Roma, 16 giu – “Nessuna strada a Roma sarà dedicata a Giorgio Almirante”, ha dichiarato qualche giorno fa l’augusta sindaca Virginia Raggi, mentre i consiglieri del M5S preparavano precipitosamente una mozione per vietare l’intitolazione di strade ad esponenti del “disciolto partito fascista o persone che si siano esposte con idee antisemite o razziali”. Come è noto, questa ridicola alzata di scudi è stata provocata dal voto in aula della mozione approvante l’intitolazione al venerando defunto leader missino Almirante, che eppure frequentò per decenni gli scranni democratici, con quasi sempre una infinitamente maggiore agibilità appunto… “democratica” che non di questi ultimi tempi tormentati di dittatura della mediocrità e del politicamente corretto (questa sì terribilmente liberticida).
Comunque, se queste della Raggi e sodali sono le regole del gioco, attendiamo – ma mi sa che attenderemo a lungo, come ‘en attendant Godot’ – che si prendano severi provvedimenti, di damnatio memoriae nei libri, nella toponomastica stradale, nel foro della memoria orwelliano, anche contro questi altri personaggi del “disciolto partito fascista o che si siano esposti con idee antisemite o razziali”, come da monito raggiesco.
Sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessità ineluttabile di questa guerra, intesa come una ribellione dell’Europa ariana al tentativo ebraico di porla in stato di schiavitù […] “Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza, infatti, sarebbe una vittoria degli ebrei. A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di dovere, in un tempo non lontano, essere lo schiavo degli ebrei?
Il mammasantissima dell’antifascismo Giorgio Bocca, 14 agosto 1942, su “La Provincia Granda”, giornale della federazione fascista di Cuneo.
L’opera di purificazione è indispensabile specialmente nelle maggiori città dell’Italia […] Roma, dove ci sono troppi ebrei, compresa”.
“[Guardando al cinema] ‘Süss, l’ebreo’ molta gente apprende che cosa è l’ebraismo, e ne capisce i moventi della battaglia che lo combatte”.
Il solitamente mansueto “giornalista più amato dagli italiani” Enzo Biagi, 1941.
Addis Abeba è italiana! La pace è ristabilita! Vittorio Emanuele III Imperatore d’Etiopia! Il popolo italiano è ancora nell’entusiasmo di queste notizie. Riecheggia ancora il grido commosso del Duce: Viva l’Italia! A questa Italia dalla volontà possente il mondo guarda attonito, perplesso, ammirato. All’esercito vittorioso, alla Maestà Imperiale del Re, al suo Duce, al Maresciallo Badoglio, il popolo italiano ha elevato l’espressione della sua riconoscenza… Anche il nuovo Impero dell’Italia in Africa ha da avere un significato spirituale. Fondato sotto i segni del Littorio esso è l’erede di Roma imperiale; ha dietro a se la più fulgida tradizione della storia, quella in cui s’è innestato il tralcio rinnovatore di Gesù Cristo… L’Italia ha oggi in Africa Orientale non le sue floride colonie, ma il suo Impero, perché attua anche laggiù i principi mussoliniani del ‘vivere pericolosamente’, del ‘credere, obbedire, combattere’; perché pone sull’Acrocoro, cuore dell’Africa, un segnacolo di quella civiltà che è nella sua essenza positiva, la civiltà cristiana”.
Scritto più fascista di così non si può dell’eminente politico DC e studioso Paolo Emilio Taviani, “padre della repubblica e della costituzione”, già “capo partigiano e liberatore di Genova delle armate nazifasciste” – lui tutto da solo, eh! – apparso il giugno 1936 su Vita e Pensiero, organo dell’Università Cattolica.
Nel convegno di Dottrina del Fascismo si è sottoposto ad esame, quest’anno, un tema ampio ed assai importante: ‘Principi e valori universali del fascismo’. Tutta la portata dell’argomento, era, a ben guardare, nel suo carattere di centralità. Perché è evidente che tutti gli aspetti della vita fascista e non già soltanto di quella strettamente politica, prendono luce particolare, quando siano valutati di fronte ad un nucleo essenziale di dottrina, di cui siano riconosciuti i caratteri di universalità. É proprio e solo per questo, che si pub parlare di un nuovo, completo sistema di civiltà fascista, tale che imponga all’Italia particolari compiti nella ricostruzione dell’agitato scacchiere politico europeo, le prospetti particolari problemi di politica educativa, determini un’attenta ricerca di valori, che nelle arti, nelle lettere, nelle scienze, esprimano il valore fondamentale del Fascismo nella storia della civiltà. Il tema del convegno di dottrina del Fascismo è apparso così il tema centrale di questi Littoriali della Cultura dell’Anno XVI”.
Un cameratissimo Aldo Moro, su “Azione Fucina”, Palermo 1938.
Sarà, sotto l’egida dell’Asse invincibile, la nuova Europa del Diritto, della Giustizia, della Libertà, dell’Amore. L’Europa dell’Avvenire… Solo con la solidarietà e la fraternità fra i diversi popoli si può realizzare un ordine duraturo e fecondo; che è poi l’obiettivo di quel blocco di Paesi che fa capo al Patto Tripartito tra Italia, Germania e Giappone
Il fu senatore Repubblicano e presidente del consiglio Giovanni Spadolini, su “Augustea”, gennaio 1942.
La vena del nostro destino batte più forte. Prima di affrontarlo, ci confessiamo. […] In ciascuno di noi vibra una salda coscienza, e plasmato il senso del dovere e del co-mando, è vivo l’entusiasmo per uno scopo chiaro e netto: la Patria fascista. Con questo spirito le imperfezioni contingenti non contano più, sono superate in partenza. Per la guerra siamo maturi, e il suo invito ci trova con la baionetta in canna… La guerra non ci ha traditi… La guerra è incominciata da poco, ed è nostra. Il cuore teso al Sovrano, sotto la guida del Duce, noi siamo pronti a combattere, noi abbiamo la certezza della Vittoria”.
Il poi partigiano, democristianissimo ministro del lavoro Carlo Donat Cattin, protettore del figlio terrorista di sinistra e infine indimenticato ministro della sanità all’AIDS, su “Giovinezza” del 18 dicembre 1942.
Gli stradini avrebbero molto da fare, se Godot infine arrivasse.
Andrea Lombardi

7 Commenti

  1. Troppo preciso e cortese tale impeccabile articolo……….non vengono menzionate le deiezioni sinistre che infangano le vie e la toponomastica delle nostre città, le stesse citta’ spesso luride ed in balia della negritudine tanto amata dai piddini……… Auguri

  2. Maurizio Barozzi
    ALMIRANTE – AFFINCHE’ I GIOVANI SAPPIANO E GLI ANZIANI RICORDINO.
    • Giorgio Almirante, classe 1914, figlio di attori, diverrà un grande attore, affabulatore di qualunquisti e guitto politico del dopoguerra.
    • Scrive quattro storielle su “La Difesa della Razza”, che in futuro rinnegherà in toto, e intanto il “razzista” nasconde sotto al ministero un ebreo. Siccome siamo in guerra e non ne informa il suo ministro Mezzasoma, questo è tradimento!
    • Il 25 aprile ‘45 saluta Mezzasoma che gli dice: “vado a morire con il Duce”, e quindi lui con preveggente saggezza, lesto pede, si invola dalla parte opposta per andarsi a nascondere in casa del solito ebreo.
    • Nel primo dopoguerra, mentre vengono ricercate e arrestate persino le Ausiliare, lui che è stato ufficiale della Brigata Nera ministeriale, penna razzista e segretario di redazione alla Difesa della Razza, stranamente non viene ricercato o infastidito, consentendogli di partecipare alla costituione del MSI che dovrà essere guidato da un gruppetto di autentici furfanti (casuale).
    • Nel neo costituito MSI si spaccia per un sostenitore del “sociale”, ma a seconda delle convenienze accentuerà o attenuerà questa definizione.
    Da vero saltimbanco, ad ogni congresso del partito si attesterà sulle posizioni di sinistra oppure di destra , senza riuscire a defenestrare il liberale Michelini che controlla le “casse”. Preso finalmente in mano il partito nel 1969 mostrerà il suo vero volto di conservatore, bottegaio, gretto qualunquista e forcaiolo, edificando la cloaca della Destra Nazionale.
    • Al congresso missista di Pescara del 1965, vi arriva come leader della corrente sociale di “Rinnovamento”, che ottiene ampi consensi e dimostra di essere in grado di defenestrare il liberale Michelini. Ma il giorno prima del congresso, tradisce tutta la base speranzosa in Rinnovamento, accordandosi con Michelini. Rischierà seriamente di essere linciato dai tanti camerati arrivati a Pescara pieni di speranze di cambiamento e cosi turlupinati.
    • Nel 1967 / ‘68, anno di inizio della strategia della tensione in Italia, si scatenano alla Università scontri violenti contro l’autorità accademica, occupazioni di facoltà e saltano tutti gli schemi: la rivolta, trasversale, è contro il sistema e i partitini dell’ORUR. Puntuale Almirante si presenta sul posto con Caradonna, e gruppi di mercenari picchiatori delle sezioni, assieme a imbecilli vari. Il gioco è di far rientrare la rivolta nei soliti schemi fascimo – antifascismo, comunismo – anticomunismo. lI PCI, anche lui scavalcato dalla contestazione sta al gioco. Sara’ l’inizio di una faida sanguinosa negli anni di piombo. Tanti adolescenti massacrati per niente, ringraziano.
    • A marzo 1970 l’attore da sfoggio di tutto il suo talento facendo uso del falso e dell’inganno. Al Consiglio Nazionale missista, nella ricerca del facile applauso, afferma che mentre gli altri prendono gli ordini da Mosca o da Washington, lui li prenderebbe dall’Oltretomba. Tutti i povjeri gonzi, pensando al Duce, lo applaudono a lungo. Ma l’attore non pensava a Mussolini, ma a Michelini per il quale non manca occasione di osannare non comuni (e sappiamo quali sono) pregi.
    • Nel 1971, segretario Almirante, il MSI, con i finanziamenti avuti dagli USA (Nixon), si appresta a mettere in piedi il baraccone della Destra Nazionale. Almirante deve indossare il doppio petto, ha bisogno di rifarsi una sua verginità democratica, in quanto dovrà inglobare, monarchci, liberali, qualunquisti, democristiani di destra, tromboni trombati dei Servizi e delle Forze armate, persino ex venticinqueluglisti, insomma la melma della conservazione nazionale.
    Ha così la geniale idea di recarsi a rendere omaggio a Porta S. Paolo a Roma, alla Resistenza ed espresse il desiderio di recarsi in Sinagoga. L’anno successivo, nell’aprile del 1972, giunse «ad esaltare i valori della Resistenza in quanto valori di libertà». Quello “strappo”, così pubblico di Almirante alle tradizioni, sia pure retoriche che i missisti avevano sempre sbandierato, produsse lacerazioni e forti proteste nella base missista. Tutti starnazzamenti che poi, di fronte all’effimero e transitorio successo elettorale che per un paio di anni si sarebbe offerto al MSI, consentendo di mettere le dita nella marmellata, vennero ben presto riassorbiti.
    • Il 28 ottobre del 1973 il massone Caradonna ebbe una lettera di ringraziamento dal rabbino Elio Toaf per le sue posizioni e del partito filo sioniste.
    Almirante, filo atlantico e grande amico degli Usa da sempre, ebbe cura di portare con sé, questa lettera, nel suo viaggio in America dello stesso anno.
    POTREMMO PORTARE TANTI ALTRI ANEDDOTI, MA A CHE SCOPO?
    NON È SULLE “POSIZIONI POLITICHE”, SIA PURE INFAMI E VOLTAGABBANA, DI ALMIRANTE CHE SI PUÒ GIUDICARE UN POLITICO.
    MA LO INCHIODA IL SUO CINQUANTENNALE TRADIMENTO DEGLI INTERESSI NAZIONALI, PER AVER SEMPRE SOSTENUTO QUELLI OCCIDENTALI E STATUNITENSI.
    UN VERO TRADIMENTO DI QUELLA PATRIA DI CUI SI RIEMPIVA LA BOCCA PER ABBINDOLARE I GONZI.
    E ORA INTITOLATEGLI PURE QUALCHE LATRINA

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