Roma, 11 feb — «Amo essere una donna»: per aver pronunciato questa frase, da alcuni giorni la cantante britannica Adele è finita nel tritacarne degli attivisti Lgbt guadagnandosi l’appellativo-marchio d’infamia di Terf (femminista che esclude i trans). Lo stesso trattamento riservato alla scrittrice J.K. Rowling, contro la quale, da più di un anno, gli ultrà di gender e affini si scagliano con la bava alla bocca. Motivo: la «mamma» di Harry Potter ha l’ardire di sostenere che solo le donne mestruano e fanno figli, e che un uomo, nonostante la transizione di genere a donna, rimane biologicamente un uomo.

Adele è una Terf perché ama essere donna

Da oggi, quindi, il girone dantesco delle Terf si arricchisce di una dannata in più: Adele, di cui tutto si può dire tranne che sia affetta da omotransfobia. Ma è bastata quella frasetta così banale, di nessun conto, così lapalissiana, nel contesto sbagliato, a scatenare un’orda di cerberi arcobaleno con la bava alla bocca. Tutto è accaduto nel corso della serata dei Brit awards. La cantante sale sul palco per ritirare la statuetta da «miglior artista dell’anno». Per il primo anno, la kermesse britannica di musica internazionale ha abolito le categorie di maschile e femminile, in ossequio al verbo dell’inclusione e — soprattutto — per evitare gli strali frignanti dei cosiddetti «artisti non binari»: gente che non sa decidere, quando si alza la mattina, se si sente uomo, donna o cucciolo di foca.

Di fronte ai trans il MeToo non conta più nulla 

«Che notte! Grazie Brits… grazie a tutti voi del pubblico, congratulazioni a tutti gli altri vincitori e ai candidati, siete fortissimi!», ha esordito Adele. «Capisco perché hanno cambiato il nome di questo premio, ma amo davvero essere una donna, amo davvero essere un’artista donna». Caso mediatico. I twittatori compulsivi che vivono con il cellulare in mano alla ricerca della prossima frase «problematica» e relativo personaggio da crocifiggere, vi si sono buttati come squali. Insulti, minacce di morte, invito al boicottaggio. Et voilà, Adele, da artista donna amatissima dal mondo Lgbt, si ritrova con la lettera scarlatta di Terf appicciata addosso. Fino a poco tempo fa era vietatissimo dichiararsi contenti di essere uomini (magari etero…). Era «maschilista». Ora lo stalinismo targato Pride ha appianato le divergenze, demonizzando pure le donne fiere di essere tali. Adele farebbe bene ad aggiornare il database di frasi lecite da pronunciare, di fronte ai trans il MeToo non conta più niente.

Cristina Gauri

 

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