Il Primato Nazionale mensile in edicola

Mein-Kampf-1Roma, 11 giu – “Siamo rimasti sorpresi dalla decisione de Il Giornale di allegare il Mein Kampf al loro quotidiano. Se ce lo avessero chiesto, avremmo consigliato loro di distribuire libri molto più adeguati per studiare e capire la Shoah”. A parlare sono “fonti dell’ambasciata d’Israele a Roma” citate da Repubblica. L’argomento è rivelatore: si dà per scontato che una testata, in Italia, consulti l’ambasciata di uno Stato estero prima di prendere una legittima iniziativa editoriale. E, in caso ciò non avvenga, si resta “sorpresi”. Evidentemente per loro è un’abitudine sentirsi chiedere il permesso di agire o non agire in un certo modo da parte di liberi cittadini di un altro Stato.

Lo diciamo subito: neanche l’articolo che state leggendo è stato preliminarmente sottoposto a qualche ambasciata, comunità, lobby, bocciofila o circolo degli scacchi. Finché resta un barlume di libertà di espressione in Italia, approfittiamone. Le polemiche sull’iniziativa del Giornale sono comunque emblematiche. Certo, il Mein Kampf ha fatto da sfondo a grandi tragedie, è impossibile negarlo. E quindi? La storia è stata tragedia. Ma anche sogno, speranza, progetto, rivoluzione, entusiasmo, fanatismo, odio, amore. La storia è stata tante cose insieme e tutte contraddicono l’omologazione delle idee e dei sentimenti cui siamo costretti oggi. Con questa complessità – e con le problematiche che ne derivano – dobbiamo pur fare i conti. Peccato che una pluridecennale rieducazione ci abbia disabituato alla complessità, per catapultarci in un banale manicheismo morale tanto opprimente quanti fragile.

Sì perché l’autonarrazione del Bene Assoluto deve evidentemente essere molto fragile, se si ritiene che, nel confronto con le ragioni (o addirittura con le sragioni) dell’altro, l’altro risulti tanto seducente. E, più in generale, tutta questa isteria, questi continui allarmi, questi irrigidimenti, il richiedere verità stabilite per legge, l’intolleranza verso ogni opinione dissonante, l’indignazione ubiquitaria, il frenetico attivismo delle varie autorità morali autoproclamatesi contro chiunque si ostini a ragionare senza chiedere loro il permesso – tutto ciò, dicevamo, non dà per niente un’impressione di salute. È come in quella gag de “L’aereo più pazzo del mondo”, quando sul velivolo in grave emergenza compare la scritta “Niente panico”, ma a bordo si scatena la rissa. E allora il cartello cambia: “Ok, panico!”. E alle rassicurazioni della hostess sul fatto che tutto è sotto controllo, sullo schermo compare: “Stronzate”. Ecco, a giudicare dalle reazioni scomposte a una banale iniziativa storica, direi che il cartello “Stronzate” è sempre più vicino.

Adriano Scianca

La tua mail per essere sempre aggiornato

8 Commenti

  1. Il Mein Kampf fa paura ai figli del Demiurgo perché indica la via per diradare le nebbie della menzogna cosmica.

  2. In ogni caso, l’editoriale di Sallusti – un’infilata di luoghi comuni con cui il direttore del Giornale cerca di darsi un alibi “politicamente corretto” per aver scelto di pubblicare il Mein Kampf – è semplicemente penoso.

  3. Lo volevo acquistare. Ma poi ho visto che bisognava spendere circa dodici euro e mi sono fatto una pletora di ca@@i miei: non solo non me lo regalano, o me lo danno per qualche spicciolo, ma mi ci devo leggere pure le avvertenze all’uso tipiche del politicamente corretto (magari presenti nel libro annesso che parla di ascesa del nazionalsocialismo?)!
    A quelle cifre lo posso trovare ugualmente senza dover per forza leggere le precauzioni all’uso (o farmici cadere gli occhi) e senza dover per forza acquistare carta riciclata buona solo per metterci il pesce della bancarella!

Commenta