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Roma, 20 lug – È diventato un vero caso nazionale la nuova intitolazione del parco cittadino di Latina, storicamente dedicato ad Arnaldo Mussolini, e oggi diventato il parco “Falcone e Borsellino”. Nulla contro i due martiri della lotta alla mafia, ma il fatto sembra calarsi nella recente ondata iconoclasta che vorrebbe cancellare ogni riferimento al fascismo nella toponomastica, nell’architettura e nell’arte fascista. La presenza all’inaugurazione di Laura Boldrini ha causato la protesta di CasaPound Italia. Abbiamo intervistato Marco Savastano, responsabile di Cpi Latina, per farci spiegare cosa sta succedendo nella città un tempo chiamata Littoria.

Partiamo dall’inizio. Due mesi fa l’amministrazione ha manifestato la volontà di cambiare il nome dei “Giardinetti” di Latina da Parco A. Mussolini a Parco Falcone e Borsellino, cosa è successo da li in poi?

Abbiamo assistito ad una opera mirata di decostruzione storica della memoria e dell’identità di Latina. Sono state negate, con convegni e articoli di giornale, le radici della città, al punto tale di negarne perfino l’architettura razionalista. Opinionisti, giornalisti se non membri della giunta stessa si sono impegnati a cercare di demolire nell’immaginario collettivo l’essenza della nostra città e delle nostre radici in una vera e propria opera guidata da furore ideologico, al tempo stesso gli stessi organi di informazione hanno dovuto dar conto di come la grande maggioranza della città fosse contraria a questa ventata iconoclasta.

Ci sono stati incontri e dibattiti pubblici in città su questo argomento?

L’unico dibattito pubblico è stato organizzato proprio da CasaPound, con l’intento di far conoscere il ruolo svolto da Arnaldo Mussolini: figura di spicco del Ventennio e per nulla lontana dalla storia di questa città, come invece il sindaco ha voluto far credere. Ovviamente nessun membro della maggioranza ha inteso partecipare. Lo stesso sindaco aveva dichiarato di voler nominare una commissione di storici per dibattere sulla questione, cosa mai avvenuta vista la totale assenza di confronto politico e culturale. La giunta si è limitata a far passare con la forza dei numeri la modifica del nome. E’ per questo che alla città l’operazione è sembrata un atto di imperio.

La visita del presidente della Camera non sembra aver stemperato le polemiche, come si spiega la vostra critica politica alla Boldrini e soprattutto l’astio generale che si è respirato in città e riportato dai maggiori quotidiani nazionali e locali?

L’invito alla presidente della Camera Laura Boldrini è una precisa e mirata scelta ideologica. Non sono segrete le sue aspirazioni alla cancellazione dei simboli del Ventennio, e l’astio che prova nei confronti di quel pezzo di storia italiana. Con la sua presenza il sindaco Coletta ha voluto operare una scelta di campo, palesando la sua appartenenza ideologica, tenuta ben nascosta durante tutta la campagna elettorale. E’ arrivato addirittura a sostenere che Falcone e Borsellino sono stati “partigiani moderni”. Se si fosse voluta a tutti i costi la presenza di un’alta carica dello Stato, sarebbe stata più consona e meno soggetta a polemiche quella di Pietro Grasso: se non altro più legato alla storia della lotta alla mafia e sicuramente meno ideologicamente schierato di Laura Boldrini. La nostra critica nei confronti della Boldrini ha assunto la forma di blitz mirati e susseguitisi nelle ventiquattro ore precedenti l’evento: dall’affissione di “mirini” con la scritta “obiettivo sensibile” sui principali monumenti della città, all’apposizione di striscioni che recitavano “Boldrini talebana”.

Ieri dalla vostra pagina FB avete denunciato un atteggiamento apertamente ostile da parte delle forze dell’ordine, come vi siete comportati e come vi siete rapportati con il resto della protesta?

Sin dal primo mattino la Digos ha provveduto a rimuovere lo striscione esposto sulla cancellata esterna della nostra sede, ma questo non ci ha impedito di proseguire con le nostre azioni. A distanza di poche ore gli striscioni in città si sono moltiplicati. Per quanto riguarda l’evento al parco comunale siamo stati l’unico gruppo politico cui la polizia ha tentato di negare l’accesso proprio in virtù della nostra appartenenza a CasaPound (è presente il video sulla nostra pagina facebook). Non abbiamo partecipato a fischi e insulti alla Presidente, perché non è nel nostro stile e perché nonostante la scelta per noi sbagliata non volevamo mancare di rispetto a due eroi dei nostri tempi, Falcone e Borsellino, che abbiamo onorato a modo nostro con uno striscione che ha ricordato una frase proprio del giudice Paolo Borsellino “Chi non ha paura muore una volta sola”. Resta il fatto che la partecipazione alla contestazione è stata popolare e spontanea, a dimostrazione dell’attaccamento del nostro popolo alla sua città e della miopia di chi sperava di farsi scudo del nome di due eroi per portare avanti le sue battaglie ideologiche antifasciste.

Alessandro Catalano

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1 commento

  1. LITTORIA rimarrà sempre LITTORIA e il Parco MUSSOLINI idem … è ovvio ! E’ veritiera memoria storica di un nobilissimo passato e abbiamo il dovere di onorarla e tramandarla ! Semper Fidelis …

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