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Roma, 4 nov – Per il personaggio di Yanez, storico amico di Sandokan, Emilio Salgari molto probabilmente si ispira alla figura di Paolo Solaroli di Briona. Nato a Novara nel 1796, figlio di una casalinga piemontese e d’un sarto emiliano di Bersano (PC), il giovane Solaroli inizia ad interessarsi alla politica e alla causa rivoluzionaria. Nel 1821, in pieno clima napoleonico, partecipa ai moti piemontesi contro il conservatorismo di Carlo Felice di Savoia. Si arruola perfino nei reggimenti costituzionalisti, ma sconfitto e profondamente deluso decide di riparare all’estero.
Come Foscolo e molti altri esuli, anche Paolo Solaroli si reca in quel di Londra, ma solo per partire nuovamente, di lì a poco, alla volta dell’Egitto ed entrare al servizio del viceré Mehmet Ali come istruttore militare delle nuove reclute. Rinuncia tuttavia all’incarico nel momento in cui gli Ottomani reprimono i moti rivoluzionari della Grecia, operazione a cui si oppone fortemente.
Abbandonato così il nord Africa, l’avventuriero piemontese riprende le sue peregrinazioni, questa volta per giungere in India, terra dove per cinque anni presta servizio alla Compagnia britannica delle Indie orientali. Qui entra in stretto contatto con la regnante begum Zeib Bool Nissa, convertita dall’islam al cattolicesimo e sposata con l’ufficiale tedesco Walther Reinhard Sombre. Solaroli viene nominato dalla regina comandante generale delle truppe del piccolo stato indiano, e prende in sposa Georgina Dyce Sombre, una pronipote di Reinhard. Questa sua esotica avventura indiana ispira e fornisce il titolo per un romanzo di Jules Verne, “Le 500 million de la Begum”.
Nel 1836, morta la regina, e dopo aver partecipato alla campagna d’Afghanistan, Paolo Solaroli si decide a tornare in patria. Preceduto dalla sua fama, è accolto a Torino con tutti gli onori dal re Carlo Alberto di Savoia; questi gli concede il titolo di colonnello onorario e la nomina di barone.
Lo spirito rivoluzionario e patriottico del Solaroli di Briona non può che prorompere per i moti del 1848. Il coraggio dimostrato nella battaglia di Novara del ’49 impressiona così tanto il nuovo sovrano Vittorio Emanuele da affidargli il ritorno in patria dal Portogallo della salma del padre esiliato. In seguito, partecipa alla prima campagna del 1859 e poi, anche se settantenne, a quella del 1866.
L’anno seguente, dopo la pace con gli austriaci e la conquista del Veneto, è incaricato dal re di restituire al Duomo di Monza la corona ferrea sottratta in precedenza dall’impero. Compiuta tale missione, Vittorio Emanuele II lo nomina generale e marchese di Briona, località del novarese dove acquista un castello e trascorre gli ultimi anni di vita. Il marchese di Briona muore infatti nella sua tenuta nel luglio del 1878 ed ivi viene sepolto.
Un suo nipote omonimo nel 1911, nella Guerra di Libia, viene insignito con la medaglia d’oro al valor militare, mentre un suo pronipote, Giorgio Solaroli di Briona, è uno degli assi dell’aeronautica militare italiana durante la Seconda Guerra mondiale.
Nel museo di scienze naturali di Torino resta ancora oggi la grande tigre impagliata e i 440 uccelli tropicali imbalsamati, inviati dall’India al re Carlo Alberto ad annunciare il suo rientro nell’amata Italia.
Alberto Tosi





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