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Roma, 6 mag – “Henri e Sergio sono usciti di strada e la macchina ha preso fuoco”: parole piene di dramma quelle del co-pilota Bernacchini rivolte a Cesare Fiorio, Team Manager del Lancia Martini Racing. Quest’anno ricorre il 32° anniversario della tragica scomparsa di Henri Toivonen e del suo navigatore Sergio Cresto, due piloti straordinari finiti, però, nel baratro del dimenticatoio. Quel dannato “Tour de Corse” del 1986, che ha privato il mondo dei motori di due dei suoi migliori atleti.

La famigerata vettura sulla quale i due giovani sono andati in contro al loro destino era la leggendaria Lancia Delta S4. Non era una macchina, era “la” macchina per eccellenza di quel periodo come afferma l’ingegner Lombardi responsabile, assieme all’ ingegner Limone, del suo sviluppo: “Era la macchina che il mondo ci invidiava”. Per farci un’idea di cos’era capace quest’auto basti pensare che era in grado di passare da 0 a 100 km/h in 2.3 secondi (una Bugatti Veyron impiega circa due decimi in più).

Una macchina vincente fin da subito con il finlandese Toivonen che domina la prima prova del mondiale. La terza prova preannunciava già, in un certo senso, la tragedia: una Ford RS2000 perse il controllo e si schiantò sulla folla. Trenta persone vennero investite e in tre morirono. Dopo questa strage segue la prova in Kenya prima di arrivare al giorno nefasto: il fine settimana tra l’1 maggio ed il 3 maggio 1986 durante il quale si svolse la 30esima edizione del “Giro di Corsica”. Toivonen domina le prime prove speciali davanti al francese Bruno Saby. Il finlandese dominava incontrastato. Una curva secca a sinistra fa perdere, però, il controllo della sua vettura che cade rovinosamente giù per un burrone schiantandosi su di un albero. Il serbatoio, compresso, si infiammò e i due piloti morirono avvolti dalle fiamme. Ironia della sorte: Toivonen aveva scelto come numero di gara il “4”, lo stesso numero di gara di Attillio Bettega, lo sfortunato pilota della Lancia Delta 037, altra fuori serie della casa di Torino, scomparso esattamente un anno prima, il 2 maggio 1985, sempre al “Tour de Corse”.

Questo disastro sarà la causa dell’abolizione delle “Gruppo B”, la categoria di vetture affini alla S4, auto dalle prestazioni spaventose, spettacolari ma troppo pericolose sia per i piloti che per gli spettatori: “Sono arrivate a un limite talmente alto da superare la velocità di pensiero del pilota stesso”, ebbe a dire lo stesso Toivonen. Parole che sarebbero risuonate tragicamente profetiche.

Tommaso Lunardi

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3 Commenti

  1. Grazie per aver ricordato un grande pilota e uno sport tanto bello! Non se ne parla quasi mai in Italia di rally, ma è uno sport motoristico affascinante ed emozionante, che raccoglie migliaia di tifosi anche per le gare regionali! A livello mondiale è la massima espressione di capacità di guida, molto più che F1 o gare in pista, i piloti corrono a 200 all’ora tra salti e alberi, passando da terra ad asfalto e da ghiaccio a fango.. di traverso come fosse la normalità! I rally non portano introiti perché sono difficili da seguire, perché non sono racchiusi in un circuito con tribune e non sono fatti da attori robotizzati ma da uomini veri!! I rally portano guadagno ai comuni cittadini, agli albergatori e ai ristoratori, ai panifici e alle botteghe. Sono i piloti della gente e questo nessuno lo potrà mettere mai in discussione…

  2. entrambi morti il 2 maggio al tour de corse.
    bettega sulla strada tra aullene e zerubia, toivonen e cresto sul colle d’ominanda sopra corte. troverete le stele lungo la strada.
    c’era la leggenda (o forse verita’..) che toivonen in un test in pista all’estoril, sul bagnato, con l’s4 fece un tempo che gli avrebbe consentito di partire dalla terza o quarta casella di F1….. !!!
    nonostante sia cambiato il mondo i rally rimangon ancor oggi un gran bello spettacolo da vivere!

  3. un pò di tristezza ripensando a quando in Italia si costruivano macchine e si trovavano piloti pronti a tutto per svilupparle per tutti.

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