Roma 11 feb – La Maturità 2022 continua a far discutere, come riportato anche da Tgcom24. Ma quel che è peggio è che non sono solo i ragazzini a non volere le prove scritte, ma pure i loro genitori.

Maturità 2022 e gli scritti: il parere degli insegnanti

Gli studenti protestano, e lo sappiamo bene, con tutta l’amarezza che ciò comporta: il 60% secondo i sondaggi non vuole le prove scritte. Ma un dato moderatamente triste emerge pure dalle domande agli insegnanti. I docenti si eprimono favorevolmente agli scritti, anche per ciò che concerne la terza media. E fin qui, sembrerebbe tutto tranquilizzante. Meno rassicurante, però, se si va a controllare la proporzione, e soprattutto quanto sia consistente la minoranza di insegnati contrari.

Il sondaggio, condotto da Tecnica della scuola e riportato da Skuola.net, ha coinvolto 1504 lettori che si sono espressi a riguardo. Il 63% degli insegnati è a favore del ritorno degli scritti, mentre il 36% ha affermato di preferire una “prova più semplice”. Un dato, quello della già citata minoranza, piuttosto allarmante, ovviamente non giustificato con un percorso lavorativo più agevole (quale sarebbe, oggettivamente), ma con le difficoltà vissute dagli studenti durante la pandemia. Onestamente: chi racconterebbe mai la prima versione?

Studenti e genitori non ne vogliono sapere

Scorrendo i numeri del sondaggio è difficile vedere il bicchiere mezzo pieno. Ed è ancora più complicato non deprimersi. Perché proprio da quei dati si scopre che non sono soltanto gli studenti a non volerne sapere, ma anche i genitori. Peggio ancora, visto che i genitori si sono espressi contrariamente nel 63% delle risposte, contro un non meglio precisato “oltre il 60%” riguardante gli alunni.

Tutto ciò, considerando che la proposta del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi è piuttosto moderata (ripristinare le prove scritte ma mantenere la commissione interna e dare potere ai singoli istituti di decidere le tracce), non aiuta a trarre un quadro sereno della propensione di più o meno di tutti, dai ragazzi agli adulti, ad affrontare seriamente le questioni. Perché se neanche una re-introduzione “morbida” va bene, significa soltanto una cosa: che non si voglia minimamente affrontare le pur minime difficoltà che la vita ci pone davanti. Un ambito in cui la scuola dovrebbe essere fondamentale, dal punto di vista formativo. Non ci si lamenti se nelle università poi criticano il livello bassissimo della scrittura in italiano delle matricole.

Stelio Fergola

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