Secondo una dichiarazione rilasciata dalla Cornell University, un team di ricercatori guidato dall’archeologo Cornell Thomas Urban, ha identificato 88 impronte umane risalenti all’era glaciale. La scoperta è avvenuta sulle saline dello Utah Testing and Training Range dell’Air Force. Si tratta di una vastissima area di test e addestramento militare, situata nel deserto occidentale dello Utah, a circa 80 miglia a ovest di Salt Lake City. UTTR è attualmente il più grande blocco contiguo di spazio aereo limitato autorizzato supersonico.

Impronte dell’era glaciale

Dopo aver individuato due binari di orme ben visibili, Urban ha utilizzato un radar che penetra nel terreno. L’attrezzo ha allora rivelato molte altre “tracce fantasma”, alcune delle quali sono state impegnate dagli scavi degli archeologi. Il membro del team, Daron Duke, del Far Western Anthropological Research Group, ha affermato che queste impronte appartenevano ad adulti e bambini scalzi di età compresa tra i cinque e i 12 anni. Il periodo della loro traversata è quasi certamente riferibile all’era glaciale.

La fuga dalla glaciazione

Avevano camminato attraverso acque poco profonde e, gli strati di fango sotto la sabbia, hanno conservato intatte le loro impronte fino a noi. Poiché, da almeno 10.000 anni non ci sono state le condizioni meteorologiche per ottenere zone umide in questa parte del deserto del Great Salt Lake, ha spiegato Duke, i ricercatori ritengono che le impronte possano avere più di 12.000 anni.

Le orme in New Messico

Il White Sands National Park, sul bacino di Tularosa, nel New Mexico meridionale, ha la più grande collezione al mondo di impronte fossili dell’era glaciale. Conta centinaia di migliaia di reperti. Per diversi anni, un team di archeologi, geografi, geologi, scienziati ambientali e membri della tribù locale, hanno lavorato per trovare e analizzare quante più impronte possibili.

Orme dei primi nativi americani?

Nessuno sa chi fossero i primi tracciatori umani o se fossero geneticamente imparentati con i gruppi di nativi che popolano oggi la regione. Recenti scoperte suggeriscono che le persone hanno attraversato queste terre molto prima di quanto comunemente pensassero gli scienziati.

L’uomo nell’era glaciale

Nel 2019, i ricercatori hanno trovato tracce umane tra strati di sedimenti, contenenti semi di una pianta acquatica che cresceva intorno all’antico lago del New Mexico. La scoperta ha presentato una rara opportunità. Gli scienziati hanno potuto infatti datare al radiocarbonio i semi per ricavare un’età approssimativa delle impronte. I risultati, hanno confermato la presenza di esseri umani, presenti in zona tra i 23.000 e i 21.000 anni fa. Durante l’era glaciale. Era un periodo in cui gran parte del moderno Nord America era sotto il ghiaccio.

Un dilemma ancora senza risposta

Questa scoperta ha riportato in auge vecchi interrogativi su come e quando le persone hanno abitato per la prima volta il continente. Se le date sono corrette, confuterebbero una teoria diffusa secondo cui gli esseri umani sono arrivati ​​migliaia di anni dopo, verso la fine dell’era glaciale.

Andrea Bonazza

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