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Roma, 9 mar – Il Partito Democratico rischia di scomparire. È questa la preoccupazione principale dell’ormai ex ministro dell’Interno Marco Minniti, emersa nel corso di un’intervista al quotidiano La Stampa. “Queste elezioni rappresentano una sconfitta storica per la sinistra – spiega Minniti -. Il colpo subito dal Pd con un risultato poco sopra il 18% diventa ancora più sconvolgente se lo guardiamo da vicino”. Secondo il ministro, dunque, lo spettro dell’”irrilevanza politica” è un pericolo concreto per i dem.
Lui si rifiuta di candidarsi alla guida di un partito che sembra essere ogni giorno di più su un binario morto e afferma che, visti i più che deludenti risultati del voto di domenica scorsa, “serve una riflessione severa, radicale, senza pregiudizi né freni. Negli ultimi anni si è messa troppa polvere sotto il tappeto ma la storia a un certo punto presenta il conto”.
È un’autocritica pesante quella che Minniti fa al suo partito, che nonostante la batosta subita sembra non volersi rassegnare alla sconfitta e guardare ad alleanze future. “Sarà una mia ignoranza, ma non ricordo un partito che – dopo aver perso le elezioni – si sia affrettato a discutere di alleanze: si tratta di una questione che interpella chi ha vinto e non chi ha perso le elezioni”, afferma l’ex ministro dell’interno che aggiunge: “Se un partito, dopo 5 anni di governo, passa dal 25 al 18,7%, è evidente che gli elettori non ti hanno incoraggiato a continuare. Sarebbe una serafica strafottenza ignorarli. E se lo fai, il loro voto lo perdi per sempre”.
Ma l’autocritica più forte arriva sull’antifascismo, divenuto la battaglia principale della sinistra mentre i populismi si mangiavano l’elettorato del Pd. “E’ come se fossimo stati privi di connessione con la realtà”, ha notato sconsolatamente il ministro dell’Interno uscente.
Anna Pedri
 
 
 
 

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4 Commenti

  1. Senza la tematica dell’antifascismo è possibile che gli ex PCI prendevano ancora meno voti. Il PCI ha quasi sempre difeso o coperto i delitti dei partigiani comunisti , indipendentemente dalla loro colpevolezza o meno e oggi i loro famigliari e discendenti politici possono ancora ringraziare gli ex PCI per non avergli macchiato “l’onore” e averne fatto degli eroi anzichè dei criminali.
    Ricordiamoci che i partigiani di Togliatti ,pupazzo di Stalin, come è emerso avevano l’ordine di fare attentati per scatenare le rappresaglie del governo RSI legittimo al fine di creare avversità alla RSI nella popolazione e di fare anche , dopo l’armistizio,pulizia etnica degli anticomunisti.Si calcola in 50 mila i morti ammazzati illegalmente(tra cui molte violenze sessuali e torture) dopo l’armistizio del 25 Aprile 1945 , compresi anche partigiani cattolici e piu’ di 100 preti uccisi dai partigiani comunisti.Alcuni di questi preti erano preti delle stesse brigate partigiane che si erano però opposti a violenze efferate! A proposito di questi episodi uno dei siti è;https://ricordare.wordpress.com
    Fu proprio il nascondere tutti questi fatti dopo la guerra da parte dei poteri forti, al fine di evitare conflitti sociali, che il popolo Italiano non ha mai fatto i conti con quel periodo in maniera obiettiva al fine di una riappacificazione tra le sue componenti con una base solida ed etica

    • Se non erro, è ciò che riporta Pansa nel suo libro “Bella Ciao” magari un po’ più inerente alle “cronache di guerra”.

  2. Cesare grazie x il link! Interessante. Questa parte della storia dovrebbe avere una sua giornata dedicata alla memoria come viene data alle deportazioni tedesche.

    • Luca, anche io lo avevo trovato interessante e sono contento che non era una opinione esclusivamente personale!!!

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