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“Maschio o femmina? Conta il valore della persona”: intervista a Marinella Di Nunzio

by La Redazione
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Marinella Di Nunzio intervista

Roma, 2 mar – Abbiamo intervistato Marinella Di Nunzio, membro storico della Compagnia dell’Anello, trattando temi importanti sviluppati dal gruppo musicale quali la politica, la stessa società e la loro interazione con la musica.

Intervista a Marinella Di Nunzio

Cara Marinella, innanzi tutto grazie per aver accolto la richiesta di DAria di fare due chiacchiere con te. Come prima domanda vorremmo chiederti in che modo ti sei avvicinata alla scena politica, in quali anni e come si svolgeva la militanza femminile in quei contesti. Come era vista una ragazza che si interessava di politica …a livello sociale e familiare?

Frequentavo l’istituto magistrale e con la legge sui decreti delegati formammo una lista di “centro” tutta al femminile che potesse contrastare la sinistra alle votazioni. Un esponente dell’MSI allora venne picchiato brutalmente a Roma dai compagni, 30 contro uno, e mi ricordo ancora la sua testa fasciata e parti del corpo ingessate…quindi nessun dubbio da che parte stare. In famiglia, mio papà, militare, ha promosso questa mia attività e cosi riuscimmo ad avere la maggioranza in consiglio d’istituto con mio padre presidente.

È stata la musica ad avvicinarti alla politica o viceversa? Una donna in un gruppo musicale mitico e maschile, ci piacerebbe che tu ci parlassi anche di questa esperienza!

All’età di 9 anni ho cominciato a suonare la chitarra, a 13 entrai in un gruppo, tutto maschile, a suonare la chitarra elettrica. Ma il mio compito era anche quello di arrangiare i brani, di insegnare gli accordi e di coordinare i musicisti. A 15 anni studiai anche la batteria per sostituire un amico che partì per la NAIA…Insieme ad amici vari fondammo in quegli anni almeno 3 gruppi musicali di cover del momento storico più significativo della musica con brani di PFM, BMS, ELO, Finardi, De André…ecc . A 18 anni, dopo il diploma entrai in una Accademia musicale per imparare a suonare il pianoforte e dopo qualche mese iniziai ad utilizzare le tastiere elettroniche e i sintetizzatori in voga in quegli anni ….Minimoog, Roland,Yamaha, Korg…il meglio in assoluto. Nel 1980 prestammo il nostro impianto audio nella manifestazione di Campo Hobbit III dove il mio gruppo di allora si esibì nelle pause tra una conferenza e l’altra e fu lì che conoscemmo Jack Marchal.
Fu solo nel 1982 che conobbi Mario sceso dal nord…e lì cominciò la mia storia musicale con la Compagnia nonché la “nostra” storia. Al Teatro Trianon di Roma facemmo il primo concerto, in compagnia di Jack Marchal, con i primi arrangiamenti dei brani che poi nel settembre 1982 registrammo in studio: uscì quindi il primo LP della Compagnia dell’Anello “ Terra di Thule” con una nuova formazione. Le mille copie stampate finirono in pochissimo tempo…

Da quel momento cominciai a conoscere a fondo un mondo che avevo appena sfiorato negli anni precedenti.
Il fatto di essere una donna in un gruppo maschile non mi ha mai creato problemi: anzi devo dire che la praticità maschile in questi casi aiuta molto nei rapporti e nell’organizzazione generale…non c’è tempo per polemiche o discussioni inutili.Comunque le attività sono sempre state concordate ed ognuno ha sempre portato un proprio prezioso contributo artistico.

Qual’è stato l’evento politico più importante, memorabile e formativo e quale il concerto più bello che hai fatto?

Dopo l’uscita di “In rotta per Bisanzio” nel 1990 ci chiamarono in tutta Italia e facemmo molti concerti con una formazione allargata che ci permise di avere un groove migliore e un impatto positivo sul pubblico: io da anni ero dedicata alle tastiere e ai sintetizzatori che tanto hanno caratterizzato i brani più conosciuti. Quando suonammo ad Atreyu a Roma, durante il soundcheck il pubblico cantava a squarcialgola…ma subito dopo un muro di 4mila persone ci accompagnò per tutto il concerto…fu emozionante!

Se, c’è stata, la tua esperienza peggiore nel nostro mondo politico? La delusione più grande?

La delusione che tutt’oggi provo in questa variegata area politica riguarda soprattutto il campo musicale: non si è riusciti a creare generazioni di professionisti in grado di gestire eventi importanti. Tutto si è fermato, non c’è stata una formazione musicale approfondita nè tantomeno una di tipo strumentale. Conosco pochi amici dell’ambiente che sono veramente bravi e preparati, in giro c’è tanta approssimazione. Peccato.

A tuo avviso, è cambiata la visione e il ruolo della donna in politica? Abbiamo davvero bisogno di quote rosa? Cosa suggeriresti ad una giovane militante? E ad una giovane musicista?

Le quote rosa le trovo assolutamente inutili: il valore di una persona, maschio o femmina, si misura con altri parametri non certo con la distinzione di sesso. Ad una giovane militante suggerirei di avere sempre la propria libertà di pensiero, di essere lucida e obiettiva nel giudicare ciò che accade nel gruppo politico e di essere comunque indipendente, qualunque cosa accada. Ad una giovane musicista direi di prepararsi molto bene, di studiare lo strumento e di ascoltare tutta la Musica suonata bene, dalla classica al jazz: solo così si può giungere ad una sintesi creativa che porti a nuove intuizioni musicali.

Sappiamo che tu sei anche una maestra e la scuola è al centro del dibattito a causa delle teorie gender e del flusso migratorio, quindi l’incontro/scontro tra culture e religioni diverse. Sembrano posizioni inconciliabili, specialmente per chi arriva da culture tribali e – se vogliamo – arcaiche, ma anche per chi è ancora legato alle proprie radici. Puoi parlarci della tua esperienza in merito?

Il mio ruolo di maestra oramai è depauperato. La verità è che le nuove generazioni di genitori non sono preparate alla critica nei confronti dei propri figli. Quindi noi, povere docenti, subiamo spesso queste angherie che sicuramente non rendono il clima sereno. La funzione dell’insegnante non ha più il valore di una volta: la formazione, l’educazione , la preparazione dei bambini non è più al primo posto. Segnalo poi la violenza dilagante contro noi insegnanti e presidi…che dire…

Gli stranieri da noi non sono certo il problema principale: i loro figli piuttosto non vengono tanto seguiti a causa del lavoro impegnativo dei genitori. Culturalmente non ci sono mai stati problemi: festeggiamo tutte le feste comandate con canti tradizionali e tutti sono contenti. Gli alunni stranieri spesso sono nati in Italia, molti di religione islamica , altri cristiani africani. Nelle loro case mantengono le proprie tradizioni e noi le facciamo raccontare in classe così che gli altri bambini conoscano altri mondi. Sono spesso gli insegnanti che scatenano il fantasma della discriminazione a scuola che porta all’oscuramento delle nostre tradizioni per non offendere gli immigrati…ai quali non interessa nulla se il figlio canta la canzoncina di Gesù ( peraltro rispettato come profeta da tutte le tradizioni…).

In sostanza l’ autorità che dovremmo esercitare è messa a dura prova complice anche un certo lassismo e buonismo di una buona parte di insegnanti che continuano a proteggere e a giustificare qualsiasi gesto poco adeguato nell’ambito scolastico E comunque difendo con i denti l’operato educativo e sociale della scuola: a chi continua a dire che la scuola deve fare questo e quello, si informi sulle molteplici attività che si fanno con tutti gli alunni relative all’educazione stradale, soprattutto a quella civica e affettiva, ai progetti di condivisione e di inclusione…la scuola fa il suo mestiere come sempre, è la famiglia che è cambiata. Infatti quando c’è una sana collaborazione tra questi due gruppi, le difficoltà si superano con serenità. E’ ovvio che se un genitori non accetta una insufficienza e si rivolge al preside , il dialogo non esiste.

Per quanto riguarda le teorie gender il nostro istituto ha attivato da anni il “Progetto affettività” dove una psicologa , che si occupa anche dello “sportello ascolto genitori -studenti” e dell’osservazione in classe di alcune dinamiche difficili, entra nelle classi quinte e prime medie per affrontare insieme agli alunni/e il repentino sviluppo fisico e psicologico e le difficoltà che potrebbero affrontare in questo percorso (Ed. sessuale). In questo ambito spesso gli alunni chiedono chiarimenti in merito alla diversità di genere. Questi argomenti vengono trattati con molta delicatezza e rispetto considerando che i ragazzi/e entrano nell’età difficile della pubertà. Gli alunni/e si sentono così capiti e ascoltati e approfondiscono tematiche a volte difficili , con una persona adeguata e preparata. Sono assolutamente a favore della conoscenza di temi così importanti ed attuali che non si possono assolutamente ignorare: la censura non è mai una buona pratica.

Sei anche madre di famiglia e, da poco, nonna! Qualche parola sull’educazione, il conciliare la vita familiare con quella artistica e professionale? Come tramandare la nostra visione del mondo e della vita?

Nel mio caso ho potuto conciliare la scuola e la crescita dei figli grazie alla collaborazione familiare. E ora da nonna, ci si muove allo stesso modo. Quando si partiva per i concerti abbiamo sempre avuto una rete di appoggio tra amici e parenti che si occupavano dei nostri figli. Poi, cresciuti, ci hanno seguito molto volentieri. L’educazione, la formazione, la visione del mondo e della vita passano attraverso l’esempio, la cultura, il dialogo che devono essere sempre presenti anche in momenti critici come la sana ribellione adolescenziale o eventi poco felici che colpiscono tutte le famiglie. E’ chiaro che poi i figli sono liberi nelle loro scelte ma l’impronta rimane… per fortuna.

Prossimi progetti? Concerti?

La Compagnia per ora non ha progetti futuri, ma appena si muoverà qualcosa lo comunicheremo per tempo.

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