Il Primato Nazionale mensile in edicola

messiRoma, 27 giu – Il piede è divino, il cervello è umano, il cuore qualcosa meno. C’è qualcosa di tragico, nel destino di Lionel Messi. Tragico in senso letterario, ovviamente, dato che un calciatore che ha vinto quattro Champions League, quattro Palloni d’oro ed è capace di guadagnare 65 milioni in un anno diciamo che non è esattamente l’ultimo dei morti di fame. Ma non si può ragionare in astratto: gli obiettivi di una vita vanno calibrati sulla consistenza di quella vita stessa. Nel mondo fatato dell’asso argentino, assume per esempio i contorni di una catastrofe il fatto di aver fatto perdere la Coppa America all’Argentina sbagliando un rigore.



Tant’è che, dopo questa terza finale persa consecutiva, la Pulce ha deciso di lasciare la Seleccion. “La decisione è presa. Ho fatto di tutto per cercare di vincere qualcosa, ma non ce l’ho fatta. La mia esperienza con la Nazionale è finita”, ha dichiarato il capitano biancoceleste dopo il match, visibilmente scosso per l’errore dal dischetto. A soli 29 anni e nel pieno della maturità atletica, si tratta di una notizia clamorosa, ma che segna la fine di un rapporto mai nato. È un po’ tutta qui la questione Messi: con il pallone tra i piedi è il migliore. Vincere, sa vincere. Ma non è un trascinatore. Non di una squadra, figuriamoci di una nazione. Non parliamo, poi, della nazione che è stata il popolo eletto del Dio del calcio, che un giorno ha deciso di manifestarsi alle porte di Buenos Aires con il nome di Diego Armando Maradona. Quella di Messi doveva essere la seconda venuta, quella che poi alla fine non è mai venuta. Alla fine il nuovo Messia si è rivelato un dio locale, la cui giurisidizione divina si è limitata a un angolo di Spagna chiamato Catalogna.

Dal punto di vista dei numeri, Messi nella storia del calcio ci sta già. Ma la sua incapacità di incarnare una narrazione, di essere uomo-simbolo (se non per le campagne buoniste di Fifa e sponsor) è ciò che gli manca e ciò che Maradona, che nessuno ha mai pensato di inserire in una pubblicità progresso, invece aveva. Maradona ha vinto un mondiale e tre quarti praticamente da solo. E ha conquistato due scudetti a Napoli, in un squadra fortissima, ma comunque in una piazza non abituata a vincere, che non l’aveva mai fatto prima e non l’avrebbe più fatto dopo. Messi ha fatto collezione di trofei, ma in una squadra costruita intorno a lui, piena zeppa dei migliori piedi sulla faccia della terra. Ci ha messo abbondantemente del suo, certo, ma non è mai stato un trascinatore, piuttosto un ingranaggio di lusso in un meccanismo perfetto.

Maradona è capo-popolo nato, Messi non è capo di niente. Schivo, sublima la timidezza con una punta di arroganza. Nello spogliatoio del Barcellona sembra sia un satrapo, ma non un leader, che è cosa diversa. Durante i recenti guai con il fisco spagnolo, si è presentato in aula scuro in volto e ha dato tutta la colpa al padre, lì presente a fianco a lui. Questa totale mancanza di empatia, in un Paese sanguigno come l’Argentina, suona come un’anomalia quasi offensiva. Perché per far sognare una nazione bisogna essere più che Dio. Bisogna essere un uomo.

Adriano Scianca

Pivert casual italian brand

La tua mail per essere sempre aggiornato

4 Commenti

  1. Mah. una volta di più parlo da persona che il calcio, lo segue occasionalmente, quasi senza alcuna passione (se guardo una partita, per me essa è finita rigorosamente al 90° e dopo aver spento il Televisore inizio già a dimenticarmene); Messi (come altri suoi colleghi) sarà anche bravo, per la carità. Però definirlo “Dio” (sia pure semplice “Dio del calcio”) mi sembra decisamente esagerato.
    Un calciatore, non è un dio. Non è nemmeno un’ eroe, per quanto bravo possa essere.

    E’ solo un’ uomo, anzi un’ essere umano (perché non di rado, anche come “uomo” può dimostrare di essere molto “piccolo”), che ha avuto il dono da DIO (quello vero) di avere delle ottime gambe. Nient’altro. E’ un dono, un talento naturale, non un virtù. E’ come per una bella Donna. La Bellezza non è un merito, è un semplice dono naturale.

    Sta bene, è indubbiamente meglio guardare una bella donna, piuttosto che la faccia di Juncker. Così come guardare una bella partita di calcio, ben giocata, rappresenta senz’ altro un momento di distensione, di divertimento. Per la carità. Però la cosa finisce qui. Come non mi stancherò mai di ripetere, i veri eroi (ed i veri meriti) sono altri.

  2. Se parliamo di calcio Diego Armando Maradona è stato unico ed è l’unico Argentino che ha regalato grandi emozioni alla città di Napoli
    Il vestito non fa il monaco dal meridione con passione

  3. Giocatore sopravvalutato. Ma è anche e soprattutto colpa dei soliti giornalisti che se non hanno il mito non sanno cosa scrivere, quindi se non c’è sono portati a inventarselo. Sono succubi della mania di trovare a tutti i costi un erede: prima di Messi fu la volta di Ariel Ortega ad essere stato “condannato” a portare il peso di Maradona. Ma Messi non sarà mai Maradona semplicemente perché sono due persone diverse
    (non si capisce poi perché il nuovo Maradona debba essere argentino: e se il giocatore che più gli assomiglia nascesse in Francia: lo chiameremo il nuovo Zidane anche se assomiglia di più a Maradona?)
    Un campione non può essere misurato soltanto dal numero di vittorie: quando giochi con il Barcellona, e magari ne sei il goleador, come fai a non vincere di tutto di più?
    Anche se non è la tecnica che fa un campione e nemmeno un vincente, trovo che ci siano giocatori decisamente più spettacolari di Messi. Quelli del passato recente poi non ne parliamo nemmeno..

Commenta