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Classi per stranieri: scontro tra Valditara e sinistra sulla “vera” integrazione

by Sergio Filacchioni
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Roma, 1 mar – La mia integrazione è più bella della tua: così si può riassumere la polemica in corso riguardante la proposta del Ministero dell’Istruzione riguardante le classi per studenti stranieri che – come prevedibile – ha mandato su tutte le furie sigle e siglette di sinistra. Il Ministro Valditara si difende così: “Le mie proposte per una vera integrazione“.

A cercar la bella integrazione

“Il mio progetto, al contrario di quanto viene sostenuto – spiega il ministro Valditara – va esattamente nella direzione di una piena integrazione che salvaguardi tempi e qualità di apprendimento di tutti gli studenti, senza nessuna ghettizzazione”. Quella che sembra una piccola cosa è in realtà un progetto per cui il Ministro, in un’intervista apparsa su Libero il 29 febbraio, è pronto a mettere mano su risorse per 85 milioni di euro. La realizzazione di queste “classi di transizione” vorrebbe imitare i modelli europei in cui i minori stranieri vengono seguiti parallelamente alle classi normali se dovessero avere dei deficit troppo elevati su materie come la lingua o la matematica. Lezioni separate per le quali però si deve muovere un organico tutto nuovo e fondi non irrilevanti. Se la sinistra, Unione degli Studenti in testa ha mostrato la solita arroganza definendo l’idea come “estremamente razzista“, alcune perplessità permangono. L’idea di per sè potrebbe essere valida, senza fare troppi moralismi sulla separazione la ghettizzazione (in Italia le scuole sono già ghetti, anche e soprattutto per gli Italiani) ma sicuramente non rientra in una scala di urgenze riguardanti la scuola, prima fra tutte quelle della sicurezza dei plessi e quella della sicurezza in alternanza scuola-lavoro.

Saltare le priorità

Non si tratta di facile “benaltrismo” ma di fare dei ragionamenti che mettano al centro gli studenti italiani. La polemica tra Giuseppe Valditara e la sinistra, come spesso accade, è una polemica sul nulla ed avulsa dalla realtà: quella di milioni di studenti che vivono in una scuola pubblica che non è integrata con un bel niente. Perchè mettere in imbarazzo la maggioranza così sposando un progetto completamente dedicato agli stranieri quando si potrebbe agire per riqualificare la scuola in toto, senza fare – per davvero – distinzioni? L’integrazione degli studenti italiani nella propria Nazione non è una battaglia più importante? 11,5%: la percentuale dei giovani italiani tra 18 e 24 anni che hanno lasciato la scuola prima del tempo nel 2022, quasi 2 punti in più della media Ue che si assesta sul 9,6%. C’è quindi una questione sociale ben più grave sul tavolo del futuro scolastico: la sfida di abbattere la dispersione, quella di aumentare la qualità dell’Istruzione, quella di rendere il lavoro una mèta raggiungibile in Italia (non fuori). La scuola non dovrebbe far “transitare” ma costruire. Scusate se non ci uniamo a questa gara tra buone intenzioni.

Sergio Filacchioni

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