Roma, 28 set – Molti personaggi della Storia hanno dato la vita per il proprio Paese, hanno combattuto, hanno guidato i propri compagni. Alcuni di questi hanno dimostrato il loro valore solo in un pugno di occasioni decisive, altri non sapevano proprio restare lontani dalla baionetta. E’ il caso di Saverio Griffini, valoroso patriota lombardo.

L’esiliato

Quella del profugo dalla propria patria non è una condizione insolita tra gli uomini che hanno reso grande il nostro Paese. Saverio Griffini, nato a Pizzolano – una frazione di Somaglia (LO) – il 28 settembre 1802, vi finì giovanissimo. Il tutto iniziò mentre era studente all’Università di Pavia. Lì entrò in contatto con i circoli rivoluzionari e aderì agli ideali antiaustriaci. Nel 1821, mentre infuriavano le rivolte in Lombardia, viene condannato all’esilio dalla corona asburgica. La prima meta è la Spagna, in seguito la Francia finché, nel 1823, non viene catturato ed imprigionato. Dopo essere stato liberato abbandona le rivoluzioni e decide, una volta per tutte, di mettere su famiglia.

Il cacciatore di cacciatori

Ma l’Italia chiamava, urlava disperata. Saverio Griffini rispose alla chiamata nel 1848 quando decide di dedicarsi alla vita di soldato. All’inizio assembla un piccolo manipolo di soldati con i quali conquista e difende il ponte sul fiume Oglio in attesa dell’arrivo dei soldati sabaudi. Giravano, infatti, da tempo delle voci secondo le quali i soldati piemontesi avrebbero condotto un’offensiva contro gli austriaci. Ma il grande valore di Saverio Griffini venne dimostrato dallo stesso in occasione della Battaglia di Goito. Il soldato lombardo, infatti, riuscì a catturare più di cinquanta Cacciatori Tirolesi il che gli valse la medaglia d’oro al valore sul campo.

Griffini, poi, ottenne un altro riconoscimento quando la sua compagnia venne intitolata al suo nome come “Legionari Volontari Lombardi Griffini”. Combatté anche a Milano, in occasione delle Cinque Giornate, e nei piccoli paesini veronesi. Purtroppo, però, l’Armistizio di Salasco portò grande tristezza nel suo cuore e, ritornato in Piemonte, preparò una nuova offensiva che, però, non venne mai attuata. Saverio Griffini morì a Bosnasco il 17 dicembre 1884.

Tommaso Lunardi

1 commento

Commenta