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Roma, 29 ago – La Louise Michell, meglio nota come «nave di Banksy» sferra il primo attacco all’Italia. L’imbarcazione destinata al recupero di clandestini nel Mediterraneo e finanziata dal celebre street artist britannico ha fatto sapere con un tweet di essere in stallo in mezzo al mare con 219 persone a bordo. Nel tweet si fa menzione di «un morto».

La nave sarebbe ora incapace di muoversi dopo aver recuperato più di un centinaio di persone che vanno ad aggiungersi agli 89 immigrati fatti salire a bordo nel corso di un’altra operazione. «Abbiamo un morto a bordo e altri hanno ustioni su tutto il corpo», scrivono. Stando a quanto si apprende dal sito web di monitoraggio delle navi Marine Traffic, questa mattina all’alba la barca si trovava a circa 90 chilometri a sud-est di Lampedusa. «Louise Michel non è in grado di muoversi, non è più padrona della sua manovra, a causa del suo ponte sovraffollato e di una zattera di salvataggio schierata al suo fianco, ma soprattutto perché l’Europa ignora le nostre chiamate di pronto soccorso. Le autorità responsabili continuano a non rispondere», ha twittato l’equipaggio della nave battente bandiera tedesca. All’appello fa eco l’allarme, che suona più come un diktat, diramato da Mediterranea Saving Humans al ministro Paola De Micheli e alla Guardia costiera: «La Louise Michel è in una situazione di emergenza e le istituzioni italiane ed europee devono intervenire per mettere in salvo le più di 200 persone a bordo e l’equipaggio. Salvatele, sono a due ore da Lampedusa».

Nel frattempo la Sea Watch 4 non ha voluto essere da meno e si sta avvicinando alle acque territoriali italiane: a bordo sono presenti circa 200 clandestini recuperati durante la missione, finanziata dalla chiesa evangelica tedesca. La richiesta di porto sicuro a Malta e all’Italia era già partita nelle ultime ore: richiesta prontamente respinta da La Valletta, mentre tutto ancora tace in casa nostra. Sembra comunque profilarsi all’orizzonte l’ennesima calata di braghe dell’esecutivo, dal momento proprio in questo momento la Sea Watch 4 sta navigando al largo delle coste siciliane, nei pressi di Portopalo.

Nel frattempo continua il braccio di ferro tra Musumeci e il governo: dopo che il governatore si è visto respingere dal Tar l’ordinanza che disponeva la chiusura degli hotspot e dei porti dell’isola, a Musumeci sarà consentito fare ricorso all’articolo 31 dello Statuto regionale per far valere la sua ordinanza: «Provo pena per chi continua a speculare, anche in queste ore, sulla battaglia civile e politica che stiamo conducendo. Guardino le ‘stanze’ dell’hotspot di Lampedusa. Nessun distanziamento, un vero assembramento di uomini, prima di essere svuotato», ha commentato il presidente della Regione Sicilia.
Cristina Gauri

5 Commenti

  1. mettiamo in salvo tuttì mettiamo in salvo l Africa mettiamo in salvo chi ha bisogno ops ma chi mette insalvo la famiglia italiana che allo stato attuale non esiste più e nessuno si preoccupa bene ma i giuramenti dei signori ministri dei signori militari verso questa Patria non sa di alto tradimento ricordo i 600000 morti e più di un milione di feriti per creare e difendere i sacri confini della Patria oggi questi confini non esistono più potevano dirlo prima si sarebbe evitato tanto dolore i responsabili dell inutile strage di un secolo fa sono gli stessi degli odierni confini aperti mi domando come si può dormire la notte dopo aver creato tutto ciò quanta ipocrisia quanto schifo quanta vergogna quanto tradimento chi raccoglierà il dolore delle famiglie Italiane quelle poche rimaste sono gli ultimi Eroi il resto è sterco di satana

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