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Roma, 31 gen – «Le guerre non sono più tanto quelle tra eserciti, tra Stati o sedicenti tali, tra Stati e “terroristi” o guerre civili, ma la “guerra” di cinquanta milioni di persone che ogni anno fuggono, fanno esodo, perdono la propria casa, la “guerra” di chi muore a decine di migliaia per attraversare deserti e mari, la “guerra” di chi cerca di sopravvivere a carestie che non hanno fine in centinaia di paesi privi di ogni risorsa. La vera guerra è iscritta in questi nudi dati: la popolazione europea è in continua diminuzione e quella africana crescerà almeno fino al 2075-2080. […] I flussi migratori attuali possono rappresentare un semplice prologo ad atti ancora più drammatici» (si noti il passaggio dalla parola con virgolette a quella senza).

A scrivere queste righe nel 2016 non era qualche estremista di destra ma il filosofo Massimo Cacciari, esponente del PD e storico sindaco di Venezia. La citazione è tratta dal saggio La nuova guerra contenuto nel volume di Gianfranco Miglio Guerra, pace, diritto (Ed. La Scuola), peraltro un libro molto interessante. Cacciari prende in considerazione la forma mutata della guerra dopo la caduta del Muro di Berlino. Da allora, con l’inizio della guerra al terrorismo globale, la guerra è diventata informe, ha perduto cioè la netta e chiara distinzione tra amico e nemico che ne costituiva la natura “decisiva”. La guerra senza limiti è anche, necessariamente, una guerra totale. Il punto di arrivo è, attualmente, quello di una guerra tra immigrati e autoctoni.

Questa tesi non è particolarmente innovativa, ma la cosa più interessante è che sia stata espressa da un filosofo di sinistra, erede del vecchio Partito comunista. Ancora più curioso è che lo stesso Cacciari, il quale pochi anni fa ha firmato le righe riportate sopra, oggi non perda occasione per attaccare in maniera scomposta il ministro Salvini e le politiche migratorie messe in atto dall’attuale governo. Che a qualche leghista sia giunta eco del suo campanello d’allarme? La contraddizione è talmente evidente che vien da pensare si tratti di un caso di omonimia. Ma non deve meravigliare questa distanza del Cacciari filosofo dal Cacciari politico, è cosa ormai nota. Il primo infatti si è lungamente abbeverato alle tesi della nouvelle droite e dei grandi pensatori “fascisti”, mentre il secondo ha sempre difeso programmi politici diametralmente opposti.

Non è pertanto chiaro quali provvedimenti concreti metterebbe in atto l’autore della citazione riportata sopra, anche se si può immaginare che finirebbe col seguire il coro degli utopisti arcobaleno. Curioso, perché sempre lui, nello stesso saggio, si appellava alla mancanza di auctoritas come problema centrale della politica contemporanea: «La guerra diviene l’aspetto emergente di una situazione generale di insicurezza e instabilità, di un’assenza di ordine e di capacità politica di governo, del crollo di quelle che ho chiamato potenze catecontiche. La poliarchia che dovrebbe reggere il mondo non ha archè, non ha capacità di comando, e non emerge da essa alcuna potenza sovrana, alcun basileus. Mai più di oggi la techne politikè manca di auctoritas, della capacità di orientare, di indicare fini e di far “crescere” verso di essi».

A un discorso complessivamente condivisibile fa seguito, come spesso a sinistra, un atteggiamento di disprezzo nei confronti di un potere che applica la funzione decisionale in un senso ad essa sgradito. Anche se questo potere di preoccupa di restituire un senso al limite, alla misura e, perché no, al confine. Ed è così che il confronto si abbassa al livello dell’insulto.

Francesco Boco

5 Commenti

  1. Suppongo che i filosofi scrivano per chi è capace di leggere, capire e interpretare, non per i caproni che non capiscono quel che leggono…. E per quelli che parlano di supposti primati nazionali…. Di follia forse?

  2. Una più prosaica schizofrenia? (magari generata dalla smania di protagonismo che contraddistingue ogni “filosofo” degno del nome…)

  3. Non esiste alcuna incongruenza tra una analisi obiettiva come quella della citazione, e l’insofferenza nei confronti delle scelte dell’attuale governo. Nessuna. La mancanza di auctoritas o di una forza catecontica che freni, trattenga, contenga il fenomeno, è una critica alla totale assenza di strategia europea, sovra nazionale, continentale, nell’affrontare il problema. NON rappresenta assolutamente l’auspicio che in Italia il fenomeno venga “gestito” così come Matteo Salvini intende fare. L’arroganza e la demagogia di Salvini nulla hanno a che fare con la auctoritas autentica. Quella che individua i problemi, li gestisce, li governa nell’orizzonte di una soluzione, nel tentativo del rispetto dei diritti di tutti. Italiani e non italiani. Matteo Salvini ha consapevolmente creato un muro di incomunicabilità. Lo si vede dalla sua politica generale, dal linguaggio, dal decreto, e via dicendo. Integrare non fa parte del suo programma. Salvini è sicuro che inscatolare l’Italia serva davvero a difenderla. E questo significa totale ignoranza di qualsiasi percezione demografica sensata. Quando si sa che i prossimi decenni l’Africa vedrà un aumento di popolazione tale che l’ostinazione sorda di un ministro dell’interno di qualsiasi nazione europea, sarà totalmente inutile, inefficace. E questo si che creerà esiti drammatici, di sconnessione e dissesto sociale davanti a un problema ingestibile. E che già adesso lo è: NON si può pensare che migrazioni epocali come queste siano sopprimibili con qualche proclama elettorale da quattro soldi. Servono strategie di gestione corale, condivisa, unanime, di cui tutta l’Unione Europea deve farsi carico. Il Mediterraneo non le deve più essere estraneo, ma consustanziale ai suoi interessi, alla sua volontà di perpetuarsi politicamente e culturalmente nei prossimi decenni! Perché le vere democrazie rapprentative non si trincerano nel proprio orticello, ma hanno la forza di rappresentare l’interno e l’esterno e farne un punto di forza costitutivo della propria identità. Non quattro coglionate sparate a caso da comizio tra imbecilli. Questo fa schifo di Salvini. E fa schifo a un filosofo come Massimo Cacciari, e dico filosofo, filosofo autentico, non storico della filosofia, così come fa schifo a me e a tanti miei coetanei e dintorni, ragazzi di 25 anni. Salvini sta deliberatamente combattendo la battaglia sbagliata. Cavalcando l’idea quello sia il suo mandato elettorale. Ma il popolo va guidato, va instradato verso strategie concrete, non lasciato solo con le sue paure. Verso l’Europa è necessario battere i pugni affinché l’Italia non sia e non possa essere lasciata sola. Quella è la battaglia vera. Occorre un movimento di insieme per agire sia dentro i nostri confini con gli immigrati che sono già qui e con quelli che inevitabilmente arriveranno, sia una strategia di intervento nei paesi d’origine di questi migranti. Agire su questo doppio binario, parallelamente, è l’unica soluzione delle persone sensate. Regolarizzare, gestire, ordinare il fenomeno non significa rendere impenetrabili i confini quando hai una bomba demografica che ti sta per esplodere sotto. Significa regolare gli afflussi, in una prospettiva di cooperazione europea. E se questo non c’è bisogna battersi fino all’estremo perché questo ci sia! Non isolarsi! Non creare nuovi nemici per giustificare il proprio immobilismo. Serve una vera auctoritas per orientarsi in questa direzione. Salvini non ha nulla di tutto questo. Procede fiero tra bacioni e bacini verso il nulla. Questo fa infuriare personalità come Massimo Cacciari, la cui soluzione non è e non è mai stata “porti aperti a tutti e chi vivrà vedrà”. No: strategia, programma, ordine, auctoritas, fammi vedere dove vuoi arrivare, quale è il tuo punto d’arrivo, per creare soluzioni virtuose, non alimentare il fastidio dei tuoi elettori. Il potere catecontico frena, trattiene e con-tiene a un tempo. Non si può gestire l’immigrazione di questa portata, se non la si sa né la si vuole anche con-tenere al proprio interno. I risultati del DL sicurezza non va verso questa direzione.
    Quindi non c’è da meravigliarsi se si prova schifo e insofferenza nei confronti di questa scommessa elettorale perpetua, questo navigare a vista giorno per giorno senza meta, sulla pelle di un pugno di disperati e soprattutto sulla pelle nostra a cui toccherà di risolvere i problemi quando anche Salvini sarà nel dimenticatoio.

  4. Non capisco sinceramente la contraddizione, vorrei un chiarimento dall’autore dell’articolo ma non ne trovo il contatto da nessuna parte.

    Nel prima caso Cacciari fotografa una situazione storica, un movimento epocale che porterà a quel conflitto che definisce ‘guerra’. È un’analisi, una diagnosi, non un’affermazione normativa o un auspicio (come a dire ‘e guerra sia!’), come invece sembra esser presa.

    Nel secondo, o direi di questi tempi in generale, proprio sulla base della stessa analisi (più volte ripetuta anche in televisione, ad esempio), viene criticata l’incapacità degli attuali governanti di gestire il conflitto, o meglio di evitarlo/cominciare a scioglierlo virtuosamente attraverso una complessa strategia d’integrazione sul lunghissimo termine. Invece di fare questo, dice Cacciari, o non si fa nulla (la politica europea), o si butta barbaramente benzina sul fuoco (la politica italiana, tra le altre).

    Mi pare linearissimo, dove sarebbe la contraddizione? Credo che il Sign. Boco abbia frainteso quanto è stato scritto nel saggio allegato al libro di Miglio.

    Allego la mail per delucidazioni.

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