Roma, 10 giu – Mattia Santori è una sorpresa continua. Un’assurda miniera di follia, così divertente che viene quasi di ringraziarlo. Sorge forte il sospetto che il nostro eroe lo faccia apposta, tra stadi di frisbee, cani ed oche e l’elogio dello sballo, come in questo caso, riportato anche dal Secolo d’Italia. Ma va bene così. Perché abbiamo bisogno di divertirci.

Mattia Santori, le canne e la pedagogia dello sballo

Mattia Santori è l’idolo delle folle che vogliono la legalizzazione della cannabis, ma questa forse non è nemmeno chissà quale notizia. Il modo più spassoso è quello che l’ex sardina usa per contestare la contrarietà alla legalizzazione, identificandola, da buona scuola sardinesca, come “il sistema”. E infatti è proprio “il sistema attuale, “che punta sulla repressione ha fallito su tutti i fronti”. Il mito proferisce queste parole, annunciando una iniziativa anti-proibizionista proprio a Bologna.

E ancora “Abbiamo le carceri piene di pesci piccoli mentre fuori i pesci grossi sguazzano nel monopolio del mercato nero. Con un sistema meno ipocrita potremmo educare, curare e destinare le risorse che oggi spendiamo nel sistema giudiziario e detentivo su prevenzione e riduzione del danno”. Qualcuno dovrebbe dirgli che i pesci grossi sono anche quelli che la vendono, la droga, ma vabbé, facciamo finta di niente, anche perché si rischia di entrare nei mantra di quell’altro genio di Saviano e di chi vuole combattere la mafia vendendo legalmente sostanze stupefacenti.

“Mamma mi faccio le canne” e la “colorita” battuta di Sgarbi

Santori grida e urla passione per Antonella Soldo e per il suo poema, artistico e delicatissimo, intitolato “Mamma mi faccio le canne”. Vittorio Sgarbi, dal suo profilo twitter, come al solito non le manda a dire. E in pratica attacca duramente sia il nostro eroe che l’autrice con un diretto “anche le sexxe”.

Santori pedagogo delle canne

Intanto, appare evidente che la priorità del fantomatico “candidato indipendente” prima delle elezioni comunali (indipendente quanto le sardine, ad occhio e croce) non siano il lavoro e la stabilità socio-economica, ma una bella “saga” di aspiranti e massime idiozie. Dopo il frisbee, dopo le oche, effettivamente, non poteva mancare la più banale: le canne. Grazie Maestro Santori. Senza di te, davvero, avremmo materiale in meno su cui scrivere divertendoci.

Stelio Fergola

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2 Commenti

  1. Ma ….. non esiste più l’ APOLOGIA di REATO ?????

    negli anni ’70 lo STATO mi ha FRANTUMATO gli zebedei con corsi antidroga , non si distingueva tra FATTONE e spaccio …..

    con tutte quelle piantine portavo Sardina e padrone dell’ immobile alla prima caserma dei Caramba ….. non disponendo di manette o
    schiavettoni ….. incaprettati a dovere .

    Poi ci avrebbe pensato il Kompagno giudice e si finisce a tarallucci vino e gangia …..

  2. Negli anni 60/70 evidentemente ci sono state altre divise che ai confini hanno lasciato passare di tutto e di più, egregio Sergio M. Con giudici, successivamente sniffanti e compiacenti…

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