Roma, 11 giu – Neanche Salvini è in grado di fermare il caldo africano. Neanche Orban, neanche Trump, neanche tutti loro messi insieme: i supereroi che hanno deciso di sfidare le ondate (calde) migratorie opponendosi a quanti, facendo spallucce, ci ammonivano della inevitabilità del disagio e dei problemi provenienti dalla fascia meridionale del pianeta. Adesso, in estate, non solo arrivano più immigrati festosi e danzanti, arrivano pure le ondate di caldo insopportabili per chiunque non possa passare i tre mesi estivi svaccato su una spiaggia o a 2500 metri d’altezza. Dunque per tutti noi. E col caldo arrivano i bollettini meteo probabilmente fatti da mitomani che ogni estate, da almeno centocinquantamilioni di anni a questa parte, prevedono l’estate più calda della storia dell’uomo.

Se le estati fossero sempre più calde di anno in anno, esattamente come riportato da ambientalisti e reparti simili, oggi staremmo vivendo un mese di giungo con trecento gradi all’ombra di media. Invece siamo sempre attorno ai 35-40, dopo un mese di maggio tutto sommato vivibile viste le temperature miti se non freddine. Poi i meteorologi si sperticano in consigli non richiesti, e a cui tutti noi non potremmo mai arrivare da soli, che somigliano alle massime di Gad Lerner su come approcciarsi agli afro-islamici imbarcati in fatto di realismo e astuzia. Signori e signore da domani arriverà il caldo africano con picchi di 40 gradi, il primo consiglio che ci sentiamo di darvi è di non girare con un visone sulle spalle anche se l’idea potrebbe sfiorare molti di voi. È meglio scoprirsi evitando i pantaloni di velluto e il dolcevita di cachemire, i guanti di montone lasciateli nell’armadio e per la sciarpa aspettate almeno ottobre.


Poi sarebbe il caso di evitare di far colazione col mezzo chilo di tiramisù avanzato dalla sera prima, per pranzo scansare le lasagne e per cena preferire l’insalata al capriolo in umido che l’amico bracconiere vi aveva fornito mesi fa. Le bottiglie d’acqua non tenetele al sole sul terrazzo, magari infilatele, tra i rimasugli di cervo e di fagiano, nel frigorifero cosicché divenga freddina: sappiamo che molti di voi tenderebbero a berla bollente. A proposito di acqua: quando andate a correre per tentare di presentarvi decentemente al mare tra qualche settimana evitate la fascia oraria che va da mezzogiorno alle tre di pomeriggio. Se avete la possibilità, portatevi dietro una borraccia visto che, udite udite, suderete molto e trattenetevi dal riempirla di whisky invecchiato settant’anni. Vi sveliamo un segreto: non vi disseterebbe.

Se avete genitori anziani proponetegli di installare un condizionatore nel loro minuscolo appartamento solitamente posto al quarantesimo piano di un qualche palazzo popolare con le finestre fatte di plastica: dovete sapere che altrimenti patirebbero caldo. Al fine di erogare un buon servizio vi chiediamo gentilmente di recarvi coi rispettivi anziani genitori, sul bordo di una qualsiasi fontana pubblica della vostra città durante le ore di punta: sappiamo che è contrario a quanto detto fin ora, ma è necessario per montare il giusto servizio estivo coi vecchi che smadonnano mentre riflettono se lanciarsi nella fontana o no.

In Sardegna imperversano le cavallette divenute numerosissime anche grazie al caldo torrido: devastano i campi e le mucche non hanno di che nutrirsi. Per affrontare la questione, è necessaria una combo di forze e di consigli provenienti dai climatologi e dagli ambientalisti. Ed è il seguente: chiamate il pifferaio magico. Anche perché tutto sommato ce la meritiamo l’ottava piaga d’Egitto: del caldo siamo responsabili noi col nostro inquinamento, proprio come dice Gretina, così come del freddo invernale, dunque bisogna coccolare i simpatici insetti e lasciare che scorrazzino per i nostri campi. Siamo tutto un bollore per Terra mammà.

Mentre la temperatura percepita e derivante dal caldo africano sale sempre di più, estate dopo estate, con città meridionali che sfiorano i 60 gradi centigradi, la paura del migrante africano è una percezione sciocca, totalmente inesistente. Cioè: c’è percezione e percezione. Ma allora cosa percepisce il vù cumprà africano che anche adesso si ostina a girare per città con maglione e giubbotto? Non si sa, ma la nostra percezione che si tratti di un cretino è certamente sbagliata. Limitiamoci a percepire il caldo in estate e il freddo in inverno. Ché del resto delle percezioni si occuperanno i meteorologi, Gretina e la Boldrini.

Lorenzo Zuppini

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