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Reggio Emilia, 31 lug – L’immigrazione una risorsa? Per chi la sfrutta, senza dubbio. E in questo caso abbiamo anche una cifra: 116mila. Sono gli euro che gli inquirenti – uomini della Squadra Mobile, in coordinamento con la locale Procura della Repubblica – hanno sequestrato oggi nell’ambito di una vasta operazione che ha scoperchiato un giro di mazzette che aveva come vertice l’ufficio cittadinanza della prefettura di Reggio Emilia.
Il sistema, stando alle accuse, ruotava attorno a Sonia Bedogni, dirigente della prefettura emiliana. La donna, posta oggi agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione, in cambio di generosi contributi in denaro avrebbe velocizzato alcune pratiche di richiesta di cittadinanza, scavalcandone altre in attesa da tempo. Non solo: alcune pratiche venivano accelerate anche se prive della documentazione necessari.
L’indagine è partita nel 2016 e si è avvalsa di intercettazioni e filmati raccolti direttamente negli uffici della prefettura. Stando a quanto riporta il quotidiano La Gazzetta di Reggio, sarebbero almeno 35 le richieste di cittadinanza per le quali la dirigente avrebbe chiesto tangenti. Da quel che si apprende, sembra esistesse addirittura una sorta di tariffario per le “prestazioni”.
Insieme alla donna, che fra le altre cose alle elezioni per le Rsu dello scorso anno è stata candidata tra le fila della Cgil, sono finiti agli arresti, questa volta con l’accusa di intermediazione in corruzione, due fratelli italiani – ma di origine pakistana – titolari di un’agenzia di pratiche per cittadini stranieri di Guastalla, paese della provincia reggiana. Nei guai anche un’altra donna, di origine marocchina, che forniva ai richiedenti assistenza di tipo amministrativo.
Nicola Mattei

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