Milano, 26 sett – Siamo a Milano, nel corso di alcuni regolari controlli antidroga. Il marocchino, fermato dalla polizia locale per caso alla vista dei vigili ha detto: «Sono stato io, sono colpevole». Una confessione piuttosto strana, tanto che gli investigatori del Nucleo di contrasto agli stupefacenti hanno voluto andare a fondo.

Una confessione inattesa

L’uomo, marocchino di 45 anni irregolare in Italia, aveva poco prima ucciso la compagna, una connazionale di 48 anni, e ne aveva nascosto il corpo in un sacco a pelo. Poi si era liberato del corpo occultandolo nel cosiddetto «bosco della droga» di Lomazzo, nel Comasco. Il marocchino alla vista della polizia locale in piazzale Lugano deve aver pensato che lo avessero trovato e lo volessero arrestato per l’omicidio. Invece era un banale controllo.

Uccisa a mani nude

Ai vigili ha confessato di aver strangolato la sua compagna a mani nude nel corso di un diverbio. Poi dopo l’inaspettata confessione ha accompagnato i vigili, raggiunti dagli agenti dell’unità investigazione, nel luogo in cui poco prima aveva gettato il cadavere tentando di disfarsene. Il marocchino, arrestato è tutt’ora in stato di fermo. Lui e la compagna erano entrambi senza fissa dimora ed entrambi irregolari sul territorio italiano. Vivevano nel bosco a Cadorago, in una tenda. Il marocchino, che si trova in carcere a Como,  aveva già un ordine di carcerazione pendente sulla testa (prima sospeso e poi rinnovato il 19 settembre) e precedenti per spaccio di droga.

Ilaria Paoletti

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