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Roma, 13 giu – Aldo Grasso lo ha definito, non a torto, il punto più basso della televisione italiana degli ultimi decenni – che, come sappiamo, di punti bassi ne ha toccati tanti. Parliamo della triste storia che vede per protagonista la soubrette agée Pamela Prati e il suo finto matrimonio con l’altrettanto finto Mark Caltagirone. Episodio di gossip, episodio senz’altro trash, ma che ci dice qualcosa anche sulle femministe nostrane.

Il caso in “pillole”

Pamela Prati, ballerina ed intrattenitrice di chiara fama (sebbene cristallizzata, ormai, agli anni novanta) è tornata alla ribalta dichiarando il suo prossimo matrimonio con tale imprenditore dal nome Mark Caltagirone. Di questi tempi, anche il gossip è social e c’è ben poco mistero da tenere in serbo: ben presto giornali di “settore” si mettono sulle tracce del Caltagirone, ma dell’uomo nessuna notizia, solo una foto di sfuggita. La coppia doveva convolare a nozze l’8 maggio a Roma. Poi il  matrimonio è stato misteriosamente rinviato da questo momento le inchieste dei settimanali di gossip si sono fatte così pressanti da arrivare al triste epilogo. L’ex agente della Prati, Eliana Michelazzo, confessa in diretta tv che le nozze, il  marito e persino i due figli presi in affido dalla Prati sono solo parte di un gigantesco bluff. Messa alle strette, la Prati va dalla Toffanin, a Verissimo: si rappresenta come una donna presa in giro, dimagrita per la depressione, incredula ma convinta che qualcuno abbia orchestrato un’enorme truffa ai suoi danni.

La ricerca di compassione, passepartout femminista

Ecco la nuova arma prediletta delle donne di spettacolo: la ricerca di pietà e di compassione da parte del pubblico. Un tempo era sufficiente essere capaci, o forse anche solo accattivanti e trasgressive. Adesso, col dramma continuamente sbattuto in prima pagina, le showgirl e le attrici in declino si sentono giustificate a recitare la parte protagonista di un dramma. Andiamo a rispolverare, a tal proposito, tutto il movimento del MeToo, capitanato dalla paladina Lgbt Asia Argento. La Argento, con vent’anni di ritardo e senza alcuna prova, accusa il produttore hollywoodiano Weinstein di molestie. A lei, fanno seguito denunce simili di molte altre attrici. Per poi scoprire, nel caso della Argento, che anche lei non disdegnava di indugiare in pratiche veramente illegali come il sesso con minorenni. La macchina del fango funziona in due sensi e non lascia nessuno al sicuro. Su quelle molestie ricordiamo presunte, si è innestato un movimento di ispirazione femminista che non lasciava alcuno scampo a obiezioni: la donna in quanto tale deve essere ascoltata, creduta e compatita – poco importa che non vi siano prove nei confronti del suo molestatore (il caso Brizzi, episodio di MeToo all’italiana, ne è un esempio eclatante). Abbiamo visto un’alzata di scudi femminista senza precedenti, con cortei in piazza e mobilitazioni social.

Vittime di niente, aguzzine di tanti

Oggi, sappiamo che la Prati non è vittima di niente, non è agnello sacrificale di nessuna orchestrazione ma, anzi, era ben consapevole di quello che stava facendo e con ogni probabilità lo stava compiendo solo per notorietà, spalleggiata dalle sue agenti. Il tentativo di spacciarsi per vittima di un raggiro, come le molte donne spremute economicamente ed emotivamente da bellocci nascosti dietro uno schermo i cui casi vengono a galla sempre più di frequente, fa perno su questo garantismo femminista nei confronti di qualsiasi grido di allarme lanciato da una donna – anche quando si tratta di una soubrette in cerca di notorietà, anche quando è evidente che faceva parte del piano del “finto matrimonio”, e anche quando vengono coinvolti in tale piano due bambini: minorenni le cui foto sono state diffuse, spacciati per i figli in affido, e che invece erano ignari di tutto quanto si svolgeva attorno a loro. Adesso che questo vittimismo della Prati ha fatto un sordo tonfo nel vuoto, il silenzio siderale delle femministe della terza ondata che hanno per prime con le loro rivendicazioni reso fruibile l’idea che basta dirsi molestate, perseguitate o emotivamente provate per essere credute si fa ancora più evidente. Dalle varie pagine di Cara sei maschilista, Abbatto i muri, Eretica, non una sola parola di sdegno per un comportamento così subdolo e abietto che dovrebbe (in teoria) svilire anche loro lotte e le istanze delle fasce deboli che pretendono di difendere.

Ilaria Paoletti

5 Commenti

  1. Ilaria sei a dir poco imbarazzante, fai un discorso che non ha senso, collegando fatti, opinioni, notizie, movimenti, lotte importanti, indispensabili, con chiacchiere e stupide tue rimostranze verso chi boh…un accozzaglia di cretinate che trapelano solo una cosa; ignoranza. Da una donna poi è pure peggio. Non è il tuo miglior mestiere scrivere. Torna a studiare.

  2. questi vip anziani che nn sappo piu che pesci pigliare.. prendetevi una pausa e godetevi la vecchiaia..

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