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Roma, 26 apr – Molte decine di anni fa i media ci avevano incantato con la narrazione di un futuro in cui le macchine, i robot, i software, sarebbero stati completamente al nostro servizio, e che noi li avremmo guidati, ottenendo il massimo delle prestazioni e incrementando la qualità delle nostre esistenze. Oggi sappiamo che questa previsione si è rivelata vera solo in parte. Questo tipo di progresso, oltre ad averci fiaccato ed indebolito, ha permesso che la meccanica-robotica e l’intelligenza artificiale si siano sostituite all’uomo, causando l’esubero di forza-lavoro umana, ma non solo: in alcuni casi questa sostituzione si è spinta a tal punto che l’intelligenza artificiale ha assunto una sorta di “ruolo decisionale”.

L’algoritmo Adapt

E’ il caso, ad esempio, di ciò che sta succedendo al colosso del mailorder Amazon. Secondo l’Agi, l’azienda fondata e guidata da Jeff Bezos ha fatto annuncio di aver guadagnato più di un miliardo di dollari solo nei primi tre mesi del 2019. La sua attenzione ai clienti, ai tempi di consegna sempre più ristretti, le tecnologie all’avanguardia non hanno eguali. Peccato che non si possa dire lo stesso delle condizioni di lavoro dei dipendenti: è ormai tristemente noto come nell’ambiente lavorativo Amazon gli operai siano costretti a subire dei turni massacranti, in condizioni di controllo orwelliano e nella quasi totale assenza di diritti sindacali. Travolta dalle denunce e dagli scandali (ma sempre sulla cresta dell’onda per quanto riguarda il fatturato) l’azienda di Bezos ha alzato il salario minimo a 15 dollari all’ora ma le condizioni non sono migliorate. Secondo dei documenti pubblicati sul sito The Verge, infatti, le performance di ogni operaio sono monitorate dal software Adapt: questo algoritmo traccia il grafico della produttività, registra il Time Off Mask, ovvero il tempo trascorso senza lavorare – per le pause al bagno, ad esempio – e infine manda ammonizioni nel caso di cali di produzione sotto un certo standard. Dulcis in fundo, dopo sei cartellini gialli è in grado di decretare, automaticamente e insindacabilmente, il licenziamento. Quindi se non raggiungi  gli obiettivi prefissati, un computer, agendo in base a parametri e senza tenero conto di tutte quelle variabili “umane” tipiche per l’appunto dei lavoratori in carne ed ossa, pone fine alla tua vita lavorativa nell’azienda.

Cristina Gauri

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