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Schermata 2016-02-05 alle 16.00.40Roma, 5 feb – In risposta alla interrogazione dei solerti parrucconi dell’antifascismo di maniera, il Ministero degli Interni diffonde una mini statistica giudiziaria su CasaPound Italia, o meglio, sui procedimenti penali inerenti sui militanti o simpatizzanti: dal 2011 sono 359 indagati e 20 gli arrestati. A seguire, stracciamento di vesti dei paladini del politicamente corretto, colpiti come uno schiaffo futurista dalla precedente Informativa Ministeriale su CasaPound, a dire di questi ultimi troppo edulcorata. Come l’Espresso, che ha solertemente titolato “altro che bravi ragazzi quelli di CasaPound”, sottolineando  (strumentalizzando i numeri) come i suoi attivisti vengano colpiti da “un arresto ogni cinque giorni”. Ora, non sarà sfuggito ai più tecnici, non vuol dire esattamente un bel nulla 359 indagati e 20 arrestati, se questi dati non sono paragonati al dato, ben più indicativo, delle condanne passate in giudicato. Nella pratica della azione politica e sociale della Associazione, spesso contrastata manicheisticamente da frange di centro socialisti impuniti o anarcoantifatici in libertà, accade che folti gruppi di militanti vengano indagati per reati o contravvenzioni, che vanno dalla manifestazione non autorizzata ex art. 18 TULPS, alla occupazione abusiva ex art. 633 c.p., anche solo temporanea e a scopo dimostrativo, o, nei casi di aggressioni di gruppo subite e non pacificamente sopportate, per il reato di rissa ex 588 c.p.

I più smaliziati, tra i quali evidentemente non sono gli autori degli articoli a commento statistico, sanno che una denuncia non si traduce necessariamente in una condanna e che la maggior parte dei procedimenti si concludono, meritevolmente, con il nulla di fatto dell’archiviazione. Il dato realmente indicativo rimane quello delle condanne passate in giudicato, ovvero che hanno subito il vaglio dei due gradi del giudizio di merito e della Cassazione eventuale: sentenze irrevocabili, che sanciscono definitivamente il reato, la responsabilità. Oggi, il dato dei condannati per fatti di violenza tra i militanti di CasaPound Italia per circostanze che ineriscono attività dell’associazione è 1 condannato, per il quale è pendente ancora il giudizio di Appello. Il resto sono chiacchiere, poiché appare ben più ragguardevole l’enorme numero di indagati per altri fatti reato o contravvenzione attribuibili ad attività dell’Associazione, di fronte all’unica condanna per atti violenti: in realtà, la violenza non è tra le attività preponderanti o numericamente rilevanti di CasaPound Italia, come correttamente rilevato dall’informativa del Ministero dell’Interno sulle attività dell’Associazione.

Al contrario, è opportuno valutare un’altro dato statistico, questo che non fornito dal Ministero, di cui siamo a conoscenza per motivi professionali: i condannati per fatti di violenza contro CasaPound, ovvero contro i suoi militanti, le sue sedi, le sue librerie o altre sedi di attività associative. Ammontano, infatti, a 18 le condanne e i patteggiamenti dei violenti antifa’ di Cuneo, che assaltarono la locale sede di CasaPound il giorno della sua inaugurazione il 26 febbraio 2011; a 5 i violenti Carc e compagni che a Pistoia sono stati condannati per aver assaltato la sede locale di un circolo vicino a CasaPound; mentre sono 3 i giovani catanzaresi in trasferta condannati a Bologna a pene fino a 5 anni per aver lanciato una bomba molotov contro la locale sede dell’associazione e altri reati di contorno; 3, infine, i giovanetti ma già anarcoinsurrezionalisti condannati dal Tribunale di Parma a un 1 anno e 10 mesi per aver incendiato e tentato di far esplodere la casa di campagna di un simpatizzante dell’associazione. La violenza contro CasaPound stravince con un parziale di 1 a 34.

Domenico Di Tullio (Società degli Scudi)

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