Lipari, 7 set – Mentre le ong sembra abbiano sospeso l’attività di taxi del mare verso i porti del sud Italia, è mistero su chi abbia portato un gruppo di migranti sulla spiaggia di Lipari. Ieri, infatti, in una delle zone più periferiche dell’isola, a Valle Muria, sono stati trovati una sessantina di immigrati da alcuni pescatori e diportisti, che hanno lanciato l’allarme.

Una volta effettuate le operazioni di identificazione, è emerso che si tratta di persone di nazionalità irachena. Tra loro anche 16 donne, alcune delle quali incinte, e 14 bambini, un paio di loro poco più che neonati. Dopo che una quindicina di loro ha tentato la fuga imbarcandosi su un aliscafo diretto a Milazzo, tutti gli immigrati sono subito stati soccorsi, identificati e trasferiti al porto di Pignataro e da lì imbarcati su una motovedetta alla volta di Messina.

Dalle prime ricostruzioni dei fatti condotta da Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia Costiera, coordinati dalla Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto, gli immigrati sarebbero arrivati sull’isola dopo essere stati nascosti nella stiva di un’imbarcazione a vela da diporto partita da Istanbul.

Si pensa, quindi, siano giunti sull’isola con una barca a vela, ma dell’imbarcazione non c’è traccia. Sono cominciate le ricerche ma la barca non si trova. È stato rinvenuto solo un gommone, che si pensa sia stato utilizzato per raggiungere la spiaggia una volta che i migranti sono stati scaricati dalla barca a vela a poche decine di metri dall’isola. Nessuno, però, sa chi sia il proprietario e nessuno conosce la rotta seguita. Anche il sindaco di Lipari, Marco Giorgianni, si dice stupito dello sbarco dato che l’isola non è sulle rotte degli scafisti e non dispone di strutture per l’accoglienza. Secondo gli investigatori, la barca era diretta a Palermo, ma forse a causa di un problema ha fatto sbarcare i migranti in una spiaggia poco controllata. Mai prima d’ora, infatti, le isole Eolie erano state prese di mira dagli sbarchi.

Anna Pedri

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