Roma, 29 set – Nell’Enciclopedia delle Scienze Filosofiche, una delle ultime opere di Hegel che racchiude la “Logica”, “La Filosofia della Natura’’ e “La Filosofia dello Spirito” oltre alla tripartizione dialettica, caratteristica del pensiero hegeliano, è presente la concezione dello Stato secondo il massimo idealista tedesco.

Lo Stato hegeliano

Lo Stato Hegeliano, che fa la sua comparsa nella “Filosofia dello Spirito Oggettivo”, viene inteso come la rappresentazione politico-pratica dell’Assoluto nella realtà sociale, quasi come “Dio sceso in terra” riprendendo il nucleo teorico del filosofo assolutista Thomas Hobbes.

Secondo Hegel, l’uomo non è che una “misera” unità individuale che non trova alcun significato di esistenza nella realtà se non che all’interno dello Stato: esso assume una connotazione particolare in quanto nonostante debba avere una posizione autoritaria, di massima potenza nei confronti dell’uomo si differenzia dallo Stato Assoluto hobbesiano al quale non è applicabile il sistema politico della democrazia rappresentativa, il conseguente principio della sovranità popolare, ove “solamente il popolo detiene nella società civile il potere politico”.

Hegel applica la tripartizione dialettica anche al suo modello statuale, sostenendo che il potere giudiziario, il potere legislativo ed il potere esecutivo debbano essere distinti fra loro. Non è a favore però di una legislazione internazionale o sovranazionale che regoli i rapporti fra i vari Stati per questo sostiene che l’unico “giudice” dei rapporti che debbono vigere fra nazioni differenti non è altro che la guerra. Le apparenti contraddizioni di Hegel rimandano a pensare al suo modello, per certi versi democratico e per altri totalmente anti-democratico.

I punti a “favore” di un Hegel democratico sono:

Tripartizione dialettica dei poteri nello Stato;

Società civile distinta dallo Stato, suddivisioni fra ruoli sul piano economico e sul piano sociale.

I punti a “favore” di un Hegel anti-democratico sono:

– Stato che assume una posizione di massima posizione rispetto all’uomo, l’essere umano trova la sua esistenza all’interno dello Stato ma non può prendere decisioni, deve solamente obbedire alle leggi e mettere le proprie funzioni al servizio dello Stato-Ragione (Hegeliano), non vi è alcuna democrazia né diretta, né rappresentativa nel sistema politico teorizzato da Hegel;

– Il popolo, l’insieme degli esseri umani, non detiene alcun potere nei riguardi dello Stato, risulta quindi difficile inquadrare Hegel nelle categorie del sovranismo: secondo l’idealista l’unico sovrano nella realtà è lo Stato e non l’essere umano;

– Mancanza di una legislazione internazionale, di un insieme di norme giuridiche che costituiscano un ordinamento sovranazionale fra i diversi Stati europei. A differenza di Kant, Hegel è molto più radicale ed il suo pensiero politico è totalmente ascrivibile come statalista e per certi versi anti-democratico, in quanto nell’ambito politico per Hegel lo Stato rappresenta qualunque oggettivazione del reale.

Hegel sovranista?

Rapidamente sono anche queste le motivazioni per le quali è arduo collocare il pensiero di Hegel in una prospettiva politica: il potere, ogni forma di autorità era nella Ragione, nell’Assoluto che diveniva Stato nell’ambito politico o “Storia” e “Realtà” nell’ambito mistico-metafisico. Non si parla mai di “antropologia politica” in Hegel a differenza di coloro che interpretarono il suo pensiero in questa prospettiva, come ad esempio gli esponenti della sinistra hegeliana.

Alcuni teorici hanno interpretato lo Stato Hegeliano come il modello dello Stato totalitario, nonostante fosse un’interpretazione filosofica più radicale ed estensiva, una delle poche cose in comune era lo Stato inteso come massima autorità politica e sociale. L’idealista non ha mai sostenuto la figura di un uomo al vertice del potere, ma una ripartizione dei poteri, elemento che definisce come l’unico protagonista della “politica hegeliana” è solamente lo “Stato-Realtà” e nient’altro. Non vi sono accenni tuttavia al pensiero economico di Hegel: Fichte, il primo esponente della corrente idealista, sosteneva che vi dovesse essere la necessità di uno “Stato Commerciale Chiuso” quindi fautore di una politica economica anti-liberista, interpretabile in chiave di estremo socialismo oppure nella prospettiva dell’anti-capitalismo della destra radicale.

Giulio Romano Carlo

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