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Marina Militare disarmataRoma, 17 feb – “La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi”. Quante volte si è sentita la famosa frase di Carl Von Clausewitz tratta dal tomo “Vom Kriege” (Della guerra) edito nel 1832; certamente la massima clausewitziana trova il suo senso nel significato più filosofico, come sintesi tra politica e guerra stessa e quindi scontro di volontà tra i popoli (e governanti), ma può anche essere letta in chiave più pratica: la guerra ha il suo linguaggio così come la politica, la guerra “parla” a chi la fa tramite il modo in cui la si fa, o tramite il modo in cui non la si fa.

Facendo un esempio pratico: durante la Seconda Guerra Mondiale tutte le nazioni belligeranti avevano nei loro arsenali le armi chimiche, il cui utilizzo non fu risparmiato durante la Prima Guerra Mondiale, ma nessun Paese le utilizzò (sebbene gli Alleati le avessero pronte all’uso come ricordano gli abitanti di Bari). Ancora. Le divisioni corazzate tedesche si fermarono a pochi km da Dunkerque nel 1940 quando avrebbero potuto annientare il corpo di spedizione inglese e lasciare l’Inghilterra praticamente senza un esercito. Tutti modi per comunicare qualcosa all’avversario, un tipo di linguaggio diverso a cavallo tra la politica e la guerra stessa.

Viceversa quando c’è pace, che non è un valore, ma solo una condizione transitoria più o meno durevole, il modo che ha uno Stato di pensare a come prepararsi alla guerra, quindi come organizza le sue forze armate, è un linguaggio che trasmette la volontà di un popolo e dei suoi governanti al mondo intero. In altre parole è la continuazione della guerra con altri mezzi in tempo di pace, parafrasando e ribaltando Clausewitz. In questo senso non solo è importante la qualità e la quantità degli armamenti, ma soprattutto la formazione dei quadri delle forze armate, le direttive che vengono date agli e dagli Stati Maggiori, le tipologie di intervento che si prevedono o che non si prevedono (la Regia Marina non prevedeva lo scontro notturno tra corazzate e quindi i nostri equipaggi e comandanti non erano addestrati per tale scopo, gli inglesi invece sì e lo capimmo a nostre spese quando ce ne fu l’occasione). Questo è valido in ogni tempo ed in ogni luogo.

Viviamo in un mondo dove la guerra non è un ricordo lontano nel tempo e dove il linguaggio bellico viene ancora usato da molte Nazioni: la Turchia minaccia di invadere la Siria, la Russia minaccia ritorsioni per il Donbass, le tensioni tra Corea del Nord e Corea del Sud sono ben note, gli Stati Uniti sconfinano in Cina e la Cina si prende delle isole che non le appartengono. Tutti questi sono sempre esempi di linguaggio bellico quando una vera e propria guerra non c’è: è appunto la continuazione della guerra con altri mezzi in tempo di pace. E noi? Un certo occidente la guerra è ancora capace di farla, sebbene da dopo il Viet-Nam si debba fare ricorso a perifrasi più o meno politicamente, e giuridicamente, corrette come “peace keeping” e “peace enforcing”. Anche qui però il linguaggio, quasi come se si avesse paura di pronunciare la parola guerra, prevede l’utilizzo del termine “pace”, ma ci sono ancora popoli, o realtà come l’Isis, che non hanno timore ad usare la parola “guerra” e anzi, la usano mettendola anche in pratica.

Veniamo ora all’Italia. Ormai viviamo in un periodo della nostra storia in cui dopo aver smantellato lentamente l’apparato militare a suon di tagli ai finanziamenti, stiamo smantellando anche i pilastri della formazione dei quadri che lo compongono. L’ultimo esempio è dato dal recente video della Marina Militare in cui ufficiali e marinai ballano al ritmo di una nota canzone (ad onor del vero l’esempio ci è stato fornito da oltre Atlantico ma non era un video ufficiale) ma è solo la punta dell’iceberg: campagne di reclutamento in inglese, interviste e fiction col patrocinio ufficiale dello Stato Maggiore in cui viene propugnato il concetto che il compito della Marina è quello di “salvare vite umane” e non quello di difendere i confini della Patria, e, come se non bastasse, Renzi che propone di assegnarle il Nobel per la pace per quanto sta facendo nel Mediterraneo in merito all’emergenza immigrati. Questa visione buonista e “umanista” si riflette anche nelle costruzioni navali: la Cavour oltre ad essere una portaerei ha capacità di posto avanzato di primo soccorso, i nuovi pattugliatori avranno la possibilità di montare dei moduli standard per operazioni umanitarie. Insomma l’accento viene sempre posto sulla possibilità della nostra Marina Militare di “fare la pace” invece di fare la guerra e, se da un lato crediamo che sia anche una mossa dello Stato Maggiore per raggranellare dalla politica qualche fondo per far fronte alla miseria in cui naviga (scusate il gioco di parole) la Forza Armata, dall’altro quello che è davvero difficile da sopportare è questa tendenza a voler a tutti i costi svilire le funzioni per le quali la Marina Militare è nata: difendere con le armi i confini e gli interessi dell’Italia sul mare.

A chi si arruola in Marina dovrebbe venire insegnato che è chiamato a tramandare l’eredità di Luigi Rizzo, di Nazario Sauro, degli incursori della X Mas, di Salvatore Todaro e di tanti altri che per difendere la Patria persero la vita coraggiosamente sul mare, non a pensare che il suo compito principale sia salvare vite: quello è il compito della Guardia Costiera, o della Croce Rossa. Il problema fondamentale infatti è questo: la Marina Militare è diventata una sorta di Croce Rossa sui mari, quando non addirittura un servizio di traghetti dal nord Africa; pertanto il Tenente Catia, che dice di “aver sposato il mare ma di lottare ogni giorno per sottrargli vite”, non ha sbagliato lavoro come sostiene una nota del sito dei congedati della Folgore, ha fatto benissimo ad arruolarsi in Marina stante quanto detto sino ad ora. Ad essere sbagliata è la Marina Militare stessa, ed è tempo di cambiarla.

Paolo Mauri

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13 Commenti

  1. Chi ha scritto questo articolo dimostra una rara incapacità di comprendere il mondo militare e le sue strategie. E’ bene sapere che se la Marina Militare è riuscita a far approvare una Legge Navale da 6 miliardi è perché ha chiamato delle Fregate (con spiccate capacità antinave, antiaeree e armamenti notevoli) come semplici “pattugliatori” e li ha spacciati come navi da soccorso. Questo lo ha fatto non perchè i nostri ammiragli sono stupidi,pacifinti,terzomondisti o altro ma perché sapevano che nessun politico avrebbe acconsentito a un investimento in riarmo: cogliere questa differenza è essenziale. Si costruiscono 10 “pattugliatori” 1 o 2 navi anfibie con capacità da portaerei (arma essenziale per distinguersi dalle altre marine), si studiano nuovi sommergibili, si potenziano gli incursori del COMSUBIN (eredi della X mas elogiata dal giornalista) e poi si fa passare il concetto che è tutto dualuse per soffocare le immancabili polemiche che le sacrosante spese per la difesa suscitano in questo paese.
    Paolo Mauri si informi in modo serio e cerchi di capire meglio di cosa sta parlando, ci sono fonti leggermente più affidabili dei congedati folgore e delle dichiarazioni di un tenente di vascello. Infine inglesismi e video vari non sono altro che un modo (forse un po’ impacciato) che la FA ha per farsi conoscere dalla ignorantissima opinione pubblica italiana, e se per suscitare un minimo di curiosità deve ridursi a fare queste pagliacciate..beh..poco male, meglio che cadere nell’oblio come è stato fino ad ora.

    Ps. Segnalo che il Corpo della Capitanerie di Porto- Guardia Costiera è un corpo appartenente alla Marina Militare, ergo la distinzione di compiti proposta è totalmente errata.

    • Buonasera, forse dovrebbe rileggere meglio l’articolo a cominciare dal titolo “Una Marina Militare disarmata, così vuole la POLITICA italiana” (la politica appunto) secondariamente entrando nel merito della capacità di comprendere il mondo militare e le sue strategie forse le è sfuggito il passaggio dove ho scritto “da un lato crediamo che sia anche una mossa dello Stato Maggiore per raggranellare dalla politica qualche fondo per far fronte alla miseria in cui naviga”, e come vede la sua critica oltre a essere gratuita dimostra anche che non ha ben compreso quanto scritto. Terzo, mi creda, la legge navale da lei tanto incensata è ben poca cosa rispetto a quella del 1975, ma, si dirà, o tempora o mores anche per l’ambito militare: tradotto, così mi capisce meglio, c’era la Guerra Fredda e c’era bisogno di svecchiare una flotta destinata a sparire, un po’ come adesso ma senza la Guerra Fredda. Da ultimo chi scrive è ben cosciente che la Guardia Costiera – Capitanerie di Porto (la dicitura Capitanerie di Porto è in disuso da quasi un vent’ennio restando solo come “pennant number” delle unità medie e sottili) e mi dispiace, ma le sue funzioni, sebbene il corpo dipenda ANCHE dalla MM (principalmente dipende dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti oltre che da quello della Difesa per le questioni operative) sono ben diverse da quella della MM, altrimenti non avrebbe ragione di esistere del resto. Queste funzioni si articolano principalmente in quelle di polizia giudiziaria, ambientale e, guardi un po’, in sicurezza della navigazione e soccorso in mare, funzioni queste ultime che la MM prevede solo in caso di emergenza. Saluti!

      • Una ultima cosa: la propaganda per l’arruolamento è figlia non solo dei tempi di oblio come sottolinea lei, ma è figlia della filosofia che ci governa. Se al posto delle pagliacciate e degli inglesismi si fosse fatta una campagna pubblicitaria imperniata sugli esempi da me riportati, sulle attività del Comsubin o del San Marco, per non parlare della componente aerea della MM, il tutto in chiave epica come ben sanno fare altre nazioni come Usa, Uk e Russia… forse non ci ritroveremmo con certi “tenenti” che si ritrovano a dire che si sono arruolati per “salvare vite umane”.

  2. Gentile Sig. Mauri,
    lei scrive che vi è una “tendenza a voler a tutti i costi svilire le funzioni per le quali la Marina Militare è nata: difendere con le armi i confini e gli interessi dell’Italia sul mare” questo è falso e sbagliato. Punto. Tra costruire una portaerei (IL Cavour: Navi militari sono maschili),conferendole anche una capacità di primo soccorso, e non costruirla proprio, è meglio la prima ipotesi. Idem per i PPA. Faccio poi notare due cosine che le sono sfuggite: 1) la bellicosità di una marina non si giudica dalle predisposizioni sanitarie delle navi (la US Navy ha delle intere navi ospedale con scafo bianco e croce rossa, noi in confronto abbiamo solo un mezzo ambulatorio…) 2) l’Italia è una PENISOLA soggetta a notevole rischio idrogeologico,sismico e vulcanico e avere mezzi attrezzati per far fronte a tali emergenze è un vantaggio anche abbastanza notevole. Avere una nave in grado di fornire acqua potabile, corrente elettrica, con un elicottero in grado di fare la spola tra la terra ferma e la nave è utile, più che per soccorrere i clandestini, per finalità di Protezione civile. Notare che questo non inficia la capacità bellica della nave(non aggiungo il container della CRI per rimuovere quello con i missili…).

    Venendo alla Legge Navale, non vi è nulla in comune con quella del 75 se non il nome, la filosofia è completamente diversa.

    Infine quella che lei chiama “propaganda” non è incentrata sulle interviste del TV Pellegrino e sul salvare vite umane, anche perché questo non riflette il piano di studi che poi gli allievi ufficiali svolgono in accademia e non sarebbe credibile ne utile arruolare persone che hanno frainteso il tipo di lavoro che andranno a svolgere. Oppure crede veramente che ci sia gente che vince il concorso accademia pensando di andare a fare il simil-bagnino? La MM mostra la parte umanitaria come anche quella prettamente militare (S.Marco,incursori,smg, aviazione navale ecc). Ecco come si addestrano i futuri ufficiali: http://www.marina.difesa.it/Notiziario-online/Pagine/20160209_sanmarco_allievi.aspx non è anche questa pubblicità?

    Ps. ribadisco che il “Corpo della capitanerie di Porto- Guardia Costiera” (si, si chiama così, non è una dicitura e non è assolutamente in disuso) è si dipendente dai Ministeri di Trasporti, Difesa, Ambiente, Pesca ecc ma APPARTIENE alla Marina Militare, ne fa proprio parte, non è solo una dipendenza funzionale.
    Così come il Comando Tutela Patrimonio Culturale DIPENDE dal Ministero della Cultura ma APPARTIENE ai Carabinieri e quindi alle FFAA, analogamente dalla Marina Militare dipendono (e appartengono) il corpo di stato maggiore, il corpo sanitario, il corpo delle capitanerie, il corpo del genio e delle armi navali. Ovviamente ogni corpo si occupa di cose differenti: un ufficiale sanitario non diventerà il comandante del Cavour e un ufficiale delle CP non si metterà a operare un soldato ferito. Rimane che fanno tutti parte della stessa FA.
    Le funzioni quindi sonno affidate alla MM che le esercita attraverso i suoi corpi, in particolare la polizia d’alto mare è esclusiva prerogativa del cincnav e non delle cp, per cui è ovvio che sia la flotta d’altura a effettuare la maggioranza delle operazioni di soccorso oltre le 12 miglia visto che i mezzi delle cp non lo consentono materialmente. Poi si può discutere sul fatto che sia più o meno giusto farlo, ma se va fatto (decisione politica, non del CaSMM) deve essere la MM a farlo senza che per questo sia considerata una FA che rinnega i suoi scopi e principi, tanto meno la sua storia.

    • Buongiorno, cominciamo dalle ultime sue considerazioni sulle funzioni della GC-CP: sì come ho detto dipende dal Ministero della Difesa e dalla MM ma i compiti per i quali nasce sono diversi, e qui si sta parlando appunto di compiti non di dipendenze. Un ufficale del Noe non si occuperà delle indagini scientifiche che sono compito del Ris e viceversa. Le funzioni quindi sono sì affidate alla MM ma delegate alla GC-CP che ha a disposizione anche mezzi di altura per operare oltre le 12 miglia della acque nazionali.
      Venendo alla propaganda è altresì vero che viene fatto lo spot delle attività prettamente militari ma le mie considerazioni dell’articolo vengono fatte sul peso che ne viene dato, un peso che come ho detto ha fine politico: non mi risulta siano state fatte fiction sul San Marco o sul Goi, sulla MM che salva immigrati in mare sì tanto da portare a interviste e dichiarazioni come quella del Ten. Catia, e questo è un dato di fatto incontrovertibile. Come dicevo viviamo nei nostri tempi e l’agenda della FA è dettata dalla politica che vuole e deve, per tornaconti che non intendo approfondire qui, sottolineare più l’aspetto umanitario piuttosto che quello militare (in questo senso va letto il pezzo dove sostengo lo svilire le funzioni della MM). E’ un modus operandi che vale anche per le altre FFAA non solo per la MM.
      So benissimo quali siano i rischi del ns. territorio, avendoli studiati a livello universitario, ma ritengo che il suo esempio sulle navi ospedale americane sia più calzante a favore della mia tesi: una nave ospedale americana, o inglese, francese è adibita solo a quello. Le nostre no, vuoi per l’annosa mancanza di fondi o per una questione politica; occorre quindi farsi domande su questo aspetto.
      La bellicosità di una FA è altresì vero che non si valuta sulle possibilità sanitarie che un corpo offre, ma, se ha letto e compreso bene l’incipit dell’articolo, il messaggio che ne dà all’estero ponendo l’accento solo su questo aspetto è totalmente sbagliato.
      In realtà la Legge Navale del 1975 partiva da molti presupposti, tra cui la necessità di svecchiare la flotta e renderla idonea al mutare degli scenari internazionali, medesimo presupposto che ha portato alla “leggina” di questi anni (si legga le considerazioni di Patrizio Rapalino nel libro “Dalle Alpi all’alto mare”).
      Per quanto riguarda la sua considerazione di partenza, ovvero che sia sbagliato il fatto che il compito della MM sia di difendere gli interessi e i confini dell’Italia sul mare, se avesse ragione lei la missione “Atalanta” per la protezione dei traffici commerciali non avrebbe avuto ragione di esistere, così come altre.
      Ho abbastanza contatti diretti con l’ambiente militare per scrivere sensatamente certi dubbi e perplessità, che spesso e volentieri sono condivisi dallo stesso sebbene sottaciuti per opportunità politica.
      Ho usato “la Cavour” come contrazione di “la portaerei Cavour”, e così fanno anche altri giornalisti dell’ambiente militare, sebbene io sia a conoscenza che sul sito ufficiale e nella terminologia della MM tutte le navi siano maschili.
      Mi permetta ora di farle una critica personale: il mio articolo è stato volutamente provocatorio sebbene, leggendolo attentamente, traspaia il concetto che la colpa non sia dello Stato Maggiore Marina per la condizione in cui versa, bensì della direzione politica, ed è assolutamente normale che influisca sulle decisioni e i compiti delle FFAA, così come detto sempre all’inizio del mio articolo. Forse prima di sparare a zero e difendere a spada tratta la MM, che peraltro ho sempre cercato di difendere nei miei numerosi articoli su questo quotidiano ponendo in luce come sia ostaggio della scarsità di finanziamenti e di una certa filosofia dei nostri governanti, dovrebbe cercare di porsi in un’altra ottica, appunto per cercare di cambiare le cose: la divulgazione di certi argomenti delicati è importante affinché si ricostituisca una coscienza civile e patria che recuperi i valori che anche lei ha sottolineato.
      Buona giornata!

  3. Sul primo punto vedo che ora siamo d’accordo: corpi diversi della stessa amministrazione svolgono ruoli affidati all’amministrazione contribuendo secondo le necessità (le unità d’altura della cp sono 3…). Sul fatto poi che si dovrebbe dare maggiore risalto alle attività militari della MM sono d’accordo, ma sottolineo che i documentari vari (vedi catia) non sono realizzati dalla Marina ma da altri (rai, corriere ecc che hanno per altro censurato l’unica parte del documentario in cui si parlava di difesa e si sparava, quindi la critica va fatta a loro non certo alla MM). Rimane che alle FFAA è dedicato poco spazio dai media (al più: https://www.youtube.com/watch?v=KFI3EoS1DDs ) e che per questo si era valutata la creazione di un canale televisivo delle FFAA, idea accantonata dal Ministero.
    Per quello che riguarda le navi ospedali il modello usa è considerato fallimentare e difatti insostenibile economicamente: la pratica “un compito=una nave” è superata da tempo, poichè antieconomica. I nuovi PPA infatti sostituiranno fregate,cacciamine,pattugliatori e saranno in gradi di svolgere compiti di scorta,bonifica,AAW, ASW, AsuW ecc per cui prima erano richiesti tipi di navi differenti, si tratta di buon senso.

    Inoltre quando dico che” vi è la tendenza a voler a tutti i costi svilire le funzioni per le quali la Marina Militare è nata: difendere con le armi i confini e gli interessi dell’Italia sul mare: questo è falso e sbagliato” mi riferisco al fatto che vi sia tale tendenza: i compiti sono determinati per legge, c’è poco da sbagliarsi. E’ pacifico che la MM debba salvaguardare gli interessi marittimi della nazione, quindi è ovvio che non criticavo in nessun modo la missione atlanta.

    Infine apprezzo la sua ultima considerazione e non dubito della sua buona fede. Il fatto è che chi legge ignora i meccanismi e crede che se la MM si comporta da scafista (come viene fatta passare) è colpa della marina stessa, come se fosse in grado di autogovernarsi e non dipendesse dal vertice politico. Considerazioni che vengono sapientemente arricchite con le solite esternazioni sul presunto tradimento della Regia Marina, come a dimostrare che vi sia una deviazione genetica o qualcosa di simile che porta i vertici della MM a fare gli interesse opposti a quelli della nazione..abbastanza patetico, non certo per colpa sua.

    I valori sono ben presenti sicuramente più nei giovani ufficiali come il tv. pellegrino che nei vertici politici che impongono certe decisioni. E mi creda che sono pochi i comandanti di uu.nn felici della situazione in cui operano…

    Immagino che ci si sia chiariti, buona giornata anche a lei

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