Roma, 20 apr – Quest’oggi Paolo Becchi ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un pensiero di Roberto Baggio risalente al 13 marzo 2021, dunque poco prima dell’impresa europea della nazionale italiana di calcio. Un pensiero che però, potrebbe risalire tranquillamente al post mondiale 2006, ma diremmo anche al post sentenza Bosman, in sintesi estrema da quando i tifosi, i dirigenti e i presidenti calcistici italiani hanno iniziato, prima lentamente poi inesorabilmente, di lavorare costantemente per la distruzione di una delle selezioni nazionali più importanti della storia del calcio.

Nazionale italiana di calcio, le parole di Baggio

Le parole di Roberto Baggio, rilasciate nel corso di un’intervista a Sportweek, meritano di essere riportate integralmente: “A volte vedo calciatori in Serie C o D che hanno un talento incredibile. Gente che da del tu al pallone. Mi soffermo a guardare i loro movimenti, le loro giocate, e dentro di me mi domando: “come può uno del genere giocare in serie minori? Possibile che non lo noti nessuno?. Poi vedo approdare calciatori in Serie A che fanno solo da comparsa. Calciatori presi in campionati sconosciuti, ma che per qualche ragione entrano nel giro giusto e approdano magicamente nella massima serie. Sarà merito dei procuratori, degli sponsor? Non è dato saperlo…Per rilanciare il calcio italiano servono calciatori italiani. Nelle serie minori ce ne sono tanti. Quando giocavo io arrivavano in Serie A solo stranieri che valevano veramente. Poi ci sono state anche molte eccezioni, ma ci può stare. Mi piacerebbe che vengano valorizzati i settori giovanili, come sta accadendo da svariati anni in Germania, e Spagna. Solo così riusciremo a tornare a grandi livelli.
Le società devono svegliarsi, comprese le grandi squadre. Devono dare più potere al calciatore e non ai procuratori.”

Si tifa Italia o non la si tifa

E se la si tifa, si deve desiderare di fare ogni cosa per risollevarla. Punto. “Anche io sono contrario ai troppi stranieri in Serie A, ma…” è un commento medio che si legge spesso, sui social, ma si ascolta anche dal vivo, dal tifoso medio italiano. Ma non è solo la bella giocata, ma non è solo il buon tasso tecnico, ma non è solo questo o solo quello (a fare il giocatore meritevole manco di vincere, ma di andare a provare una cazzo di volta in serie A). Non è mai “solo quello”, quando si tratta di un calciatore italiano. Allo straniero proveniente anche da realtà calcistiche imbarazzanti, basta pure un discreto campionato giocato bene in Russia. In Russia, non nella Premier League o chissà dove. In un pidocchiosissimo campionato inferiore. Non così superiore alle nostre serie minori. Spendendoci, tra l’altro, ogni volta milioni. Non abbiamo guadagnato nulla dall’importazione estrema di stranieri, ed è un dato di fatto, specialmente con le difficoltà economiche che hanno tutti i club italiani. La nazionale che molti vivono con indifferenza o che addirittura odiano è riuscita a dare un trionfo a tutti coloro che, nei loro bei club pieni di uzbeki, romeni, finlandesi, norvegesi e metteteci una nazionalità a caso (che tanto arriverà comunque, tutto fa brodo, purché non sia di casa nostra) non vincono niente nella migliore ipotesi da 12 anni.

Noi tifosi della nazionale abbiamo vissuto una vittoria clamorosa appena l’estate scorsa. I nostri colori, che gli provocano grasse risate, dovrebbero fargli rodere il fegato. Come, probabilmente, sarà pure. Nessun “ma”. “Sono contrario ai troppi stranieri, ma” equivale a non voler desiderare tutto il possibile per risollevare la squadra azzurra, ovvero una delle cose più belle che questa povera e morente Nazione abbia espresso, sebbene – messaggio agli imbecilli – ovviamente non paragonabile alla disoccupazione, alla sottomissione e alla fame. Perché tra le sofferenze ci sono anche le passioni, le evasioni. Senza di esse, la vita non sarebbe degna neanche di essere vissuta. Fanno parte di noi.

O volete il bene della nazionale italiana o non lo volete. O volete vincere ancora oppure non volete. Chi scrive, vuole vincere. Adora vincere. E adora la nazionale. I “ma” servono a poco. I “ma” non esistono. Valorizzazione e ricerca ossessiva di giocatori italiani nei vivai almeno (e sto facendo una concessione enorme) quanto si ricerca l’uzbeko che fa bella figura nel campionato russo. Desiderarlo immediatamente, senza scuse. O dentro o fuori. Non siete obbligati a tifare Italia o a fare finta di amare la casacca azzurra.

Stelio Fergola

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