Roma, 16 mar – Mosca propone, Kiev rifiuta. Almeno, questo sembra lo stato attuale dei negoziati riportati nei suoi ultimi aggiornamenti dall’Ansa.

Mosca favorevole a una neutralità, Kiev (ancora) no

Il Cremlino la pone così, affermando che un compromesso su un’Ucraina neutrale secondo i modelli austriaci o svedesi “è possibile”. A dirlo è il portavoce di Mosca, Dmitry Peskov, che afferma: “Questa è un’opzione che viene discussa ora e che può essere considerata un compromesso”. Da sponda ucraina, però, non arrivano risposte positive. Volodymyr Zelensky infatti rifiuta questa forma di neutralità del Paese, chiedendo garanzie di sicurezza. E lo ribadisce anche il capo negoziatore ucraino Mykhailo Podoliak: “L’Ucraina è in uno stato di guerra diretta con la Russia. Pertanto, il modello può essere solo ucraino”, aggiungendo che il Paese vuole “garanzie di sicurezza assoluta” contro la Russia con un “accordo i cui firmatari si devono impegnare ad intervenire a fianco di Kiev in caso di aggressione”.

La svolta mancata

La svolta, solo poche ore fa, sembrava un passo, proprio con la stretta sull’Ucraina neutrale. Il capo negoziatore russo ai colloqui con l’Ucraina, Vladimir Medinsky, aveva infatti riferito sulla disponibilità di Kiev a trattare sulla “neutralità smilitarizzata, stile Austria o Svezia, con un proprio esercito”. “Sono in discussione tutta una serie di questioni relative alle dimensioni dell’esercito ucraino”. Medinsky aveva aggiunto che Kiev “ha già lo status di neutralità” nella sua Costituzione e che proprio basandosi su di esso “si ritirò dall’Unione Sovietica nel 1991. Chiaramente la questione chiave per noi è lo status della Crimea e del Donbass, così come una serie di questioni umanitarie, i diritti della popolazione russofona, lo status della lingua russa”. Tutto questo, prima che il premier ucraino Zelensky rifiutasse, dopo aver anch’egli sostenuto che “i colloqui con la Russia continuano e sembrano più realistici”.

Stelio Fergola

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