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CasaPound_scrittaRoma, 10 giu – Si restringono le libertà, si definiscono verità fissate per legge, ci si impegna sempre di più per stabilire di cosa si possa parlare e come. Ma ogni tanto uno spiraglio di luce filtra. CasaPound, per esempio, potrà continuare a chiamarsi in questo modo. Il giudice ha respinto la causa intentata da Mary de Rachewiltz, che riteneva il nome dell’associazione di via Napoleone III lesiva per l’onorabilità della memoria del padre.

Non è così, ha stabilito un tribunale italiano. Non è così perché, udite udite, “l’associazione in quanto tale opera in modo del tutto legittimo e comunque nel rispetto della normativa vigente”. È scritto nella sentenza. Inoltre, “le stesse iniziative assunte dall’associazione rivestono propagandistico, culturale, sociale e anche artistico”. Il giudice ha inoltre chiarito che CasaPound “ha ormai assunto una propria identità culturale e associativa del tutto autonoma rispetto all’immagine del poeta”. Insomma, la gente conosce più CasaPound che Pound, e forse è di questo che avrebbero dovuto preoccuparsi i tanti appassionati dell’opera del poeta americano (ne sono spuntati come funghi, in questi anni, quando c’era da dar addosso a Cpi sfruttando l’onda lunga del processo).

“Nonostante la vicenda processuale si sia spesso trasformata in deprecabile rissa verbale ad opera di chi evidentemente aveva meno argomenti di CasaPound, dirimente è stata l’informativa del ministero che il giudice non ha potuto ignorare. Giustizia è fatta”, ha commentato Domenico Di Tullio,  avvocato del movimento di Gianluca Iannone. Ed è proprio il presidente di Cpi, dal canto suo, a cantare vittoria: “Un’altra battaglia vinta. Finalmente – ha spiegato Iannone – si chiude una vicenda sulla quale sono state scritte pagine di inchiostro inutile: Ezra Pound è patrimonio di tutti, dell’umanità intera, e nessuno può rivendicarne l’’esclusiva’ senza svilire la portata del suo messaggio. Il nostro è un omaggio a un autore acuto e non conforme per eccellenza che abbiamo amato e studiato e la cui battaglia contro l’usura è stata il primo simbolo della lotta per il diritto alla proprietà della casa sulla quale è nata CasaPound, una lotta che senz’altro il poeta avrebbe condiviso. Invitiamo la de Rachewiltz a venire a toccare con mano quello che abbiamo creato in tutta Italia nel nome di suo padre: siamo certi che lontana dai cattivi suggeritori saprà capire perché sua padre è stato per noi fonte di ispirazione”.

Non sarebbe una cattiva idea, in effetti. Si metterebbe in modo definitivo la parola fine su una vicenda che non sarebbe mai dovuta iniziare. Pound, del resto, non aveva molta simpatia per i processi, i giudici e le carte bollate. La gran parte di coloro che in questi anni si sono recati come in pellegrinaggio al castello di Merano in cui la signora vive sono peraltro i figli spirituali e politici di quelli che misero suo padre in una gabbia a cielo aperto e poi lo rinchiusero in manicomio. Un “inestimabile patrimonio da tutelare”, Pound lo è diventato dopo morto, per tanti giornalisti, quando c’era da sfruttarne il nome per costruire nuove gabbie attorno ad altri. La vera compagnia imbarazzante, per lo spirito del grande poeta, è stata forse questa. Non certo quella dei “ragazzi che portano il nero” di CasaPound.

Adriano Scianca

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8 Commenti

  1. Finalmente uno spiraglio di luce. Molto bello l’articolo. Tutte le attività politiche e culturali di CasaPound sono un grande incentivo a conoscere la vita e l’opera del grande poeta americano che tanto amava l’Italia fino a subirne torture, oltraggi ed abiure ignobili e scandalose.

  2. Sono molto felice per i camerati di Casa Pound. Confesso inoltre che mi fa piacere apprendere che esiste ancora qualche magistrato onesto e imparziale.

  3. …un’ altra vittoria della volontà dell’onestà e dell’impegno politico e sociale di Casapound. Impegno riconosciuto ed attestato anche dalle indagini svolte sulle numerose attività di CPI, scaturite dai piagnistei di coloro che in nome della libertà e dell’antifascismo più becero, vorrebbero imbavagliore la sola voce che si leva in difesa della dignità degli italiani. Grazie per tutto quello che fate.

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