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Roma, 18 ott – Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, si vanta di aver varato una Legge di bilancio “niente lacrime e sangue”. La manovra finanziaria relativa al 2018 è in effetti priva di provvedimenti importanti e simbolici. Talmente povera di contenuti da far pensare che non si sia voluto eccedere per non compromettere ulteriormente i sondaggi pre elettorali.



Viene scongiurato l’aumento dell’Iva, e questa potrebbe tranquillamente essere presa come un’ottima notizia, peccato che ben tre quarti dell’intera manovra (15,7 miliardi su 20 complessivi) siano stati destinati per sospendere per un altro anno l’aumento dell’Imposta sul valore aggiunto e di altre tasse. Troppo fragile la ripresa economica per dar conto agli impegni economici che ci siamo assunti di fronte all’Ue. Per il 2018 sarà ancora così, poi a partire dal 1° gennaio 2019 l’Iva passerà dal 22% al 25%. La speranza è che per quella data l’economia italiana abbia ripreso a correre. Ma sarà una speranza sicuramente vana.

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Dei 15,7 miliardi necessari per scongiurare l’aumento dell’Iva, 3,5 miliardi sono tagli di spesa e 5,1 miliardi di entrate aggiuntive (ma grazie al nuovo condono fiscale dovuto alla rottamazione delle cartelle e delle liti fiscali si prevede di incassare complessivamente 6 miliardi e 200 milioni di euro). Il resto è un’area grigia che andrà riempita con tagli ai vari ministeri e altre entrate che non sono state specificate.

Sul piede di guerra è scesa soltanto Susanna Camusso, segretario della Cgil, che non gradisce lo status quo mantenuto da questa Legge di bilancio minacciando l’eventualità di uno sciopero generale. Ma si sa che can che abbaia non morde. Nello specifico la snella manovra prevede i consueti bonus da dare alle aziende che assumono giovani, innalzando l’asticella della fascia di età dai 29 anni ai 35, gli interventi di lotta alla povertà grazie all’ausilio degli assegni di inclusione sociale e gli 85 euro che questa volta andranno ai dipendenti statali.

Saranno inoltre previsti dei bonus fiscali per chi crea spazi verdi in città, mentre sono misteriosamente sparite dalla manovra gli aiuti alle aree terremotate – che avrebbero fatto lievitare e non di poco il saldo complessivo della Legge di bilancio – e il divieto di imporre bollette a 28 giorni per i servizi telefonici e televisivi, con buona pace di chi aveva già riempito di elogi i rappresentanti del Pd.

Il ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan auspica che nella prossima legislatura – ammesso che ci siano ancora loro al governo – ci possano essere le risorse finanziarie per apportare una riduzione dell’Irpef che grava sulle imprese come un zavorra. Insomma, le solite promesse non mantenute e i consueti bonus che una volta terminati i fondi riporteranno la situazione ai nastri di partenza con le aziende che smetteranno di assumere – o abusando come sempre dei contratti atipici – e con un tasso di disoccupazione che resterà sempre tra i più alti all’interno dell’eurozona.

Giuseppe Maneggio

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