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Portland, 7 set – Non ha fine il flusso di video delle devastazioni compiute da Black lives matter nelle città degli Stati Uniti, in particolare da Seattle e Portland, che dalla morte di George Floyd si sono trasformate in due enormi no-go zones alla mercé dei devastatori antifascisti. Questi ultimi sono così orgogliosi del «lavoro» svolto nelle strade di Portland negli ultimi tre mesi da essersi riuniti, sabato 5 settembre, per celebrare il 100simo giorno di disordini – ovviamente creando altri disordini, vandalismi e attaccando gli agenti di polizia in assetto antisommossa intervenuti per contenere le proteste.

Capita però che gran parte degli aspiranti rivoluzionari non abbia la minima nozione riguardo a come agire in sede di guerriglia urbana, e dal web emerge il video di un manifestante che, trovatosi in mezzo al fuoco di una molotov – non si sa se lanciata da egli stesso o se invece si tratti di «fuoco amico» prodotto da qualche altro devastatore – ne esce saltellando – in maniera, scusate se passiamo per cinici, piuttosto ridicola – con i piedi avvolti dalle fiamme, mentre i «compagni» cercano di spegnerle in modi del tutto inefficaci, tra le urla del malcapitato.

E’ la fine già scritta di molti appartenenti a queste metastasi, questi grumi di delinquenti saccheggiatori travestiti da rivoluzionari, disorganizzati e male in arnese, convinti che sia sufficiente aver giocato a Call of duty dieci ore al giorno nella propria cameretta per avere nozioni di guerriglia urbana. Nemmeno mentre cercano di spegnere le fiamme riescono a scegliere la giusta procedura, che consterebbe, semplicemente, nel soffocare il fuoco avvolgendo la parte in fiamme con giacche. Invece optano per il tentativo di togliergli le scarpe, finendo, presumibilmente, tutti quanti ustionati. Imparare la rivolta su Reddit o giocando alla XBoX evidentemente non paga.

Cristina Gauri

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