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Roma, 6 mag – Il portato più importante della sentenza di Karlsruhe è senza dubbio quello per cui, stando almeno ai giudici tedeschi, il loro dettato costituzionale è da considerarsi gerarchicamente superiore rispetto al diritto comunitario. Passaggio non da poco dopo anni di ubriacatura sul fatto che, laddove parlava la Corte di Giustizia, tutto quel che ne discendeva era legge cui inchinarsi pressoché senza fiatare.

Cosa ha deciso Karlsruhe

La corte costituzionale tedesca ha sancito che il Quantitative easing – il programma varato dalla Bce nel 2015 e tutt’ora in funzione – pur essendo teoricamente legittimo, deve essere adeguatamente motivato dall’Eurotower, chiamata entro tre mesi a dimostrare che la sua azione (non però in relazione all’acquisto di titoli nell’ambito del programma lanciato nel contesto dell’epidemia: ecco una possibile spiegazione del perché, a parte un paio di scossoni, ieri lo spread italiano non ha registrato sensibili sbalzi all’insù) non è sproporzionata. Questo in particolare per quanto riguarda gli effetti su risparmi e corsi dei titoli: cercando di tenere compressi, a livello complessivo di eurozona, i costi del finanziamento, la Germania da anni deve fare i conti con tassi ormai stabilmente sotto zero, con effetti non propriamente gradevoli per le sue banche, i suoi correntisti e persino i suoi conti pubblici.

Gli scenari: senza acquisti Bce è via libera alla Troika

Cosa può succedere? Qui il discorso si fa complesso, anche perché la Bce difficilmente riuscirà a dimostrare una qualche proporzionalità nelle sue azioni, a partire dal rispetto dei limiti di acquisto (parametrati alla partecipazione dei singoli Stati al capitale della Bce stessa) per arrivare alla durata limitata del programma. Quindi o si trova una scappatoia oppure la Bundesbank non sarà più autorizzata a partecipare – va sottolineato che non è la Bce ad effettuare direttamente gli acquisti sul mercato, ma lo fa per tramite delle banche centrali nazionali – al Quantitative easing.

Il che, sempre in teoria, è al più un problema tedesco, ma chiaramente senza il suo principale “azionista” il programma ne uscirebbe decisamente depotenziato. Il rischio è quello di interrompere l’attuale formamolto annacquata, ma questo passa il conventodi monetizzazione dei debiti sovrani dell’eurozona, spalancando così le porte ad altri e più preoccupanti scenari.

Senza l’intervento diretto della banca centrale, infatti, l’unico modo di rendere sostenibili le finanze dell’eurozona passa tramite quanto già sperimentato negli ultimi anni, dal “trattamento Grecia” in avanti. È la stessa Karlsruhe a dirlo, quando spiega che “il Pspp (il programma di acquisto di titoli del settore pubblico, che è componente del Qe, ndr) potrebbe produrre effetti in termini di assistenza finanziaria pari a quelli che si produrrebbero in coerenza con gli articoli 12 e seguenti del Trattato istitutivo del Mes”. Tradotto: se già esiste il Mes, perché c’è bisogno della Bce?

Filippo Burla

11 Commenti

  1. I tedeschi non hanno riconosciuto le loro leggi subordinate a quelle europee come hanno fatto i maggiordomi italiani:loro possono ancora opporsi allo strapotere di burocrati non eletti mentre noi dobbiamo chinare la testa.Cosi’ la Germania ha potuto fare come voleva, esportando piu’ del consentito dagli “accordi europei” grazie ad un cambio fisso chiamato euro che favorisce solo il piu’ efficiente sul lato dei costi

  2. MAPPORK…
    tradotto:
    finitela con questo mes che gli italiani _NON _VOGLIONO,
    O ANDRA’ A FINIRE CHE FINISCE LA UE:
    dopo non dite che non siete stati avvertiti….
    un tavolo può anche stare in piedi,con tre gambe:
    ma con due,no.