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Roma, 22 apr – Arriva dalla Francia la nuova serie tv che è stata accostata a Black Mirror, ormai un caposaldo nel genere della fantascienza ambientata in un futuro incredibilmente vicino, dove le tecnologie sono avanzatissime e ancora più al centro della vita delle persone. Questa nuova produzione, intitolata “Osmosis“, ha debuttato sulla piattaforma Netflix lo scorso 29 marzo, con una prima stagione in otto episodi.



L’anima gemella tramite app

L’opera nasce da un’idea originale di Audrey Fouché (già sceneggiatrice nell’ottima miniserie horror Les Revenants) e si incentra attorno a una nuovissima “app” per incontri amorosi – il cui nome è Osmosis, appunto – che promette agli iscritti niente meno che la rivelazione della propria anima gemella, in realtà già celata nelle connessioni cerebrali di ciascuno.

In un puzzle neuronale decodificabile con certezza solo dalla tecnologia proposta, i nanorobot incapsulati in una pillola, una volta ingoiata come una qualsiasi medicina, si fondono con il cervello dell’utilizzatore leggendo sensazioni, ricordi ed emozioni, per poi filtrare il tutto in un grande pentolone di social media e big data: ecco la ricetta dell’amore perfetto.

Gli sviluppatori di Osmosis sono i protagonisti della serie Esther e Paul Vanhove, fratello e sorella, e pochissimi altri collaboratori (come l’androgina Billie), le cui vicende si intrecciano, puntata dopo puntata, con quelle di alcune delle “cavie” umane che si sono sottoposte volontariamente al test finale prima della messa in commercio del prodotto.

Nulla andrà come previsto, ma non nella maniera in cui ci aspetteremmo di scoprire, o ci saremmo aspettati dagli sceneggiatori di Black Mirror. Nel trailer appare una domanda provocatoria che rimanda subito al tema centrale di parecchi episodi: “Se la scienza potesse garantirti l’amore, diresti di sì?”

Né utopia, né distopia

Se in Black Mirror è lo strumento tecnologico a volgersi contro l’umanità, in Osmosis si è spinti semmai a interrogarsi sull’umanità prigioniera di insicurezze, paure e ossessioni. Lo scenario non è di per sé né distopico né utopico. Non mancano momenti drammatici all’interno della trama principale e delle sottotrame, che non vi sveleremo per non sottrarvi alcuna sorpresa, ma sentiamo di consigliarvi una serie che, lungi dall’essere perfetta, sembra voler riportare la discussione su un piano che non sottrae le persone alle proprie responsabilità, al di là di qualsiasi tecnologia sia in gioco. In un mondo dove troppo spesso si va alla ricerca di una scusa, Osmosis sceglie un’altra strada. E già soltanto per questo merita una possibilità.

Alice Battaglia

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