Roma, 22 ago – Piero Angela non era uno scienziato. Il giornalista ormai è scomparso da una decina di giorni, ma a parte gli eccessivi elogi tipici nei casi di decessi illustri, in questo caso c’è un sentimento, piuttosto diffuso, che identifica la sua figura in termini quasi scientifici, anche se non direttamente. Senza nulla togliere al suo lavoro eccellente nel corso dei decenni, è un punto che va comunque “precisato”, ai fini di una maggiore chiarezza per tutti.

Piero Angela, lo “scienziato mancante”

Forse avranno influito anche le parole commosse del figlio Alberto, anch’egli giornalista e divulgatore scientifico di successo, quando parlando del padre Piero Angela aveva espresso la sensazione di aver vissuto in casa con una sorta di “Leonardo Da Vinci”. Ma sono affinità umane e parentali del tutto condivisibili. In ogni caso, l’immagine di Angela come una sorta di scienziato è molto diffusa tra la gente comune. Questo sebbene la stampa – una volta tanto – stia facendo “la brava” e lo stia definendo sempre e soltanto come un giornalista e – per l’appunto – un divulgatore. Questo, ovviamente, con tutti i meriti del caso: la figura di Angela medesimo è indubbiamente un simbolo della televisione italiana, dei suoi documentari culturali e di contenuti senza dubbio utili alla comunità e alla formazione delle generazioni. Poi, però, ci fermiamo.

Gli studi di Angela

Lo scomparso divulgatore aveva studiato al Liceo classico Vittorio Alfieri, a Torino, dove era nato e cresciuto. Si era poi iscritto al Politecnico della sua città natale, alla facoltà di ingegneria. Un percorso che abbandonò ben presto, come lui stesso rivelò in un’intervista, ripresa l’anno scorso da Movieplayer. In quella occasione, dichiarò a proposito della scuola: “Non mi hanno mai bocciato, ma non mi interessava. Insegnavano male, in modo noioso, pedante. Credo che la mia vocazione a fare divulgazione sia nata proprio da quel disagio che provavo a lezione”. Aggiungendo poi, sull’istituzione, che essa “ha tanti meriti, ma dipende molto dai professori che si hanno”. Quanto all’università: “Mi iscrissi al Politecnico, ma ho lasciato. Non mi sono mai laureato, forse è normale…”. Senza contare la sua passione per la musica: “Stavo preparando l’ottavo anno al conservatorio, studiavo pianoforte. In più ero un dilettante di jazz, mi facevo chiamare Peter Angela: ho suonato coi professionisti dell’epoca, Nunzio Rotondo, Gianni Basso, Franco Cerri”. Quanto alle lauree honoris causa, certamente, c’è da sbizzarrirsi: ben dodici. Ma quelle, si sa, sono un’altra storia. Certamente non priva di meriti.

Stelio Fergola

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7 Commenti

  1. Attendevo un commento su Piero Angela, semplicemente per chiedere a tutti come mai la sua indubbia capacità di esporre e di incuriosire non ha mai contagiato, influenzato le tantissime gatte morte che ci sono nel moderno corpo insegnante italiano. Questione di soldi, di ignoranza, o di tutte e due i fattori? Quando un buon esempio non serve a nulla, tanto il terreno è stato inaridito.

  2. perry massons? dai su segreto di pulcinella , cojlegamenti col cicappe , associazione a delinquere di stampo stalkeristico digitale!

  3. Le Corbusier non era laureato, Frank Lloyd Weight neppure. Albert Einstein andava male a scuola. Lauree e diplomi sono per chi deve dimostrare con un pezzo di carta d’essere ciò che non è.

  4. Mah , onori di cosa? Onori sono per altri sanzionati e minacciati dalla cricca liberistica di Big Ph. m ; De Donno , Monatanari , Montgnier e moltri altri americani , cileni , asiatici ; la Scienza è nel globo mica solo negli studi di laSetta7!

  5. Oramai il mondo e’ tutto sbagliato, questo angela era un semplicissimo presentatore tra poco lo fanno passare per einstein e in piu’ da quanto pare davano anche notizie sbagliate

  6. i sinistrati social si aggrappano a qualunque qua-qua-ra-qua pur di rompere le balle all gente che lavora , pensa , si associa liberamente…

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