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Roma, 1 lug — L’Italia ha il tasso di mortalità infantile tra i più bassi del mondo — inferiore anche a Francia, Germania e Regno Unito — ma a livello territoriale si presenta drammaticamente spaccata in due.



Nel Sud allarme mortalità infantile

Secondo i dati diffusi dall’Istat e ripresi dalla Società italiana di pediatria (Sip) un bambino nato nel Mezzogiorno ha un rischio di morire nel primo anno di vita maggiore del 50% rispetto a un bimbo del Nord. Spiega Mario de Curtis, già ordinario di Pediatria dell’Università La Sapienza nonché Direttore dell’Unità di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico Umberto I di Roma: «Su 10 mila bambini che nascono ogni anno, la Sicilia, la Calabria e la Campania guadagnano la bandiera nera, mentre la Toscana, il Veneto e l’Emilia Romagna si mostrano come le più virtuose».

La metà delle morti infantili di tutto lo Stivale avviene al Sud

La variazione territoriale si fa drammaticamente evidente se si considerano le percentuali dei decessi. Nel Sud, dove si è avuto il 35,7% di tutte le nascite, le morti neonatali e infantili sono state rispettivamente il 48% e il 45% di quelle avvenute in tutto lo Stivale. 
Non è così a livello nazionale, dove nel periodo 2006-2018 si è verificata una progressiva diminuzione della mortalità neonatale (nei primi 28 giorni di vita) e infantile (nel primo anno di vita). Nel 2018 i decessi infantili sono stati 1.266, e la mortalità neonatale del 2,01 per 1.000. 

 

«Le cause sono legate ai problemi di ordine economico, sociale e organizzativo — spiega De Curtis — se osserviamo la mortalità neonatale per distress respiratorio (problematica che può essere presente nei neonati pretermine) vediamo che chi nasce al Mezzogiorno ha tassi di mortalità molto più elevati rispetto a chi nasce al Nord e al Centro». Conclude lo specialista: «Le donne che hanno una gravidanza a rischio, con parto pretermine e ritardo di crescita sono circa l’8-10% del totale e dovrebbero potersi ricoverare nelle strutture che possano assisterle in situazioni di emergenza. Senza contare che anche una gravidanza decorsa normalmente poi può complicarsi al momento del parto».

Cristina Gauri

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