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Roma, 8 ott – Pellegrino Matteucci nasce nell’ottobre del 1850 a Ravenna, antica e importante città portuale già all’epoca dei Romani. Appena dodicenne, si trasferisce con la famiglia a Bologna, mentre compiuti i 18 anni si stabilisce a Roma dove studia filosofia al Collegio romano. Due anni più tardi segue alcuni corsi di medicina a Ferrara, ma anche in questo caso senza conseguire la laurea.
Il vero interesse del Matteucci è l’esplorazione e la scoperta, specialmente per quel che riguarda il continente africano. Inizia a scrivere, infatti, vari articoli di argomento coloniale e africano per diverse testate, studia l’arabo, l’etnografia, le scienze naturali ed entra in contatto con l’ambiente dei geografi e degli esploratori.
Nel ’77 parte alla volta dell’Etiopia insieme al celebre Romolo Gessi, suo concittadino. Sfortunatamente i due vengono fermati ai confini della regione Galla, loro meta. La spedizione si interrompe senza risultati l’anno seguente anche a causa dei dissapori sorti tra i due esploratori. Lo stesso anno, Pellegrino Matteucci ritorna in Etiopia guidando una spedizione su incarico della Società d’esplorazione commerciale in Africa, mentre l’anno seguente conosce il giovane principe Giovanni Borghese che, intenzionato a recarsi in Africa, individua nel Matteucci la persona idonea come guida. Scopo iniziale di Borghese è la caccia grossa, ma convinto da Matteucci, il principe finanzia l’intero programma di viaggio prospettatogli. Il progetto non è reso pubblico e del resto è radicalmente modificato una volta giunti in loco: gli avventurieri italiani compiono una traversata del continente dal Mar Rosso al golfo di Guinea, un’impresa mai tentata fino ad allora.
La spedizione comprende anche l’attraversamento dell’Uadai (attuale Ciad orientale), territorio rigorosamente interdetto agli stranieri. Giunti a questo punto, Borghese fa ritorno in Italia col diario del viaggio sostenuto e materiali geografici. Pellegrino Matteucci e il compagno Massari si inoltrano invece per otto mesi nell’ostile Uadai, dove incontrano l’esploratore italiano Giuseppe Valpreda, lì trattenuto prigioniero da 12 anni. Continuando l’itinerario i due attraversano il Chad, la Nigeria settentrionale e il Niger, fino a giungere nel luglio del 1881 nel golfo di Guinea, dopo aver percorso più di 4000 km.
Stremati dal primato conquistato, Matteucci e il Massari si imbarcano su una nave britannica e sbarcano a Liverpool nell’agosto 1881. Raggiunta Londra, due giorni più tardi, Matteucci vi muore a causa di un accesso malarico.
Prima del decesso, Pellegrino Matteucci scrive  una relazione al ministro degli Esteri, in cui sollecita anche il rimpatrio di Valpreda (che morirà nel Bornu nel 1894). Matteucci aveva in progetto un viaggio nella regione sahelo-sudanese, tra Timbuctù e il paese dei Niàm-Niàm, secondo lui importante snodo per alimentare i traffici con la Tripolitania, in prospettiva d’un’occupazione italiana della Libia, sottolineando, appunto, l’urgenza di una iniziativa nazionale volta a contrastare ulteriori mire della Gran Bretagna in Africa.
Nel dicembre 1881 Pellegrino Matteucci viene insignito dalla SGI con la medaglia d’oro alla memoria. Le sue spoglie riposano sotto ad un monumento a lui dedicato nel cimitero della Certosa di Bologna, sua città d’adozione.
Alberto Tosi

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