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Il declino della produzione di petrolio in Norvegia

Oslo, 5 giu – Le maggiori forze politiche della Norvegia si sono accordate: “Dal 2025, potranno essere vendute soltanto auto elettriche per il trasporto privato, così anche per gli autobus urbani e i veicoli commerciali leggeri. Dal 2030, la stessa disposizione sarà in vigore per i nuovi furgoni pesanti, per il 75% degli autobus a lunga percorrenza, il 50% dei nuovi camion”, ha dichiarato a margine dell’accordo Øyvind Korsberg, parlamentare del partito del progresso, con riferimento anche al libro bianco sulla politica energetica adottato dal paese scandinavo. L’esponente del partito liberale Ola Elverstuen ha aggiunto, richiamando gli incentivi assegnati agli acquirenti di veicoli elettrici e la loro efficienza energetica molto superiore rispetto a quelli tradizionali, che “sarà significativamente più economico guidare veicoli a emissione zero rispetto a quelli tradizionali”.

A parte lo scontato endorsement prontamente ricevuto dal patron di Tesla Motors, Elon Musk (“La Norvegia, un paese straordinariamente impressionante”), e nonostante l’aura della lotta ai cambiamenti climatici di cui Oslo ha voluto ammantare il provvedimento, la ragione più profonda è probabilmente da ricercare nel devastante declino della produzione petrolifera norvegese, scesa da 3,3 milioni di barili al giorno del 2002 agli 1,5 di quest’anno (meno 55%) che, combinata con prezzi del petrolio che – nonostante i recenti aumenti – non pare possano più raggiungere i livelli minimi di sostenibilità per molti paesi produttori, in particolare quelli come la Norvegia che sull’oro nero hanno costruito la propria fortuna e uno stato sociale altrimenti impensabile.

Il paese nordico, del resto, si trova in una posizione molto favorevole per una transizione alla mobilità elettrica: oltre il 98% della propria elettricità è generata attraverso fonti rinnovabili, in particolare idroelettrico. Un po’ come l’Italia del 1941 quando, quasi tagliata fuori dagli approvvigionamenti petroliferi e da anni soggetta all’embargo del carbone britannico, ma ricca di energia idroelettrica, puntava all’elettrificazione dei veicoli leggeri, sviluppando anche prototipi di auto elettriche perfettamente funzionantimolto avveniristici per l’epoca. Un modello di autarchia energetica che oggi potrebbe tornare prepotentemente sulla scena, soprattutto in Europa, in cui il declino del consumo di petrolio è in corso da molti anni insieme allo sviluppo – guidato da Germania e Italia – della generazione elettrica da fonti rinnovabili. Senza considerare che, oltre al recupero della sovranità energetica, una transizione industriale di questo genere potrebbe rivelarsi molto importante per risolvere la crisi strutturale di sovrapproduzione che investe praticamente tutte le materie prime più importanti, come illustrato di recente su queste colonne.

Francesco Meneguzzo

6 Commenti

  1. Un ringraziamento a Francesco Meneguzzo per il bell’articolo.
    L’articolo proposto ci da un spunto per riflettere sulla condizione di sudditanza politico-economica che l’Italia, insieme ad altri Paesi facenti parte della comunità europea e non, ha nei confronti delle lobby petrolifere (vedasi referendum disertato sulla revisione/gestione dei contratti tra amministrazione statale e gruppi petroliferi che sfruttano le risorse petrolifere nazionali a fronte di royalties congrue).
    Penso che, se massoni ed inglesi non avessero deciso di eliminare Mussolini politicamente prima (grazie agli inganni/connivenze inglesi su alleanze e in guerra…) e fisicamente dopo ad opera dei partigiani (con la sparizione dei documenti attestanti il careggio…), l’Italia avrebbe avuto, nella continuità di ingegno e di concretezza fascista, l’ardire di primeggiare nel contesto mondiale non solo sulla scienza, ma anche e soprattutto sull’impostazione di idea di civiltà, oggi vituperata in favore di un’ economia completamente assoggettata alla finanza.

  2. Beati loro che hanno quasi il 100% di energia pulita autarchica. Noi praticamente la importiamo quasi tutta.

  3. Le auto elettriche erano già diffuse ad inizio secolo in quanto avevano caratteristiche dinamiche superiori ai motori chimici del tempo e ennero messe da parte solo quando venne brevettata l’accensione a candela. Tutto queso per dire che in realtà è l’Italia fascista ad essere arrivata 40 anni dopo 🙂

  4. Già negli anni ’30 lo stesso Nikola Tesla denigrava le auto con motore a combustione interna perchè prima di tutto si trattava di motori a rendimento molto inferiore rispetto a quello elettrico.Ciò dovuto anche alla differente complessità meccanica che penalizza il motore a combustione interna.
    Inoltre,secondo Tesla,è proprio il motore a combustione interna che aveva bisogno di frequenti e dispendiose manutenzioni.

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