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Torino, 11 ago – Per poter trattare questo argomento procediamo innanzi tutto a definire, in maniera semplicistica per brevità, come si generano i programmi che normalmente utilizziamo sui nostri pc. Un software è un file eseguibile che contiene le istruzioni per il computer su cosa effettuare e come composto da codice macchina, quindi non capibile se non con enormi sforzi da una persona umana; per creare questo eseguibile i programmatori ovviamente non utilizzano il codice macchina ma scrivono del codice (un semplice file di testo) in uno dei tanti linguaggi di programmazione, molto più vicini alle forme di comunicazione normali, e dei software specifici detti compilatori si preoccupano di trasformare questo testo in codice macchina; il nome generale di questi listati in linguaggio di programmazione prendono il nome di codice sorgente. I vari codici sorgente si dividono in due categorie : Open Source (Sorgente Aperta), liberamente disponibili da visionare o modificare, e Closed Source (Sorgente Chiusa), disponibili solo per i creatori e persone specifiche definite dai primi.



Alcuni software più o meno noti al grande pubblico, ad esempio Microsoft Office, Autocad e Photoshop, sono closed source mentre altri aventi pari diffusione, ad esempio OpenOffice / LibreOffice, Firefox e Thunderbird, sono open source. Ovviamente la modalità di sviluppo è completamente diversa, i closed possono essere evoluti solo da chi ha prodotto il programma mentre negli open intervengono programmatori volontari e/o pagati da aziende del settore medio piccole che altrimenti sarebbero escluse dal mercato. Non si cada però nella trappola di ritenere gli open source dei giochini per incalliti smanettoni, moltissimi se non la maggioranza dei programmi per uso professionale e specialistico non sono closed. Per l’utente finale l’utilizzare programmi open source vuol dire di poter contare su software che sarà presente ed evoluto sempre, se mancherà il team originario altri potranno continuare l’opera senza problemi.

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Nel concetto di Open Source vengono poi sovente inglobate altre due realtà che sono in verità slegate, ma altrettanto se non maggiormente importanti per l’utente normale ovvero Open Data e formati di file open secondo gli standard ISO. Per Open Data si considerano valori liberamente accessibili e possono andare dal semplice dato geografico al percorso di una nave alle tabelle di valori economici ai dati statistici sulla popolazione e via discorrendo; qui, in pratica, si tratta del libero accesso ad informazioni che possono essere necessarie nello svolgere il proprio lavoro senza dover pagare costose banche dati, specialmente per quanto riguarda dati elaborati da Enti pubblici.

I formati di file open invece offrono la possibilità di aprire gli stessi documenti con programmi diversi senza vincolare ad alcuni specifici, ma soprattutto garantiscono (quando aderenti agli standard ISO) di poter essere sempre utilizzati nel tempo senza vincoli sulla versione di software perché uno dei trucchi più classici delle software house specializzate in programmi closed è sempre stato quello di modificare i file di salvataggio in modo da obbligare tutti ad acquistare l’ultimissima versione (spesso poi non si è garantita la retro compatibilità cosicché i vecchi file sovente vengono letti male dal nuovo programma e si deve rimettere a posto il tutto perdendoci ore preziose).

Cristiano Bergoglio

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