Milano, 16 mag – Quando si dice “non saper più che pesci pigliare“: il Parlamento europeo cerca di parlare ai giovani e in mancanza di altre idee, come testimonial per le elezioni europee 2019 sceglie la “misteriosa” Myss Keta.

“Un voto che conta!”

Proprio sulla pagina Facebook dell’Ufficio d’informazione in Italia del Parlamento europeo viene pubblicizzata questa “trovata”, con tanto di entusiasta didascalia che, a sua volta, cita un “testo” della cantante / rapper italiana che ha collaborato per la stesura di tale testo stilnovista nientemeno che con Guè Pequeno: “Un voto che uno, due, un voto che conta! Per un’Europa pazzeska anche Myss Keta stavolta vota, e tu?”.

Sangue di Enea Ritter

Il post ha ricevuto una valanga di commenti tutti più o meno, come si dice a Roma, “perculatori”: altro non fanno, insomma, proprio i giovani che cercano di coinvolgere nel voto i “geni” dell’ufficio comunicazione, che inondare l’intervento con dei testi davvero poco inerenti ad un ipotetico impegno “sociale” della cantante milanese. Qualcuno, però, ha qualcosa da obiettare in maniera argomentata: “Ma secondo voi bastano due emoji per avvicinare i giovani al voto? Quanto è bassa la vostra considerazione nei nostri confronti?” scrive una ragazza. Un altro, invece, commenta: “Prima schifavo l’Ue ma adoravo Myss Keta, ora mi toccherà schifare pure Myss Keta“. E, nell’ottica in cui nei testi della autodefinitasi “donna che conta” viene spesso citato il consumo di cocaina, qualcun’altro ironizza: “La prossima volta fate un manifesto con Lapo (Elkann, n.d.r.) ‘senza l’Europa non c’è il porto di Anversa, e ciao ciao seratine'”.

Ma questa non è l’unica deriva “giovanilistica” della pagina. Altri post riportano inviti a votare sotto la dicitura “Adesso spizziamoci i candidati“: per chi chiama da fuori Roma, “spizzare” significa “sbirciare, analizzare”. In questo caso, la pagina promuoveva un incontro, tenutosi ieri, di “presentazione” degli Spitzenkandidaten. Insomma, l’Europa (o almeno il suo Ufficio d’informazione in Italia) tenta di rendersi accattivante, ma il risultato, come ogni sforzo dei burocrati di parlare il “linguaggio” dei giovani, è insoddisfacente e anzi: piuttosto triste.

Ilaria Paoletti

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