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terrorismo in EuropaRoma, 23 mar – In seguito all’attacco terroristico di Londra sta rispuntando fuori una vecchia frase di Sadiq Khan, primo cittadino (pakistano!) della capitale inglese. “Gli attacchi terroristici sono da mettere in conto se si vive in una grande città”, disse il sindaco nel settembre 2016. In queste ore, Donald Trump Jr., figlio del presidente degli Stati Uniti, ha duramente polemizzato con Khan ritirando fuori un vecchio articolo in cui era contenuta la frase incriminata. La quale, del resto, a prescindere dal contesto in cui fu pronunciata, esprime una posizione largamente dominante. Quella, cioè, secondo cui “di questi tempi va così”: saltare in aria in una metropolitana, essere trucidati a un concerto, venire investiti mentre si va a passeggio sarebbe qualcosa che fa parte dello stile di vita moderno, come internet, i cellulari o la pubblicità. Come se la gente morisse per qualcosa che è nell’aria, che arriva come la pioggia.

A Londra, si sa, alla pioggia sono abituati, tant’è che solo i turisti si portano appresso l’ombrello. Il londinese è fatalista, se piove ci si bagnerà, tanto può succedere ogni giorno, in qualunque momento. Ecco, ci vorrebbero far credere che per il terrorismo sia la stessa cosa. E invece no, non ci stancheremo mai di ripeterlo: il terrorismo rientra in un preciso modello, è figlio di determinate scelte e non di altre, ha a che fare con certi valori. Non è per caso o per lo spirito del tempo che Amri si trovava a Berlino, che Abdeslam si trovava allo Stade de France, che l’ancora ignoto terrorista “britannico” si trovava a Londra. Questa convivenza forzata fra popoli e culture è figlia di un modello di convivenza che ha fallito.

Esiste qualcuno (persone, partiti, ideologie) che ha aperto la porta all’invasore, che ha piazzato il nemico nei nostri quartieri. Esiste qualcuno che ha voluto, organizzato e sostenuto le “primavere arabe”, esiste qualcuno che ha condotto e sta conducendo una campagna contro la Siria, esiste qualcuno che ha armato i “foreign fighters” chiamandoli “ribelli moderati”. I popoli europei non devono “convivere” con tutto ciò, devono individuarne i responsabili e cacciarli a pedate, riprendendo in mano il proprio destino.

Adriano Scianca

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