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Pietro Castellitto contro l’ipocrisia del Me Too a colpi del suo amato Nietzsche

by Adolfo Spezzaferro
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pietro castellitto

Roma, 12 apr – “Continuiamo a prendercela coi ragazzi che fanno il saluto romano e non siamo riusciti a creare nuovi simboli“: è tutta qui, in questa frase, la critica che Pietro Castellitto, grande amante di Nietzsche, muove alla cultura dominante e all’ipocrisia del Me Too. Il figlio d’arte, autore di un notevole debutto cinematografico come regista e sceneggiatore (oltre che interprete) quale è “I predatori”, va dritto al punto: “Ho detto cose di sinistra in ambienti di destra e viceversa, anche se è più difficile dire cose di destra in ambienti di sinistra“. Ci vuole coraggio a dirlo in un Paese dove la cultura è controllata dalla sinistra. Coraggio già dimostrato quando, parlando del suo film, l’ha definito “anti-borghese” e non “anti-fascista”.

Pietro Castellitto a colpi di Nietzsche contro l’ipocrisia del Me Too

In una intervista al Corriere della Sera, Pietro, figlio di Sergio Castellitto e di Margaret Mazzantini, attore del momento per aver interpretato Francesco Totti nella serie Sky “Speravo de morì prima”, lancia una bordata all’ipocrisia del Me Too. E lo fa a colpi di Nietzsche, sua fonte di ispirazione, anche cinematografica. Oggi si fanno i soldi “perpetuando il bene. Penso ai milioni incassati dagli studi legali attraverso il monumento all’ipocrisia del Me Too, battaglia sacrosanta – puntualizza -, ma se Kevin Spacey mi mette la mano sulla coscia gliela sposto, non gli rovino la vita chiedendo pure soldi”. “Io vedo la volontà di potenza che sfrutta questa crociata morale per ingrassarsi“, sostiene Castellitto, chiarendo che sta parlando “come amante di Nietzsche, che studiai a Filosofia. Ho anche compiuto un viaggio in Germania sulle sue tracce, ho dormito nella casa museo dove ha ideato Zarathustra…”.

L’autore de “I Predatori” critica conformismo e prepotenza intellettuale

Autore brillante, cresciuto a pane e cinema (ama Scorsese, Leone, Von Trier e Dogma 95) ma non per questo vittima della presenza ingombrante dei genitori, il 30enne Castellitto ha due candidature ai David di Donatello – miglior regista esordiente e migliore sceneggiatura originale – per il suo film. Pellicola di cui il Primato Nazionale ha parlato molto bene. Perché nel suo film ritroviamo sviluppata, espressa a pieno la sua critica anti-borghese (sempre in termini nicciani, sia chiaro). Lui si definisce intollerante alla “prepotenza intellettuale”. E al contempo condanna il conformismo del mondo del cinema. Oggi, spiega, “il presupposto è di cavalcare la morale dominante. Una volta gli artisti erano fuorilegge, oggi siamo invasi da damerini che copiano l’America, pulendosi la coscienza autocriticandosi”. La cultura dominante critica “i ragazzi che fanno il saluto romano”. E basta. “Criticando, campiamo di rendita, è questa la vera decadenza“, afferma senza giri di parole. Come dargli torto.

Adolfo Spezzaferro

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Giuseppe 19 Aprile 2021 - 11:35

Sono in disaccordo, con le affermazioni di Castellitto per non dire schifato;dimostrano una mancanza di sensibilità totale, nei confronti di un problema di una gravità enorme, è questo lo dico da uomo e aspirante produttore. Quelle delle molestie è un problema gravissimo che non può essere minimizzato;se qualcuno mi molesta il minimo è richiedere un risarcimento, anche se nessuno può adeguatamente risarcirmi del danno subito, e non basta spostare una mano.

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