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Roma, 29 ago – Il cancro del politicamente corretto. Finalmente anche nel mondo del cinema qualcuno inizia ad averne «piene le palle». L’espressione arriva direttamente dalla bocca del regista e attore Carlo Verdone, che è intervenuto sul palco del correttissimo e radical chicchissimo Piccolo cinema America stigmatizzando un atteggiamento sociale e culturale che ormai si porta ben al di là della psicosi: Verdone lo chiama direttamente «patologia», e fatichiamo a dargli torto. 

«Il mio ultimo film, permettete la presunzione, credo mi sia venuto molto bene – attacca l’attore – Quando ho fatto vedere il film c’è stata una critica che mi ha criticato il fatto che in primo piano c’era il fondoschiena di mia figlia che aveva degli slip e cercava un orecchino che le era caduto, io parlo e lei mi risponde dandomi il fondoschiena e la critica mi ha fatto un articolo contro dicendo che era disgustoso». Verdone si riferisca alla sua ultima fatica, Si vive una volta sola, che a causa dell’emergenza sanitaria non è ancora uscita nelle sale.

Il film vede la partecipazione di Anna Foglietta, Rocco Papaleo e Max Tortora: «Sembrava una critica del 1932, ma che cavolo è? – insiste – Non si può stare con le mutande così? Ci stiamo rendendo conto di quello che vediamo anche nelle serie televisive, dobbiamo fare polemica anche per questo? A quel punto mi sono cascate le braccia e ho detto che se continuiamo così, con questo politicamente corretto portato all’esasperazione, avremo grossi problemi in sede di sceneggiatura, faremo meno ridere». Per Verdone, quindi il politicamente corretto rappresenta la morte della comicità: «Avremo meno battute, non si potrà dire nulla perché si offende quello… Sono d’accordissimo, fumiamo di meno, però ci sono delle cose sulle quali francamente non sono d’accordo», prosegue.

Secondo il regista è «un errore micidiale, perché a forza di seguire il politicamente corretto, uno si sente sempre incatenato in qualche modo…». E a quanto pare – nonostante tutti tacciano per paura di ritorsioni, lettere scarlatte, roghi mediatici buonisti – in molti nel mondo dello spettacolo iniziano a non poterne più: «Anche tanti miei colleghi iniziano ad averne un po’ le palle piene di questo politicamente corretto, perché sta diventando un po’ una patologia. Basta per cortesia».

Cristina Gauri

2 Commenti

  1. verdone,non essere riduttivo:
    questo maledetto mondo E’ IMPAZZITO:
    non si può più parlare di niente in libertà perchè c’è SEMPRE qualcuno
    che si offende per qualcosa che si dice o non si dice,
    che si fa o non si fa.
    gente con l’orgoglio SENSIBILISSIMO,che passa la vita a contorcersi come un verme da qualsiasi parte venga sfiorato,e quasi sempre senza nemmeno volerlo.

    e meno vale e più si offende,eh?
    gente che non vale un cicca
    che pretende un rispetto IRREALE,che nella vita vera non si reca manco alla santa trinità e
    che comunque non viene MAI calato dall’alto,ma va guadagnato con una vita di sforzi,come è giusto che sia.

    ma che C…
    ma che vadano tutti al diavolo,eh?

    io da un pò di tempo mi sono rotto le scatole:
    ho dichiarato la mia indipendenza,e
    ho ricominciato a vivere normalmente,e a parlare normalmente.
    se qualcuno si offenderà,pazienza.
    se mi farà le sue rimostranze verbali risponderò nel merito…
    e se cercherà di impedirmi di parlare con la forza,lo farà a suo rischio e pericolo:

    fiocco di neve avvisato,mezzo salvato.

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