Roma, 24 ott – Il ministro della sovranità alimentare Francesco Lollobrigida parla del dicastero dal lui presieduto, come riporta Agenzia Nova.

Lollobrigida e la sovranità alimentare

Lollobrigida parla così del dossier agricoltura ereditato dal governo Draghi: “Faremo una valutazione su tutto, senza dimenticare la gestione ordinata del rapporto con il governo uscente. In prospettiva lavoreremo tenendo conto della precedente esperienza. Nei prossimi giorni entreremo nel merito dei dossier, che vanno approfonditi perché delicati e determinanti per questo settore”. Poi aggiunge: “Il nostro agroalimentare ha raggiunto oltre i 500 miliardi di produzione annua per oltre 50 miliardi di esportazione, ma poggia su un sistema estremamente fragile. La combinazione di fattori come l’aumento dei costi delle materie prime, dei carburanti, dei fertilizzanti e i costi della pandemia hanno ulteriormente messo in difficoltà un settore che era già fortemente in crisi, portandolo a livelli preoccupanti”. I numeri drammatici del settore sono riportati con freddezza: “Negli ultimi dieci anni hanno chiuso oltre 26 mila stalle, pari al 50 per cento del totale presente in Italia. Il reddito netto delle aziende è drammaticamente sceso del 60 per cento. Senza dimenticare l’Italian Sounding che vale 100 miliardi e sottrae risorse alla nostra economia. Bisogna togliere il limite ai terreni incolti: abbiamo 1 milione di ettari coltivabili. Dobbiamo aumentare la resa delle produzioni attraverso un piano nazionale di coltivazione che non può prescindere da contratti di filiera chiari. Attivare una legge sulle pratiche sleali, affinché non ci siano schiacciamenti sull’anello debole della filiera, ovvero il produttore. Investire sull’innovazione e mettere un freno alla speculazione sulle materie prime come il grano”.

La chiusura, ironica, sull’ignoranza assoluta (o la malafede) della sinistra italiana sull’argomento: “La sovranità alimentare è un principio che nazioni guidate da governi socialisti hanno inserito in Costituzione, come l’Ecuador e il Venezuela. La nuova denominazione del ministero, inoltre, è la stessa usata in Francia, che a differenza dell’Italia ha capito che difendere le proprie eccellenze alimentari è un dovere di ogni esecutivo. Il nostro obiettivo è tutelare l’economia agricola dalle aggressioni del mercato del falso che distorce miliardi di euro, rimettere al centro il rapporto con il settore per proteggere la filiera e il concetto di cultura rurale. Tutti i popoli hanno il diritto di definire le politiche agricole e alimentare. Anche gli italiani”.

Cosa ci auguriamo noi

Fa abbastanza sorridere, perché in linea di massima ci auguriamo tutto ciò che ha detto il ministro Lollobrigida. Insomma, magari recuperare indotto dai prodotti italiani contraffatti all’estero, tutelando il Made in Italy. Magari rendere più efficiente la filiera agroalimentare sfruttando il territorio anche per le quote ancora inutilizzate. Magari ripristinare il mercato interno dei propri prodotti, proteggendoli da importazioni insensate – e di scarsa qualità – provenienti da chissà quale angolo del globo, rilanciando anche l’occupazione e il lavoro del settore. Quindi, caro ministro e caro governo, non abbiamo chissà quali differenti aspirazioni rispetto alle vostre dichiarazioni. Ora però le parole dovranno tramutarsi nelle uniche aspirazioni che davvero contino: i fatti.

Stelio Fergola

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