Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 6 apr – Morti che non fanno notizia. Che non sono in mare. Che non sono necessariamente stranieri. Ma che cadono falciati da una immaginaria mitragliatrice in una guerra che invece è vera. Verissima. E mai vinta. Quella che viene combattuta contro gli incidenti sul lavoro. L’ultimo è un operaio di Lentella, in Molise, che ha perso la vita cadendo dal tetto di un capannone. I penultimi sono due operai campani che lavoravano nel Milanese: sono stati schiacciati dal crollo di una parete in costruzione in un cantiere ferroviario. I terzultimi due coltivatori schiacciati dal proprio trattore: uno a Avellino, l’altro a Roma.

Ma l’elenco è sterminato. E in continuo, tragico aggiornamento. Come ricorda l’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro, da inizio anno sono deceduti 162 lavoratori. Si arriva a 345 se si considerano quelli morti sulle strade durante gli spostamenti casa-lavoro e viceversa. Numeri agghiaccianti. Anche solo fermandosi a quelli che hanno concluso la loro esistenza direttamente sul posto di lavoro, stiamo parlando di 1,74 persone al giorno. Come girate la data del vostro calendario, ogni giorno è macchiato da quasi due morti sul lavoro. Per le quali difficilmente vedrete stracciarsi le vesti da opinion leader e politicanti vari.

L’Ugl ha nelle scorse settimane dato vita a un vero e proprio tour dal titolo “Lavorare per Vivere” per sensibilizzare sul tema. Ma le soluzioni concrete per arginare una vera e propria emorragia continuano a mancare Lo scorso anno le vittime sono state 1133. Sempre secondo l’Osservatorio, a condurre la tragica classifica è la Lombardia con ben 20 morti da inizio anno, seguita dal Lazio (18) e dalla Sicilia (13). Quasi a ribadire, nel sangue, che l’Italia è una. Da Nord a Sud. Tragicamente, in questo caso. Sinora, con tutti gli scongiuri del caso, solo la Basilicata non è entrata in classifica. E a proposito della Capitale, o meglio della sua provincia, gli incidenti sul lavoro hanno già superato (del 28 per cento) il totale dell’intero 2018.

Va poco meglio se si guarda al dato nazionale: nei primi tre mesi dell’anno la crescita degli incidenti mortali è stata del 3,9 per cento. E, dato incredibile quanto significativo, l’aumento è del 16,7 per cento rispetto a quando l’Osservatorio ha aperto i battenti nel 2008. La sicurezza, come un po’ tutte le garanzie per chi lavora, sono sempre più un optional nell’era del turbocapitalismo, anche nella versione più o meno stracciona come quella italiana.

Fabrizio Vincenti

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

Commenta