Il Primato Nazionale mensile in edicola

New York, 15 mag – La scorsa sera Patrick Steven Morrissey, ex leader degli Smiths, band di culto degli anni ottanta, è stato ospite del talk show di Jimmy Fallon per esibirsi con un pezzo del suo ultimo album di cover, California Son. Ma una spilletta che ha deciso di indossare ha scatenato non poche polemiche.

Il cantante, che il 22 maggio compirà 60 anni, ha deciso infatti di appuntarsi sul petto la spilletta di un movimento nazionalista inglese, il For Britain MovementIl partito è stato fondato dall’attivista Anne Marie Waters: la Waters faceva parte, inizialmente dell’Ukip di Nigel Farage ma lei e i suoi seguaci sono stati definiti dallo stesso “razzisti e nazisti” e costretti a lasciare il partito. La decisione di Morrissey di portare la loro spilletta non dovrebbe lasciare sorpresi, tuttavia: già nell’aprile del 2018 aveva espresso le proprie simpatie per il movimento della Waters, negando di essere razzista e dicendo, anzi, che farebbe “qualsiasi cosa per i miei amici musulmani, come so che loro farebbero qualsiasi cosa per me. Per questo la nostra unica salvezza è il For Britain Movement“.

Nel gennaio del 2013, l”interprete di There is a light that never goes out, in un’intervista per la rivista Loaded, si è definito un grande fan di Nigel Farage: “I suoi punti di vista sono piuttosto logici, specialmente quando si tratta dell’Europa”. Grande fan della Brexit, Morrissey è al centro delle polemiche e delle accuse di razzismo sin dagli anni del suo apogeo, gli anni ottanta. Duramente criticate furono le sue canzoni National front disco e Sweet and tender hooligan.

Adesso la stampa musicale grida allo scandalo e dibatte sul continuare ad ascoltare Morrissey e il suo gruppo storico, gli Smiths, che sono alla base delle conoscenze musicali di qualsiasi hipster democratico che si rispetti. I censori del politically correct si abbatteranno anche sulla carriera di Morrissey o preferiranno non privarsi dei suoi testi introspettivi e romantici? Se prevalesse quest’ultima ipotesi, allora in questo mondo di isterismi antisovranisti la musica della band di The queen is dead  sarebbe l’unica riuscita a salvarsi dalla furia iconoclasta dei radical chic.

Ilaria Paoletti

La tua mail per essere sempre aggiornato

2 Commenti

Commenta