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Ministero del Mare, competenze, potenzialità e rischi: cosa ci auguriamo che faccia

by Stelio Fergola
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Roma, 24 ott – Nasce il Ministero de Mare e del Sud, un dicastero senza portafoglio che dovrebbe occuparsi della valorizzazione delle coste e dei litorali, ma anche del controllo delle Capitanerie di Porto, il che potrebbe avere un riflesso non secondario, se dovesse diventare effettivo.

Ministero del Mare, competenze ancora non certe

Durante la scorsa legislatura Fratelli d’Italia aveva presentato un disegno di legge per istituire il dicastero. In essa era prevista una riorganizzazione di compiti e funzioni in materia di protezione del mare, quindi la tutela, difesa, vigilanza e controllo dell’ecosistema marino e costiero, di navigazione marittima, pesca e acquacoltura e di valorizzazione del sistema marittimo nazionale. Si leggeva, nella proposta, anche di “vigilanza sulle autorità portuali, le infrastrutture portuali e il trasporto marittimo”. Dunque alcune competenze trasferite dal Ministero dele Infrastrutture, ma anche dal Ministero della Transizione ecologica. Teoricamente, dunque, il ministero del Mare dovrebbe coordinare gli investimenti sui circa 8.300 chilometri di coste che ci sono in Italia, il che porterebbe alla promozione del turismo marittimo.

Ma oltre questo, l’attività potrebbe concentrarsi sul controllo dei porti. Il che non avrebbe un valore secondario, come riportava Nonsolonautica qualche giorno prima della nomina di Nello Musumeci, in quanto comporterebbe anche la gestione degli sbarchi irregolari sul territorio. La questione potrebbe condurre a una competizione interna tra Fratelli d’Italia e Lega, dal momento che la competenza sui porti dovrebbe essere trasferita dal ministero delle Infrastrutture, alla cui carica c’è appunto Matteo Salvini. Competenze ancora da chiarire, quindi, per un dicastero che se non dovesse avere nessuna delle competenze del Mims, come ipotizzato dall’Huffington Post, potrebbe diventare più di facciata che di sostanza. Noi, ovviamente, ci auguriamo che di sostanza ce ne sia eccome.

Cosa sarebbe auspicabile

Abbiamo volontariamente messo in secondo piano nella riflessione la parola “Sud” che fa parte della denominazione del ministero: non perché non sia importante, ma perché di “ministeri per il Sud” ne abbiamo già visti in passato. Sappiamo benissimo a cosa sarebbero dovuti servire e sappiamo altrettanto bene perché si sono rivelati delle semplici denominazioni senza sostanza: insomma, difficile fare più che augurarsi che le cose viaggino in direzione diversa, prima o poi.  Dal Ministero del Mare ci aspettiamo un maggior controllo del territorio sulle coste marittime, che rappresentano tre quarti dei confini italiani. Dunque da questo punto di vista un recupero della sovranità dello Stato sugli stessi: un elemento che negli ultimi decenni è stato messo fortemente in discussione (per usare un eufemismo). Ci aspettiamo che il coordimamento e gli investimenti sui porti possano condurre ad una proiezione maggiormente mediterranea degli scambi commerciali del Paese, anche nell’ottica di stabilire relazioni proficue con i Paesi nordafricani. Ci aspettiamo, ovviamente, anche la possibilità di un freno maggiormente efficace agli sbarchi e al dramma dell’immigrazione clandestina. Per chiudere, speriamo che il ministero abbia competenze reali e non soltanto di facciata: ma questo, per citare una popolare canzone, lo scopriremo solo vivendo.

Stelio Fergola

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