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l pittore livornese Paolo Mannucci, sullo sfondo la sua opera “Il Presidente”

Livorno, 29 giu – Livornese classe 1953, Paolo Mannucci, pittore di una certa notorietà anche grazie ai numerosi riconoscimenti tra cui il Primo premio “Città di Livorno” al rotonda 2004, è inseparabile dalla città labronica dove vive e lavora. Lo abbiamo raggiunto in una delle sue rare uscite, a San Miniato, la città prima etrusca, romana e poi medievale in provincia di Pisa, sede della famosa Rocca di Federico II di Svevia, dove espone in questi giorni.



La sua arte è socialmente impegnata e ormai da anni. Qual è stato il motivo che l’ha spinta ad iniziare a dipingere?

La mia pittura risente delle mie idee. Io sono un cittadino qualsiasi, un lavoratore che non ha mai risparmiato le fatiche per la sua famiglia. Il mio sfogo è stata l’arte. Una sorta di spinta naturale che ha condotto le mie mani e ho così iniziato a mostrare anzi a dimostrare il mio disprezzo per il commerciale e il consumismo. Le mie tele non sono fatte perché io ci guadagni denaro, di quello non mi importa, sono bensì realizzate per esprimere me stesso.

La scelta dei temi trattati, vedasi Bilderberg, a cosa è dovuta?

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L’opera di Mannucci “I Bilderberg”

I membri del Bilderberg sono una delle varie esemplificazioni di questo mondo. Mi spiego meglio: è ovvio come ormai da anni le crisi, che siano economiche o belliche, non seguano più un andamento o una volontà di popolo ma siano volontariamente provocate da altri. Ai popoli del mondo non è più permesso nemmeno di fare le guerre, che sono insite nell’animo umano, ma il nostro sangue ci viene spillato da questi vampiri. Ecco perché dell’amaranto si spande per la tela del mio Bilderberg.

La finanza internazionale, secondo lei, guida le decisioni dei vari stati. Ci spieghi meglio.

Se esaminassimo la tela sopracitata noteremo come nel Bilderberg non ci siano solo banchieri o uomini della finanza internazionalista e mondialista ma anche politici che in queste riunioni “informali” rappresentano i propri stati (rappresentati per esempio nella tela Il Presidente). In realtà non solo politici ma anche giornalisti e cosa ancor più eclatante è che alcuni di questi personaggi-demoni si professano democratici. La democrazia non è nata per dare a tutti, compresi potenziali facinorosi, la possibilità di ricoprire cariche di potere ma per avere un governo più giusto per i cittadini e per il popolo. Anche Lapalisse direbbe che in Italia questo ruolo della democrazia non è compiuto. Ci sarebbe da domandarsi se allora sia la forma migliore di governo. L’ex premier Mario Monti è stato un invitato del Bilderberg e certamente non c’è da stupirsi dato il suo passato a Goldman-Sachs. È un fulgido esempio di uomo della finanza internazionale che viene posto a ricoprire ruoli governativi senza che il popolo venga interpellato.

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L’opera di Mannucci “Il Sicario dell’Economia – 2”

Così mi porta a pensare subito a un’altra sua tela: “Sicario dell’economia”.

Certamente Sicario dell’economia va collocato affianco al Bilderberg. È un uomo bendato e sanguinante. È angosciato e sofferente per il suo stesso male. Per lui il velo di Maya si è squarciato e la realtà gli è apparsa così come lui l’ha resa. La storia a cui mi sono ispirato è realmente accaduta e invito tutti quanti a leggersela. Non sono un complottista ma certe cose ti fanno riflettere. Alcuni di questi sicari si accorgono del male che fanno e cercano di emendarsi. Non so se esista una sorta di redenzione e di certo non provo compassione per loro. Li considero dei criminali e addirittura dei traditori. Sono comunque semplici sicari, tirapiedi, i veri mandanti sono burattinai che non si fanno mai vedere.

Lei parla di mondialismo e internazionalismo, spesso questi sono termini ripresi, magari con sinonimi, da una certa sinistra italiana.

La sinistra in Italia? Non credo che ci sia più. Io ho conosciuto la vera sinistra e la vera lotta di popolo. Forse nel nostro Paese esiste una forza politica che è per il popolo e per la nazione, per la giustizia e la correttezza ma, se esiste, non si mostra ancora aperta a raccogliere tutti quelli della vecchia guardia. Si deve trovare una terza via, una posizione che sta sopra, che non ci mandi nelle fauci di questo Leviatano che sono i grandi finanzieri e gli Stati Uniti. Se mi fosse permesso un appello, io lo farei a quei giovani che decidono di intraprendere la strada della politica, che hanno imparato dagli errori dei padri ma che dal passato sanno trarre anche tutto quel bene che è stato fatto. Alcune istituzioni in Italia sono sopravvissute per decenni e hanno sempre ben funzionato, per quanto una certa cultura ci porti a rinnegare la nostra storia.

Gli Stati Uniti d’America hanno qualche colpa secondo lei nella diffusione anche in Europa delle lobby finanziarie?

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Locandina della mostra di Paolo Mannucci a San Miniato, città della Rocca di Federico II in provincia di Pisa

Loro sono il nemico. Tutti quanti. La nazione lì è il nemico. Loro che non hanno mai conosciuto un’identità propria sono naturalmente spinti verso la distruzione di quella degli altri. In America nemmeno il Presidente comanda. Forse un tempo, fino a Reagan, ma poi solo le multinazionali e le banche. La Federal Reserve è in mano a membri di altre banche o multinazionali. Loro non vogliono e non hanno mai voluto esportare la libertà ma solo espandere i propri profitti. Dalla Seconda Guerra Mondiale gli Usa hanno guadagnato un continente vassallo: l’Europa. D’altronde quella è stata l’ultima guerra avvenuta per volontà, volontà di potenza e di conquista. Popoli in armi che versavano il sangue per la Patria. Al giorno d’oggi non so se al nostro Paese sia stata data la libertà oppure un giogo da tenersi gravoso sulle spalle.  Gli Usa poi sono bravissimi nel dare all’opinione pubblica tanto fumo. Pane e giochi sono le loro specialità. È come al ristorante, fiutano quello che una certa parte politica (europea) e i mass-media vogliono sentirsi dire e vedere e loro chiamano il cameriere Obama che porta la pietanza. I matrimoni tra gay per esempio: sicuramente Vendola e Pisapia e la Boldrini avranno esultato e stappato il Dom Perignon ma all’operaio italiano in cassa integrazione, al poliziotto che viene bersagliato da uova marce per uno stipendio da fame, all’insegnante che viene considerato una nullità all’interno dell’organizzazione dello Stato, a tutti loro e a tutti noi, ma che ce ne frega? Anzi dirò di più, ce ne dovrebbe importare dal momento in cui questa è la creazione di disvalori per gettare ancora più nel caos e nella sconfitta morale questa nostra Nazione Europa già duramente battuta.

La sua arte risente marginalmente di qualche corrente o lei si dichiara programmaticamente appartenente a un movimento artistico?

Movimento artistico no, ma di popolo si. La mia pittura è espressione stessa di cosa sento. È l’angoscia per questo mondo dannato, il terrore per il buio della morte che ci portano questi “telchini”, ma è anche la Rinascita. La riscoperta della forza e della volontà. L’animo di un guerriero è come quello di un pittore. Io combatto con la tela, combatto con i colori e i demoni che vedo. I materiali si fondono col dipinto come a suggellare l’irruenza e la forza di una pittura che non può stare in cornice ma deve uscire, a combattere, a liberarsi dal giogo e dalle catene di questi demoni. Espressionismo e cubismo sono certamente due esempi della mia idea di far pittura ed arte. Sono fra le avanguardie che più mi hanno ispirato.

Cosa pensa di ottenere con la sua pittura?

Io sono un uomo dei campi. Ho lavorato sempre con dedizione in fabbrica e adesso il mio sudore va alla terra. Farò come Cincinnato. Il mio compito è quello di smuovere gli animi, per quanto possibile, di manifestare la realtà. Spero che qualcuno raccolga il mio lavoro, la mia fatica e la mia lotta. Quel giorno io avrò l’aratro in mano e starò solcando il terreno. I confini patri mi vedranno sempre come guardiano. Ai giovani d’avanguardia dico che con me ci saranno a vegliarvi i vostri antenati e tutti quelli che vi hanno preceduto.

Cosimo Meneguzzo

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