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Roma, 30 giu – Il 29 maggio il quotidiano finanziario Il Sole 24Ore pubblicava l’articolo di Simona Rossitto per un bilancio sull’attività del 1522, il numero verde attivato dal dipartimento per le Pari opportunità della presidenza del Consiglio, relativamente ai mesi di dicembre 2018, gennaio e febbraio 2019. Secondo quanto riportato dalla giornalista sarebbero mediamente 100 le telefonate smistate dal centralino, aperto si presume 8 ore al giorno, con circa 12 telefonate ogni ora.

Se ogni giorno il centralino smista 100 telefonate in tre mesi si arriva a oltre 9mila casi che proiettati su un anno darebbero oltre 36mila richieste di aiuto per “violenza sulle donne”. Osservando la prima tabella vengono citati solo 2.116 casi concreti relativi al periodo preso in esame; nel dettaglio: 1970 chiamate si riferiscono a casi di violenza agita da un uomo su una donna; 24 di violenza agita da un uomo su un altro uomo; 98 di violenza messa in atto da una donna su un’altra donna e 24 chiamate per violenza agita da una donna su un uomo. La prima osservazione che appare è che rispetto alle oltre 9mila telefonate annunciate ne mancano parecchie migliaia. Quale sarà il motivo della vistosa differenza? Forse nel conteggio si sono messe le chiamate di chi cerca informazioni, di che ha sbagliato numero, di si sentiva in vena di fare scherzi?

CASI TIPOLOGIA
1.970 violenza agita da un uomo su una donna
24 violenza agita da un uomo su un altro uomo
98 violenza agita da una donna su un’altra donna
24 violenza agita da una donna su un uomo
TOTALE
2.116 rispetto ai 9000 annunciati – 6.884

 

Nella seconda tabella vediamo  che 1.737 si riferiscono a chiamate fatte da vittime di violenz, mentre 230 da vittime di stalking, che sommate danno un totale di 1.967, una cifra diversa dai 2.116 casi precedentemente citati.

CASI MOTIVAZIONI
1.737 richieste di aiuto da vittime di violenza
230 richieste di aiuto da vittime di stalking
TOTALE
1.967

 

Analizzando meglio il tipo di chiamata osserviamo  e prendiamo in esame la terza tabella: vediamo che 1169 sono le richieste di informazioni sui centri Antiviolenza; 1378 le richieste di informazioni sul Numero Verde 1522; gli scherzi telefonici corrispondono a 3962 telefonate, seguono 734 chiamate contenenti molestie e 421 telefonate di persone che hanno sbagliato numero. Facendo il computo sono 7.664 chiamate dove non emerge alcuna urgenza di intervento ma che vengono messe nel conteggio.

CASI MOTIVAZIONI
1.169 richiesta di informazioni sui centri antiviolenza
1.378 richiesta di informazioni sul numero verde 1522
3.962 scherzi telefonici
734 molestie
421 errori, gente che sbaglia numero
TOTALE
7.664
+1.970 violenza agita da un uomo su una donna
TOTALE
9.634

Numeri buoni per la propaganda femminista?

Forse alla base di questa madornale superficialità c’è la volontà di creare inutile allarme sociale a sostegno della tesi che vorrebbe farci credere che le donne sono sempre a rischio come potenziali vittime di violenza di genere? Ecco come si arriva alle oltre 9mila telefonate in tre mesi: sommando le 7664 telefonate effettivamente arrivate con le 1967 effettuate da persone alle prese realmente con un problema, per un totale di 9631 telefonate.

Ma facciamo un passo indietro. Non erano 2116 i casi riportati in tabella? Come mai ad un certo punto vengono considerate solo 1.967 chiamate?  Forse i 24 casi di violenza agita da un uomo su un altro uomo, i 98 di una donna su un’altra donna e i 24 casi di violenza agita da una donna su un uomo non sono importanti? Deduciamo quindi siano stati cancellati perché da considerare è solo la donna che dichiara di essere vittima di un uomo.

Riassumendo, degli oltre 9 mila contatti solo 1.967 (il 20%) riguardano effettivamente richieste di assistenza per la violenza di genere, ove il genere violento è esclusivamente quello maschile e la vittima è esclusivamente donna.

Nella quarta e ultima tabella vengono catalogate le motivazioni sul perché a 1579 chiamate non sono seguite le denunce. Una scelta motivata in 202 casi su suggerimento delle Forze dell’Ordine, in 265 per paura; in 67 perché chi aveva chiamato non aveva un posto sicuro dove andare, in 631 casi per non compromettere la famiglia, per 76 per non dover incorrere nel giudizio dei familiari, e in 338 casi la vittima non ha denunciato ed è tornata dal maltrattante.

CASI MOTIVAZIONI
202 invitate dalle FFOO a non denunciare
265 non denunciano perché hanno paura
67 perché non hanno posti sicuri dove andare
631 per non compromettere la famiglia
76 perché temono il giudizio dei propri familiari
338 la vittima non denuncia e torna dal maltrattante
TOTALE
1.579 non denunciano per vari motivi

 

A questo punto alle 1967 chiamate vanno tolte le 1579 che non sono state seguite da denuncia, pertanto le persone che dopo aver contattato il 1522 hanno concretamente iniziato un iter giudiziario sarebbero 388.

“Sarebbe un grave errore scrivere solo 388 perché anche una sola vittima di violenza è intollerabile per la collettività, tuttavia sorprende la macroscopica sproporzione tra i proclami iniziali “100 chiamate al giorno al 1522, ecco la fotografia della violenza sulle donne” e gli effettivi interventi circa il 4% della mole infinita di contatti” dichiara Fabio Nestola direttore del CSA – Centro Studi Applicati di Roma e membro del comitato scientifico dell’Associazione Nazionale Familiaristi Italiani  che presta consulenza assistenza, legale, psicologica che ha compilato la disamina dei dati e che ringraziamo per averci concesso l’utilizzo.

Siamo tutti d’accordo nell’affermare che è fondamentale punire i comportamenti violenti ma creare il panico ed ingigantire i numeri rende palese l’inganno. Mentre il fenomeno è in evidente calo si nota, da parte delle associazioni e di quelli che gravitano intono, la tendenza a creare un allarme sociale ingiustificato con la richiesta sempre più pressante di disporre di più “mezzi”, ovvero altri soldi per arginare il dilagante fenomeno che abbiamo visto è molto diverso da come viene raccontato.

Antonietta Gianola

3 Commenti

  1. C’è un altro problema, e cioè che la violenza domestica è stata sempre trattata all’interno della narrazione ‘uomo carnefice, donna vittima’, in linea con la cultura dominante che non prende sul serio la violenza femminile sugli uomini. Diversi studi hanno dimostrato che gli uomini sono quasi la metà delle vittime di violenza domestica, ma evidentemente sono molto restii a cercare concretamente aiuto. E alle femministe va bene così.

    • E ci credo, con un presidente della repubblica rimbecillito che nel discorso di fine anno si dimentica che dovrebbe essere anche presidente degli uomini parlando solo di donne femministe di merda, c’è da aspettarsi di tutto.

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