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Roma, 26 ott – Non le bastava aver demolito un intero sistema pensionistico, mettendolo tutto tranne che in sicurezza, dando il nome ad una delle riforme più inique e devastanti degli ultimi decenni per lo stato sociale italiano. Invece di ritirarsi a vita privata, l’ex ministro Elsa Fornero continua a pontificare: questa volta sotto la sua occhiuta attenzione finisce nientemeno che la Carta Costituzionale, nell’ambito di un’analisi con la quale la fu titolare del ministero del Lavoro tenta di spiegare come sia necessario tutelare l’equità intergenerazionale.

L’occasione per dire la sua è un intervento – “Pensioni e Costituzione: lo spirito della Carta tutela l’equità tra generazioni” – ospitato sulle colonne del quotidiano Il Foglio. L’occhiello dell’articolo è già eloquente di per sé: “Non esistono solo i “diritti acquisiti” dei più anziani, Governo e Consulta si ricordino anche dei diritti dei giovani“. Ma cosa ci spiega (ancora) la Fornero? Che abbiamo bisogno di un patto fra generazioni, non certo quello odierno “rappresentato dal sistema pensionistico a ripartizione” attraverso il quale i lavoratori in attività provvedono, con i contributi versati mensilmente, a pagare le pensioni attualmente erogate dall’Inps. I fortunati titolari degli assegni dovrebbero invece, se “in condizioni di relativa agiatezza”, fare la loro parte provvedendo “alla distribuzione dei sacrifici richiesti”. Insomma, i pensionati usati come bancomat: non certo una novità nel quadro delle riforme previdenziali, come lei stessa a suo tempo ha insegnato.

Governo e Consulta – chiamata più volte, l’ultima non più tardi di ieri, ad esprimersi sul tema – dovrebbero dunque attivarsi, è il ragionamento che fa la Fornero, affinché il sistema possa ribilanciarsi a favore dei più giovani. Ma attenzione: non estendendo le garanzie a questi ultimi, bensì togliendole a chi magari ha lavorato 40 anni e deve ancora aspettare per andare in pensione proprio grazie, ad esempio, al meccanismo di adeguamento automatico dell’età pensionabile (pensato proprio alla Fornero) destinata a breve a superare quota 67 e più anni. D’altronde, che l’ex membro dell’esecutivo Monti non avesse ben chiara la messa a fuoco era già palese: proprio la sua riforma ha infatti prodotto l’esplosione della disoccupazione giovanile, visto che costringere i lavoratori in azienda significa bloccare le nuove assunzioni. Sarebbe questa la supposta equità intergenerazioni della quale va parlando?

Filippo Burla

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