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MaranVerona, 15 set – “Il Sig. Rolando Maran, allenatore del Chievo Verona, dopo la segnatura di un gol da parte della squadra avversaria, imprecando senza rivolgersi ad alcuno dei presenti, veniva, tuttavia, chiaramente inquadrato dalle riprese televisive mentre proferiva espressione blasfema”. Il giudice sportivo, Gerardo Mastrandrea, ha squalificato il tecnico dei clivensi, per un turno, in seguito ad una bestemmia scagliata verso il cielo durante la sfida tra i veronesi e la Lazio. L’allenatore sarà costretto ad assistere a Udinese-Chievo direttamente dalla tribuna.



Quando Stefan de Vrij, difensore biancoceleste, ha impattato la sfera di testa siglando la rete del pareggio, il trentino Maran si è lasciato andare ad uno sfogo, con lo sguardo rivolto verso il nulla. Bestemmiare è una pratica riprovevole e disdicevole, ma in questo caso siamo davanti ad una prassi ben più grave. Quella del Grande Fratello mediatico, quella del sorridi ci stanno spiando. Una telecamera fissata su di noi in ogni istante, una visione panoramica della nostre vite morbosa e alla ricerca del sensazionale. Ecco il sensazionale lo hanno trovato, ancora una volta. Ed allora squalifica e punizione, per redarguire le coscienze. Perché come detto lasciarsi andare ad imprecazioni verso l’altissimo è segno di mancanza di stile, ma spiare gli altri è ben più grave. Tra telecamere negli spogliatoi, telecamere in campo, telecamere a fine primo tempo, telecamere a fine partita, telecamere sugli spalti per giocare a calcio bisogna scendere sul rettangolo verde come impeccabili manichini, possibilmente senza nessun tipo di ideologia, vicenda Di Canio docet.

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Quelle stesse riprese che hanno montato un caso mediatico qualche anno fa intorno al compianto tecnico della Spagna, Luis Aragonés, che durante un allenamento per spronare José Antonio Reyes a fare meglio dell’allora suo compagno di squadra all’Arsenal Thierry Henry, definì l’attaccante francese un “negro di merda”. Al di là della compostezza o meno delle frasi e dell’atteggiamento, Aragonés fu ripreso in un momento d’intimità con il suo giocatore. Avvicinato con microfoni direzionali per creare polemica, per creare la notizia, per far parlare le anime belle bel pensiero boldriniano.

Caso simile a quello avvenuto tra Maurizio Sarri e Roberto Mancini, la scorsa annata durante la sfida tra Napoli ed Inter in Coppa Italia, quando l’allenatore partenopeo diede del “finocchio” al suo pari ruolo meneghino. Risse mediatiche, fiumi d’inchiostro e la richiesta di smentita e prostrazione davanti alla nazione. “Le parole sono importanti” disse, a ben donde, Nanni Moretti nel corso della pellicola Palombella Rossa, ma per il mondo odierno spiare e mettere in piazza le concezioni personali è vitale pratica dello scempio.

Lorenzo Cafarchio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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