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Roma, 13 dic – Nei giorni in cui da Repubblica al Pd è tutto un proferire di “onda nera” e allerta democratica sul pericolo del ritorno imminente del fascismo, sono poche le voci libere che si levano per denunciare quella che è a tutti gli effetti una montatura mediatica e politica. Una di queste è senza dubbio quella di Nicola Porro, che in un video postato sui suoi canali mette a confronto le immagini dell’ormai celebre, discutibile, ma pacifica irruzione del Veneto Fronte Skinheads a Como, con altre azioni violente ad opera dell’estrema sinistra e dei centri sociali, prima fra tutte la dura contestazione a Giampaolo Pansa, al quale fu impedito, nel nome dell’antifascismo, di presentare il suo libro “colpevole” di non fornire una visione edulcorata e propagandistica della resistenza.

“Queste immagini”, spiega Porro parlando della contestazione a Giampaolo Pansa, “non hanno sortito nessun intervento del presidente della Repubblica, nessun appello di Repubblica, né del ministro dell’Interno. E sono decisamente più violente di quelle di Como, solo che sono fatte da persone che cantano Bella Ciao”. Porro cita poi altri episodi di intolleranza, dall’interruzione della lezione di Panebianco da parte del collettivo Hobo all’università di Bologna, fino alla devastazione abituale operata dai centri sociali durante le manifestazioni. Dimenticandone anche alcuni significativi, come il boicottaggio dello spettacolo di Cristicchi sulle Foibe, con l’Anpi che chiese la sua espulsione dall’associazione.

Una domanda però a Porro va fatta: perché oltre alla battaglia della verità, non cominciamo a combattere anche quella delle parole? Perché definire “squadristi rossi” i centri sociali e l’estrema sinistra? L’intolleranza è sempre stata nel dna dell’antifascismo, lo dimostrano gli episodi citati da Porro, così come gli assalti alle librerie non conformi, le liste di proscrizione contro i proprietari degli stabili “colpevoli” di affittare a CasaPound o i sindaci del Pd che negano le sale comunali ai disabili colpevoli di essere iscritti a CasaPound, per tornare all’attualità di questi giorni, ma la lista potrebbe essere infinita. La stessa “allerta democratica” e la volontà di sciogliere associazioni e movimenti di Orlando e Minniti tradisce la natura illiberale e liberticida dell’antifascismo. Dunque d’ora in avanti chiamiamoli con il proprio nome: antifascisti.





Davide Di Stefano

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2 Commenti

  1. bravo Porro, un analisi lucida che dovrebbe essere fatta su Rai Uno, Su La7 e sui Quotidiani massimalisti.

  2. Centri sociali, anpi,centri pro migranti,associazioni anti,antagonisti,liberal,corsi di obbligata integrazione, teorie gender in classe……???? l’Italia è una repubblica democratica……???? Siamo liberi di essere servi di questo letame comunistoide….

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